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AMBIENTE
Nuova vita per i Forestali
03/08/2016
di Roberto Pennisi (Coordinatore Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Polo Criminalità Ambientale)

Cospicuo il patrimonio, professionale e umano, che confluirà nell’Arma dei Carabinieri


Forse non tutti sanno che nel mito dei greci la Fenice era un favoloso uccello sacro, diverso rispetto al mito egizio anche come aspetto. Aveva, infatti, quello dell’aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d’oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume - una rosa e una azzurra che le scivolavano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendevano dalla coda piumata - una rosea, una azzurra e una color rosso fuoco.

Tutti, invece, sanno che proprio un’aquila reale è l’emblema del Corpo forestale dello Stato, nell’atto in cui spicca il volo dalla quercia su cui era posata, dopo averne raccolto l’antico sapere per farne uso con la sua forza e la sua potenza. Nessuna simbologia avrebbe potuto essere più idonea di questa per descrivere la vicenda del Corpo forestale dello Stato che a breve, per volontà legislativa, porrà fine alla sua esistenza ufficiale iniziata nel Regno di Piemonte in virtù delle Regie patenti del 15 ottobre 1822. Come la Fenice, però, si può affermare che il volo dell’aquila continuerà all’interno di quell’Arma dei Carabinieri nata, nello stesso Regno, pochi anni prima, il 13 luglio 1814. Ciò, infatti, quella volontà legislativa ha voluto.
Certo, legittima in principio avrebbe potuto essere qualche riserva nell’apprendere la notizia della fine di un Corpo del quale si è sempre apprezzata la capacità operativa in tema di tutela del patrimonio boschivo,dell’ambiente inteso nella maniera più ampia e dell’agroalimentare, al punto da ritenerla insostituibile, non tanto per il tipo di azione di prevenzione e contrasto posta in essere, certamente ripetibile anche in altro contesto,quanto per lo spirito che quella azione ha sempre retto, basato proprio su quell’antico sapere della quercia cui faceva riferimento. Ma chi ha potuto seguire lo sviluppo di questa vicenda, e prendere atto della cura che irresponsabili tecnici della “transizione”, da una parte e dall’altra, hanno posto affinché quello spirito non si disperdesse, con mente scevra da preconcetti e sgombra da pregiudizi oggi può serenamente attendere i primi giorni del prossimo anno in cui, nel nuovo contesto istituzionale, i “Forestali” continueranno a svolgere la propria azione a tutela dell’ambiente e, quindi, della salute della collettività, rafforzati anzi dal fatto di essere entrati a far parte di un Corpo del quale è inutile rammentare e sottolineare una storia, che poi è una realtà, contrassegnata dalla massima efficienza mai disgiunta dalla incrollabile fede nello Stato e nelle sue leggi. E non può, a questo punto, chi scrive, attesa la sua qualità, fare a meno di affermare che l’ultima considerazione appena espressa costituisce ragione di massima serenità per la Magistratura, anzi di entusiasmo, nella assoluta consapevolezza che le indagini in materia ambientale, alla luce del nuovo scenario frutto della volontà del Legislatore, saranno svolte in maniera ancora più efficace erispondente alle esigenze di tutela della collettività in un settore così delicato, ove gli interessi economici perversi sono sempre in agguato percomprimere, o sopprimere, quello della salvaguardia della salute dei cittadini.

 

Con altre parole che riprendono la similitudine del principio, che l’aquila sarà sempre vigile e pronta a respingere e neutralizzare gli attacchi degli avvoltoi: “pro natura opus et vigilantia”. Alveo naturale, quindi, quello dell’Arma dei Carabinieri, punta  di diamante dello Stato nell’azione di contrasto della criminalità organizzata, per un Corpo forestale che si è già temprato nella lotta a quella stessa criminalità,partecipando alla “campagna di Campania” contro l’eco-crimine che ha utilizzatolo strumento camorristico e divenendo capofila della task force per la “Terra dei Fuochi”. Il tutto compiuto con lo stile del Corpo, fondendo la tecnologia con la tradizione di amore per la natura, per il conseguimento delle finalità investigative. Corpo che ha, per di più, compreso quale sia il vero senso del crimine organizzato ambientale anche grazie alla sinergia instauratasi, previo apposito Protocollo d’Intesa, con la Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, custode delle più profonde consapevolezze in tema di criminalità organizzata in generale, e di quella ambientale in particolare.Anche per questo, pertanto, cospicuo è il patrimonio di cui l’Arma si arricchirà con la riorganizzazione al suo interno del Corpo forestale dello Stato, una linfa nuova che le permetterà di servire ancor meglio lo Stato-Comunità nei secoli a venire, in quell’essenziale ambito che è la tutela dell’ambiente. Perché anche tra mille anni un uomo possa levare gli occhi al cielo mormorando: “Laudato sì, mì Signore”. Nessuno, quindi, al cospetto della riforma legislativa parli della fine di qualcosa! Tutt’altro. Di quell’Uomo chiamato Nazareno Giovanni ha scritto “Egli ha deposto la sua vita per riprenderla di nuovo e donarla in abbondanza” Proprio come quell’aquila, la Fenice.

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#Natura - anno XVII - N. 91   Gennaio-Aprile 2016