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AMBIENTE
La custodia del Creato
22/09/2016
di Carmine Alboretti

Papa Francesco nella sua Enciclica sottolinea l’importanza di un corretto uso della Terra. La Natura è un bene da proteggere non da disperdere

Francesco non è stato il primo Papa ad occuparsi di ambiente.
Prima di lui lo hanno fatto San Giovanni XIII, il beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Il Pontefice emerito, in particolare, nella “Caritas in veritate” e nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2010, ha messo in luce diversi aspetti, poi ripresi dal Successore.
È, tuttavia, la prima volta che il tema dell’ecologia, nel senso di una “ecologia integrale”, viene affrontato in maniera così completa e sistematica.
Un simile approccio non è presente in alcun documento ufficiale delle Nazioni Unite o delle numerosissime altre Istituzioni internazionali.
Il Santo Padre riprende e sviluppa il nucleo delle riflessioni di Ratzinger; le integra, in particolare, con un’ampia analisi dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta, mettendo in evidenza come alla velocità imposta dalle azioni umane si contrapponga la naturale lentezza della Natura.
Per poter rimediare occorre possedere un quadro completo e realistico dei mutamenti in atto. Il Successore di Pietro ne è pienamente consapevole, tanto che utilizza, con cognizione di causa, il linguaggio della scienza e della tecnica per spiegare le varie forme di inquinamento, i problemi legati ai cambiamenti climatici la questione dell’acqua, etc. Si tratta di un vero e proprio grido di dolore e di allarme, giustificato da una puntuale analisi dei mali che minacciano la Terra.
A fronte della grave crisi ecologica e globale, che pregiudica non solo il futuro delle specie animali e vegetali ma della stessa umanità, occorre reagire con decisione. “Mai - scrive Bergoglio al n. 83 della Enciclica – abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come in questi ultimi due secoli”.
L’urgenza di una inversione di rotta impone una reazione, sul piano antropologico e culturale: la Terra, maltrattata e saccheggiata si lamenta e i suoi gemiti si uniscono a quelli di tutti gli abbandonati del mondo.
Papa Francesco passa in rassegna i vari scempi ambientali, indicandone le cause e gli effetti con una precisione ed una proprietà di linguaggio che sorprende. Nell’Enciclica, dunque, vengono ripresi i temi legati alla custodia del creato, da sempre cari all’ex arcivescovo metropolitano di Buenos Aires.
L’obiettivo è quello di dare vita ad un nuovo ordine mondiale fondato sulla giustizia e sulla pace. Il Papa mette sotto accusa l’uso irresponsabile e l’abuso dei beni della terra e lancia la sfida di proteggere la nostra casa comune, coinvolgendo “tutta la famiglia umana”.

 

Posto che il nostro compito, come emerge anche alla luce dell’Enciclica, è quello di custodire la Natura, che ci è stata offerta in dono, vale la pena chiarire che questa attività non consiste soltanto nel monitoraggio del territorio, ma si esplica in una serie di iniziative positive da attuare per far sì che questo immenso patrimonio non venga disperso.
E quando si parla di difesa della Natura non si può non pensare ai volenterosi uomini e donne del Corpo forestale dello Stato, al loro importate servizio quotidiano, fatto di repressione ma anche, soprattutto, di prevenzione.
Secondo il Papa invertire la rotta, nonostante tutte le emergenze descritte, è ancora possibile. Basta prendere consapevolezza del significato del termine “custodire” che vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Occorre agire di conseguenze, con rinnovato vigore e spinta etica.
“Dio - si legge nel testo - ha creato il mondo per tutti”. Di conseguenza, “ogni approccio ecologico deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati”. Come patrimonio e responsabilità di tutti, l’ambiente rivendica una gestione che sia la più democratica possibile.
È inaccettabile che una piccola parte della popolazione mondiale, il venti per cento circa, consumi risorse in misura tale da “rubare” alle Nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere.
Vi è, dunque, un problema di giustizia ecologica (legato al degrado degli ecosistemi) e di giustizia sociale (inerente il cosiddetto “debito ecologico” tra i vari Paesi del mondo; carenza di solidarietà intergenerazionale; crescente impoverimento delle popolazioni più deboli).
Se così stanno le cose ben si comprende che il termine “casa comune” viene utilizzato nell’accezione più ampia possibile, per indicare anche la società nella quale viviamo, in cui i rapporti interpersonali sono ormai ridotti al lumicino.
Viviamo l’uno accanto all’altro, quasi senza accorgercene. Come dei robot, grazie alla tecnologia ed ai social network, abbiamo abbracciato la realtà virtuale. Ci commuoviamo per il video di un animale maltrattato, ma magari non ci accorgiamo che il nostro vicino di casa mangia alla mensa della Caritas. O vive in una condizione di disagio fisico o psicologico dovuta ad una malattia invalidante, a una separazione o ad un lutto.
L’Enciclica di Papa Francesco contiene un messaggio subliminale, sotto traccia: ci invita a tornare ad essere umani, a sentirci nuovamente creature in mezzo alle altre per godere pienamente di quel meraviglioso frutto dell’amore di Dio che si chiama Terra.


#Natura - anno XVII - N. 92   Maggio-Giugno 2016