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AMBIENTE
LUPI DI FRONTIERA
01/04/2017

I lupi tornano a popolare le Alpi destando grande interesse sociale, culturale ed ecologico. Francesca Marucco.


lupo

Uomini e lupi. Da sempre li lega un rapporto particolare. Lo sa bene l’esperta zoologa Francesca Marucco, coordinatore tecnico scientifico del progetto LIFE WOLFALPS, che da più di vent’anni studia da vicino i lupi, insegnandone segreti e realtà all’Università di Torino e in quella americana del Montana.

 

Il lupo è tornato ad abitare anche le Alpi. Cosa comporta questo in termini di convivenza con le popolazioni locali e con le altre specie selvatiche?

Il ritorno del lupo sulle Alpi occidentali, a partire dai primi anni ’90, dopo circa 70 anni di assenza è stato un evento di grande interesse e significato non solo ecologico ma anche sociale e culturale, che ha implicato importanti scelte gestionali. Con il ritorno del lupo sulle Alpi torna anche l’atavico conflitto tra il predatore e la pastorizia. Un conflitto che solo in parte è risolvibile a tavolino sulla base di numeri e rimborsi, e che risulta complesso perché coinvolge la sfera emotiva e le tradizioni. Il conflitto tra il lupo e la pastorizia è reale e tanto più manifesto quando greggi e mandrie sono condotte in un territorio senza presenza del pastore e senza abitudini di conduzione che permettano un’agevole gestione e confinamento del bestiame domestico. L’attenuazione del conflitto tra le attività zootecniche e la presenza del lupo è un obiettivo fondamentale per la conservazione della specie, promosso da Enti locali e nazionali, governativi e non, e dalla Commissione Europea. Le azioni compiute per instaurare una convivenza sono in genere rivolte alla reale quantificazione e localizzazione dei danni causati dal lupo al bestiame monticante e alla fornitura di una continua assistenza agli allevatori, con la messa in atto di sistemi di prevenzione quali l’utilizzo di cani da guardia e di recinzioni elettrificate o l’incentivazione della custodia continua da parte dell’allevatore stesso.

 

Che cosa significa gestire i lupi su scala biologicamente realistica?

Significa gestire il lupo a livello di popolazione e non a livello di singola Provincia,FOTO B Regione, o Nazione. Un esempio è la popolazione alpina di lupo, la cui distribuzione è suddivisa tra diverse nazioni (Francia, Italia, Svizzera, Austria e Slovenia). Quasi sempre le popolazioni di lupo, come quelle di altri grandi carnivori, occupano le zone montane dove corrono i confini tra Stati. Spesso le popolazioni europee sono transfrontaliere e la cooperazione tra i Paesi risulta fondamentale per una corretta gestione della specie.

 

In Italia, spesso, la prima causa di mortalità del lupo è legata al bracconaggio.

La grande maggioranza dei lupi muore per cause antropiche, tra cui l’investimento e il bracconaggio, ancora oggi considerato il maggiore rischio per la specie.

Anche l’avvelenamento rappresenta un pericolo per la sua sopravvivenza, perché colpisce simultaneamente tutti i membri del branco.

È necessario il coinvolgimento di tutti (naturalisti, allevatori, cacciatori e turisti) per aiutare a segnalare eventuali casi di avvelenamento di carcasse o “bocconi” e per supportare la lotta al bracconaggio portata avanti dai Parchi regionali e nazionali e oggi dall’Arma dei Carabinieri.

 

In cosa consiste il Progetto Europeo Life Wolfalps?

Il Programma LIFE è lo strumento finanziario di sostegno alla politica ambientale dell’Unione Europea. Il Progetto “Il lupo nelle Alpi: azioni coordinate per la conservazione del lupo nelle aree chiave e sull’intero arco alpino” (www.lifewolfalps.eu) ha la finalità di realizzare azioni di conservazione a lungo termine.

Tra i suoi obiettivi c’è l’individuazione di strategie funzionali volte ad assicurare una convivenza stabile tra il lupo e le attività economiche tradizionali. Per contrastare questo fenomeno, dal 2015, nell’ambito del Progetto sono state instituite due squadre cinofile antiveleno, una nelle Alpi Occidentali ed una nelle Alpi Orientali, addestrate a ritrovare “bocconi” e carcasse avvelenate e per bonificare le zone segnalate. Il Progetto si concretizza grazie al lavoro congiunto di dieci partner italiani tra cui i Carabinieri forestali, il Parco Naturale Alpi Marittime che ne è coordinatore, due partner sloveni e numerosi enti sostenitori.

Oltre al monitoraggio, vi sono misure di prevenzione degli attacchi da lupo sugli animali domestici, azioni per contrastare il bracconaggio e strategie di controllo dell’ibridazione lupo-cane, necessarie per mantenere a lungo termine la diversità genetica della popolazione alpina.