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AMBIENTE
Più efficienza per la tutela dell’ambiente
01/09/2016
di Cesare Patrone

La fusione del Corpo forestale dello Stato con l’Arma dei Carabinieri rappresenta la riaffermazione di un modello organico di sviluppo economico-sociale.

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Ha una funzione di attenzione e di rivalutazione politica delle comunità locali e stabilisce il presidio di un modello culturale irrinunciabile legato alla territorialità di Cesare Patrone Capo del Corpo forestale dello Stato 4 #Natura • 94 L’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri permetterà la creazione di un’organizzazione altamente specializzata ed efficiente afferente alle tematiche ambientali, dell’agricoltura e dell’alimentazione, che non avrà pari in Europa.

Infatti, è indubbio che Carabinieri e Corpo sono due forze di polizia che si occupano organicamente di tutela dell’ambiente. Non è un caso che nel 2006, nell’ambito della riorganizzazione delle specialità delle Forze di polizia voluta dal Ministro dell’Interno, si operò, tra l’altro, per rendere più sinergiche le loro azioni. Nel caso del Corpo e dell’Arma dei Carabinieri, individuando proprio nella tutela ambientale la specificità da mettere a sistema. Il decreto del Ministero dell’Interno del 28 aprile 2006 (Riassetto dei comparti di specialità delle Forze di Polizia), aveva previsto per il Corpo forestale dello Stato una plétora di compiti d’intervento piuttosto variegata (in realtà si confermava, ma non poteva essere altrimenti, la poliedricità del Corpo come prevedeva la L. 36/2004) mentre si sottolineava l’intervento dell’Arma soprattutto in riferimento al traffico dei rifiuti.

L’assorbimento del Corpo nell’Arma rappresenta un passo definitivo a favore dell’efficienza per la specialità agro-ambientale. Ma c’è un altro elemento, per certi versi più importante, che fa ritenere la scelta dell’Arma ineccepibile sotto il profilo del migliore impiego del personale sul territorio. Com’è noto, infatti, Forestale e Arma condividono la distribuzione sul territorio: migliaia di Comandi stazione (o strutture affini); tali strutture rappresentano la presenza sul territorio più importante dello Stato, sotto il profilo della sicurezza pubblica e agro-ambientale. Si comprenderà il valore di una tale distribuzione che diventa ancora più importante in considerazione della contrazione delle “presenze” pubbliche a causa della riduzione della spesa pubblica stessa. L’Italia che ha sempre trovato nella territorialità la sua identità più profonda ed un modello culturale famoso nel mondo, trova più che mai oggi – quando la tecnica ha fornito nella modernità strumenti particolarmente veloci (e distruttivi) di trasformazione del territorio - la necessità di trovare una “sorveglianza - vigilanza” particolarmente competente che salvaguardi l’ambiente e il territorio intorno all’uomo.

Per comprendere meglio l’importanza della scelta della territorialità si pensi , al contrario, ad una scelta “urbana” del CFS. Ne sarebbe derivato un corto circuito devastante considerando, tra l’altro, l’effetto 5 Editoriale psicologico delle popolazioni rurali ed extraurbane, in questo modo abbandonate. La fusione CC-CFS, ha un valore riequilibrante a forte contenuto sociale ed è una riaffermazione di un modello organico di sviluppo economico sociale. Ha una funzione di attenzione e di rivalutazione politica delle comunità locali che esprimono, per esempio, attraverso la produzione di prodotti tipici, agro-alimentari la loro identità e la loro presenza culturale nel dibattito politico e sociale. La presenza CC-CFS esprime l’attenzione dello Stato. Statuisce il presidio di un modello culturale irrinunciabile. Non va sottaciuta inoltre, l’affinità antropologica CC-CFS: le modalità di approccio con la popolazione hanno forti somiglianze ed, in ogni caso, sono certamente complementari al di là del campo di azione ed applicazione. Tale affinità aiuterà fortemente l’assorbimento del CFS in una organizzazione consorella: chiariti i domini e gli ambiti di azione e competenza, sarà naturale realizzare un’integrazione delle strutture in tempi sufficientemente brevi. Ne deriverà, quello che è stato definito dal Comandante Generale dell’Arma, un “effetto moltiplicatore di efficienza”. Infine va fatta qualche valutazione sulla cosiddetta militarizzazione. Tanto si è discusso nell’ambito della riforma sulla questione della militarizzazione, in alcuni casi, intesa come una erosione dei diritti del personale o addirittura con una connotazione di arretramento culturale in una sorta di rinvigorimento di una modalità reazionaria e populista.

Si è assistito ad una disinformazione reiteratamente violenta nei toni, volgare e a carattere minaccioso nei confronti del personale forestale più disorientato. Ebbene, anche sotto il profilo della militarità, va detto che nella cosiddetta società “liquida” non è assolutamente distonico operare attraverso una intelligente militarizzazione che comprenda la specificità e le competenze tecnico - scientifiche. Anzi, una tale strada si sta rivelando il modello più efficace, soprattutto in campo internazionale, per contrastare reati di elevata pericolosità sociale e che travalicano ogni confine nazionale. La militarizzazione è una delle modalità di efficientamento più riconosciute anche nel mondo moderno. La forza dell’Arma permette finalmente di contrastare il reato ambientale della criminalità organizzata che trova molto più conveniente e meno rischioso “investire” sui rifiuti piuttosto che sulla droga. La valenza militare dell’Arma e la sua “natura” internazionale può affrontare dinamiche altrettanto internazionali. Grazie ad una lungimirante visione strategica, non è stato commesso l’errore degli anni ’70 che ha separato le risorse umane dalle funzioni e la militarità rappresenta lo spettro per le forze più conservatrici e retrive che trovano nel sindacato la loro più evidente allocazione.

L’introduzione dell’Arma di modalità operative nuove, di funzioni diverse non legate esclusivamente alla mera sorveglianza va a riattualizzare la vocazione di prevenzione che, soprattutto sul territorio, è propedeutica ad una equilibrata ed organica convivenza civile e alla formazione concreta del cittadino. Una visione più ampia della sicurezza rinnova un modello interpretativo della realtà basato sulla elaborazione di atteggiamenti costruttivi di relazione dell’uomo con l’ambiente e ripropone la sua collocazione nel mondo alla luce di parametri equilibrati e moderni di sconvolgente attualità. L’azione di sicurezza che lo Stato moderno esercita nei confronti della persona non si limita più solo alla tutela dell’individuo, ma contempla necessariamente la tutela del suo habitat naturale, sociale e culturale.