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AMBIENTE
Percorsi forestali sui cammini religiosi
01/09/2016
di Luisa Lauricella

le vie medioevali dei pellegrini tornano attuali e vengono percorse a piedi o in bicicletta, fra queste la via Francigena da la Verna ad Assisi

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Nel nostro mondo fatto di rapidità negli spostamenti, poco tempo per mangiare e, purtroppo, tempi “da social” nei rapporti umani, in controtendenza si riscoprono nuovi modi di interpretare il viaggio. Lungi dai weekend toccata e fuga in località vicine o lontane, gli amanti di quella filosofia che vede il bello nel percorso e non tanto nella meta da raggiungere, riscoprono mezzi e percorsi alternativi per godere di luoghi e paesaggi. Vie ciclabili, vecchi percorsi su rotaie e cammini su quelle vie che i pellegrini percorrevano fin dal Medioevo per raggiungere luoghi di spiritualità e non solo. Molte di queste strade “alternative” sono oggi segnalate ed è possibile percorrerle e seguire itinerari che attraversano luoghi densi di storia e tanta natura: percorsi forestali. Uno fra i più conosciuti è quello francescano, che dal santuario della Verna (AR) porta ad Assisi. San Francesco, patrono d’Italia e della Natura, ha vissuto la sua vita spirituale principalmente fra Umbria e Toscana. Molti dei luoghi in cui ha predicato e dove sono avvenuti episodi salienti della sua vita, sono rimasti intatti quasi come lo erano nel tempo in cui il Santo li frequentava. Sono posti facilmente raggiungibili in auto attraverso strade più usuali, ma la sfida è quella di utilizzare mezzi più in sintonia con l’ambiente e che permettano di entrare in contatto con la natura. Sicuramente percorrere il Casentino a piedi o in bici è più indicato per godere delle meraviglie che si svelano a chi lo attraversa con la giusta dose di curiosità! Il santuario della Verna è immerso fra i boschi Le vie medievali dei pellegrini tornano attuali e vengono percorse a piedi o in bicicletta, fra queste la via Francescana da La Verna ad Assisi Percorsi forestali sui cammini religiosi dell’Appennino Tosco-Emiliano e si erge su uno sperone di roccia, dove nel corso dei secoli è stato edificato il complesso in cui storia, religione e natura convivono e si intrecciano. La prima tappa arrivando al Santuario è la piazza del Quadrante, così chiamata per via della meridiana posta sulla basilica, dove svetta una croce in legno, meraviglioso simbolo di essenzialità e purezza, un inno al credo di san Francesco. Affacciandosi dal parapetto si gode di una vista mozzafiato sui monti. Dalla piazzetta si accede ai principali luoghi del Santuario: la basilica, il corridoio delle Stimmate, la cappella di Santa Maria degli Angeli, il chiostro, la foresteria e l’ospizio per i pellegrini.
PERDERSI E RITROVARE CAMALDOLI
Il fascino che avvolge questo luogo ha un misticismo che oltrepassa le differenze religiose, ed una visita sarà l’occasione per riscoprire i luoghi e l’atmosfera in cui visse Francesco, che sono rimasti pressoché inalterati. Un percorso che si snoda tra le antiche vie non può prescindere da un invito a “perdersi”. In questo caso a perdersi per ritrovare un tesoro di natura, i boschi e le Riserve del Casentino che si estendono rigogliose fra la Toscana e l’Emilia Romagna, vero patrimonio forestale, in particolare dal crinale dell’Appennino che da Monte Falco (1.658 metri) si spinge verso sud est fino alla Cima del Termine (1.272 metri). Faggi, abeti bianchi e formazioni rocciose di origine marina stratificate, risultato dell’azione congiunta della natura e dell’uomo, che ha operato qui da secoli in favore del mantenimento e dello sviluppo del bosco. La foresta di Camaldoli, appartenuta per oltre 800 anni ai Monaci camaldolesi e le abetine del bosco fornivano il materiale legnoso “strategico” per le costruzioni navali e per la realizzazione delle capriate delle grandi Chiese. Nel 1867 la foresta è passata in gestione all’amministrazione forestale dello Stato e nel 1914 a Camaldoli si sono aggiunte le Foreste Casentinesi di Campigna, Lama e Badia Prataglia, dal 1380 proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze e poi del Granducato di Toscana. Dal 1977, anno d’istituzione della Riserva naturale Statale, è il Corpo forestale dello Stato con l’Ufficio per la Biodiversità a provvedere alla cura del bosco e alla sua tutela ma anche ad accogliere i visitatori e condurli alla conoscenza delle particolarità e spettacolarità di questi luoghi.

A GUBBIO A PIEDI O IN BICICLETTA ATTRAVERSO BORGHI E GIOIELLI NATURALI
Riprendendo il cammino ideale lungo la via Francescana fino ad Assisi, a piedi, in bici o in auto è consigliabile percorrere la strada statale 258 fino a Sansepolcro, la città medievale in cui è nato Piero della Francesca. D’obbligo a questo punto affrontare l’erta salita che conduce a Citerna, città di antiche origini etrusche, per godere dalla collina lo splendido panorama sulla valle del Tevere. Scendendo si incontra Città di Castello, in alta Val Tiberina, poi Pietralunga. Per chi vorrà affrontare in bici la via, il percorso alterna tratti di strada asfaltata ad altri sterrati, ma non particolarmente difficoltosi. La fatica comunque verrà ripagata dai panorami mozzafiato e dal poter attraversare i famosi boschi dell’Appennino umbro-marchigiano che riserveranno sorprese come l’abbazia di San Benedetto Vecchio, risalente all’XI secolo e fondata dal monaco eremita e dottore della chiesa San Pier Damiani. Pedalando saranno necessarie altre tre ore per giungere a Gubbio, certamente più arduo sarebbe a piedi, ma una sosta in questa, che è una delle città più legate a San Francesco, potrebbe lenire le fatiche. Gubbio è la città in cui il Santo incontrò il lupo ma è anche una magnifica città medioevale, dove ancora oggi è possibile rivivere la cultura e le tradizioni del tempo.

DA GUBBIO A VALFABBRICA Da Gubbio lungo la strada statale 298 in direzione Per
ugia, si giunge, a Ponte d’Assi e se i piedi o le due ruote vi conducono in questa avventura, si attraversa il ponte sul torrente Saonda e si prosegue il sentiero nella frazione di Colonnata. Altra sosta di grande interesse è l’abbazia di San Verecondo di Spissis a Vallingegno, dove san Francesco cercò rifugio dopo l’assalto dei briganti ed ancora l’eremo di San Pietro in Vigneto, restaurato e reso funzionale dall’eremita Padre Basilio Martin. Camminando fino alle sponde del Chiascio e costeggiando la diga del fiume, si giunge di nuovo al percorso segnalato e tra sentieri boscosi si sale fino a Valfabbrica, un piccolo centro di origine medievale che intorno alla metà del XII secolo fu fortificato con mura e torri delle quali è rimasta traccia in alcuni tratti. Nei pressi delle mura si erge una pieve romanica, che conserva al suo interno affreschi di scuola umbra dei primi del Trecento.

2ED INFINE ASSISI, SEMPRE ALLA RICERCA DELLA “NATURALE BELLEZZA” Ormai giunti nei dintorni di Assisi, il sentiero dei pellegrini ci condurrà alla Pieve San Nicolò, insediamento sorto nei pressi di una pieve medievale, della quale è rimasta traccia nella chiesa fuori le mura. Un sentiero tra boschi e qualche salita, condurrà alla porta San Giacomo sul lato nord-est di Assisi, meta finale del nostro percorso sulla via francescana. Nel cuore di Assisi, nella piazza della Basilica, lì dove ogni giorno migliaia di turisti e pellegrini affollano le vie, è possibile ritrovare pace e serenità nel bosco, baluardo di natura in un luogo dove i monumenti sacri e i luoghi storici sembrano prevalere su ogni altro aspetto. È il bosco sacro di San Francesco, gestito dall’Ufficio per la Biodiversità che anche qui ha mantenuto e curato l’ambiente permettendo a chi è interessato un contatto con le creature e la natura che ispirò anche il Santo nella sua vita. Un momento di serenità lontano dal clamore turistico anche se a pochi metri di distanza. La natura ad Assisi non può prescindere dal monte Subasio, istituito area naturale protetta nel 1995, e considerato sacro anche prima che San Francesco lo scegliesse per trascorrere gran parte della propria esistenza. Il monte Subasio, che su molti versanti ha perso il suo aspetto originario, riserva in ogni modo alcune zone dove il rimboschimento, avviato sin dagli anni sessanta, ha consentito un ritorno parziale al suo aspetto originario. Sul monte sono presenti numerose Abbazie ed Eremi e fra questi l’Eremo delle Carceri, altro luogo legato strettamente alla vita e alla spiritualità di San Francesco, consente un ritorno alla natura grazie al bosco di lecci secolari giunti a noi intatti. Fra questi è diventato famoso un leccio che si ritiene fosse quello dove Francesco predicò agli uccelli.