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AMBIENTE
LE ROTTE CRIMINALI DEL LEGNO
13/06/2019

di Marco Fiori


Da quello pregiato per gli archetti degli Stradivari a quello per le coperte degli yacht, passando per parquet costosissimi, cornici, mobili, legna da ardere e polpa per la carta


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Illegal logging è il taglio raso indiscriminato e non autorizzato, effettuato spesso in aree demaniali o non censite, ottenuto grazie alla corruzione di pubblici ufficiali per l'emissione di autorizzazioni di taglio, vendita ed esportazione







Una partita di aste e tavole di pernambuco, del valore di circa 500mila euro, è stata sequestrata nella nota fiera “Cremona musica 2018” dai Carabinieri forestali del Raggruppamento Cites di Roma e dai Nuclei CITES di Modena, Malpensa e Ponte Chiasso. Si tratta di una specie rara che dà il nome ad una regione e, col suo secondo nome portoghese Pau brasil (da abraso=abraso o color brais=brace), allo stesso Brasile. Il suo legno è utilizzato sin da epoche antiche, oltre che per la “risonanza”, anche per il colore, e la specie è protetta dalla Convenzione di Washington. Il pernambuco, insieme ad altri legni come il palissandro, il mogano, l’ipè, l’afrormosia africana, il teak birmano, il ramino indonesiano, è il legno più pregiato e storicamente usato per realizzare archetti di violino (con prezzi che oscillano dai 500 ai 10.000 euro), nonostante si sia rarefatto in natura al punto da estinguersi in vaste aree dell’area omonima. Le indagini dei Carabinieri proseguono per intercettare e bloccare altre partite illegali dal Brasile che vengono triangolate nel nostro Paese per essere poi, in parte, spedite sul mercato cinese ove vengono pagate profumatamente.

 

ILLEGAL LOGGING

Il traffico di pernambuco è solo uno dei settori che riportano alla ribalta il fenomeno2 FOTO Greenpeace internazionale più vasto di depredazione delle foreste primarie del Pianeta e denominato illegal logging. Si tratta del taglio raso indiscriminato e non autorizzato, effettuato spesso in aree demaniali o non censite grazie alla corruzione di pubblici ufficiali per l’emissione di autorizzazioni di taglio, vendita ed esportazione. L’Italia è uno dei primi Paesi importatori di legname dall’Asia (Myanmar, Malesia, Indonesia, ecc.), dall’Africa (Camerun, Gabon, ecc.) e dal Sud America (Brasile). Il pernambuco, come pure il teak, vengono utilizzati in Italia per produzioni di lusso molto richieste anche all’estero.

La deforestazione selvaggia sta erodendo uno degli ecosistemi più importanti per la vita sul Pianeta: la foresta primaria delle aree boschive centrafricane, centro-sudamericane e indocinesi. Le foreste primarie stanno scomparendo al ritmo di 13 milioni di ettari l’anno (una superficie come Austria e Croazia). Il traffico illegale di legname frutta 100 miliardi di dollari l’anno (Interpol/Unep/Worldbank, 2014) e rappresenta mediamente il 30% di tutto l’indotto legale, anche se per alcuni Paesi come Camerun e Myanmar la percentuale di tagli ed esportazioni illegali raggiungerebbe il 90% del totale. I Paesi di produzione o di origine sono spesso tra quelli più poveri e con il più alto tasso di corruzione in base alle valutazioni dell’organismo internazionale Transparency International (www.transparencyinternational.org). Sono Paesi ove i conflitti sociali, che armano gang o truppe non governative causando violenze, migrazioni di etnie minoritarie e altro, fanno sì che le risorse naturali e il legname siano oggetto di profitti illegali e di poteri locali, dando vita al cosiddetto conflict timber.

 

LA DISTRUZIONE DEGLI HABITAT

IMG_20181107_144413Insieme al traffico di specie selvatiche come uccelli, rettili, pelli, avorio di elefante, corno di rinoceronte, coralli, caviale o prodotti della medicina orientale, stimato annualmente in oltre 20 miliardi di dollari (Unep, 2014), il traffico di legname viene ormai individuato come una delle minacce più gravi per la biodiversità mondiale. La foresta assorbe carbonio, costituisce l’habitat di milioni di specie animali, fornisce mezzi di sussistenza a popolazioni locali, favorisce forme di economia ecosostenibile come l’ecoturismo, la caccia controllata, l’uso dei prodotti secondari della foresta, costituisce il polmone verde del mondo e contrasta i cambiamenti climatici.

La CITES, l’Interpol, la FAO, l’UNOCD e l’Unione Europea si stanno adoperando da alcuni anni per mettere in campo tutte le pratiche di cooperazione, legislative e regolamentari, per arginare questo fenomeno distruttivo. In Europa vige il Regolamento UE 995/2010 Timber RegulationEUTR che inserisce un principio di responsabilizzazione di operatori e commercianti del legno mediante il concetto della “dovuta diligenza” (due diligence) che questi devono adottare nel valutare la regolarità delle acquisizioni del legname al fine di mitigare e annullare il rischio di comprare e immettere legname proveniente da illegal logging.

Non è facile, la corruzione nei Paesi di origine è forte e le foreste, come la wildlife, il petrolio, i diamanti, i resti archeologici, in varie parti del mondo, sono “miniere d’oro”. In molti di questi Stati, secondo organismi governativi e non governativi come l’Interpol o l’EIA (Environmental Investigation Agency), attraverso la corruzione si può sovrastimare una particella forestale, far emettere autorizzazioni di taglio, sovraccaricare container nei porti birmani, vietnamiti o indonesiani, mescolare il legname illegale con quello legale nelle migliaia di segherie nella foresta, spesso in comproprietà con gli stessi potenti operatori del legname europei o nordamericani, per ottenere volumi impressionanti di legname “legalizzato” che vengono prima triangolati in porti esotici e poi destinati a quelli europei per essere immessi sul mercato.

L’impegno delle autorità amministrative e di polizia ambientale specializzate competenti dovrà essere sempre più forte, considerando che già l’Interpol (Environmental Crisis, 2014 e Green Carbon Black Trade, 2015) sottolinea come i soli accordi di partenariato (o FLEGT) e la due diligence (o EUTR) da soli non potranno bastare, ma serviranno maggiori controlli e cooperazione internazionale.

n Italia, solo nel 2018, i Carabinieri Forestali, nel corso dei controlli EUTR hanno comminato oltre 1 milione e mezzo di euro in sanzioni a carico di alcune ditte del legname italiane e importanti investigazioni sono state avviate su segnalazioni internazionali. A Trieste 380 tonnellate di teak (Tectona grandis) provenienti dalla Birmania (Myanmar), in oltre 20 container rimpinzati di tonnellate di legname in più ed intercettati nel Porto “franco”, ove molte merci beneficiano della condizione di “stato estero”, sono state sequestrate dai Carabinieri CITES di Roma e le indagini proseguono. Va detto infine che le foreste del Myanmar ospitano tanta biodiversità. Marco Polo nel XIII sec. le descrisse “...vaste giungle piene di elefanti, unicorni e altri animali selvatici”. Attualmente ci vivono, ma minacciati d’estinzione, la tigre di Corbett, elefanti, orsi malesi e himalayani, gibboni, bufali gaur e altre fantastiche e fragili specie. Ci vivono anche milioni di persone con economie di sussistenza precarie e legate alla foresta. Questa è la posta in gioco, oltre che la perdita di alberi.

 

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