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AMBIENTE
L’AMBIENTE E LA CRIMINOLOGIA
28/11/2017

di Lorenzo Natali
Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Milano-Bicocca, Milano, Italia


Lo sviluppo di una maggiore riflessività rispetto ai fenomeni di danno ambientale significa riconoscere l’importanza dell’integrità ecologica per la vita della collettività

 


Carabinieri forestali su una discarica abusivaÈ solo in tempi recenti che la criminologia ha iniziato a sviluppare una propria sensibilità green, includendo l’ambiente nel proprio campo di osservazione e «prendendosi cura» dei danni ecologici derivanti dall’attività dell’uomo.Reperto mostrato da un Carabinieri forestale La green criminology rappresenta infatti quell’area criminologica che, per la prima volta nella storia della nostra disciplina, avvicina una serie di questioni decisive per la contemporaneità: i crimini e i danni ambientali assieme alle varie forme di (in)giustizia riguardanti la relazione tra l’uomo e l’ecosistema. In questa cornice analitica, vengono ricomprese ed esaminate, da molteplici prospettive, le conseguenze bio-fisiche e socio-economiche delle varie fonti di danno ambientale – come l’inquinamento, il deterioramento delle risorse, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico.
Secondo una definizione ampia di green criminology, essa studia i danni all’ambiente commessi da attori istituzionali dotati di potere – governi, multinazionali, apparati militari – ma anche da persone comuni. In questa ricca multidimensionalità, la maggior parte degli studiosi ha sviluppato approcci «socio-legali» che includono nel proprio campo osservativo non solo i crimini definiti come tali dal diritto, ma anche tutti quei danni sociali e ambientali che non rientrano necessariamente nelle definizioni legali.

#IL CONTESTO ITALIANO: QUALCHE ESEMPIOIL CONTESTO ITALIANO: QUALCHE ESEMPIO
Quali scenari emergono da una ricerca socio-criminologica sui crimini ambientali inItalia?
ciminiereRispondere compiutamente a questo interrogativo significherebbe ripercorrere la storia industriale del nostro Paese dall’inizio del secolo scorso in poi, attraversando le differenti atmosfere culturali, sociali e i diversi contesti normativi che l’hanno accompagnata. Sappiamo che il passaggio del nostro Paese all’industrializzazione ha comportato conseguenze sociali e ambientali che sono emerse nella loro concreta complessità solo a distanza di anni. È altrettanto noto che rispetto agli altri Paesi europei, il processo di industrializzazione avvenuto in Italia nel corso del Novecento si è avviato con lentezza e tardività. Si è trattato di una trasformazione per molti aspetti drammatica e ambivalente, che ha cambiato, a volte in modo progressivo, altre volte più drasticamente, la fisionomia di interi territori. Oggi il caso dell’Ilva di Taranto, e l’eco che ha avuto sul piano sociale, giudiziario e mediatico, è diventato l’emblema di questa trasformazione – quasi una «perdita di innocenza». Infatti, non possiamo più non vedere le conseguenze dannose di attività industriali ormai in declino.
Un differente scenario rilevante per il contesto italiano è poi quello delle discariche. In questi casi, i danni sociali e ambientali, spesso irreparabili, sono prodotti tanto dalle discariche abusive quanto da quelle legali. Il caso di Napoli, in tal senso, è paradigmatico e mostra chiaramente come il crimine organizzato sia in grado di entrare nell’economia legale e come la gestione dei rifiuti possa risultare attraente e altamente redditizia sia per le imprese legali che per quelle illegali e criminali. Da questa visuale, i criminologi green evidenziano come l’incontro tra crimine organizzato ed economia non vada letto come una dialettica tra una parte disfunzionale e una armonica, bensì come un’interazione tra attori in cerca di opportunità economiche ed egualmente capaci di piegare creativamente le regole. In altri termini, è in gioco un processo di mutuo apprendimento in forza del quale le tecniche criminali «migrano» da un gruppo all’altro: dagli imprenditori che svolgono attività illegali a quelli che gestiscono attività legali, e viceversa.

#UNA PROSPETTIVA ECO-GLOBALE PER STRATEGIE PREVENTIVE E DI CONTRASTOUNA PROSPETTIVA ECO-GLOBALE PER STRATEGIE PREVENTIVE E DI CONTRASTO
All’interno di una criminologia green o “eco-globale”, sviluppare una maggiore riflessivitàrifiuti-radioattivi rispetto ai fenomeni di danno e vittimizzazione ambientale significa anche e soprattutto riconoscere la diseguale distribuzione dei rischi e delle esperienze di ingiustizia a essi relazionati, in un campo particolarmente delicato per la vita delle persone e degli esseri viventi come l’integrità ecologica. Rendere «visibili» forme di danno socio-ambientale spesso non ricomprese in una nozione legalistica di crimine non deve condurre in ogni caso a un’automatica richiesta di criminalizzazione. Al contrario, approcci di green criminology come quelli descritti, si orientano verso una progressiva trasformazione culturale e politica, con l’obiettivo di edificare sistemi di giustizia sociale ed ecologica più robusti. Solo così potremo davvero avvicinare la complessità dei crimini ambientali, e sperare di offrire strumenti concettuali e proposte operative utili per programmare politiche preventive efficaci e, in una certa misura, trasformative.


 

GREEN CRIMINOLOGY

Prospettive emergenti sui crimini ambientali

AUTORE: Lorenzo Natali

EDITORE: Giappichelli, 2015

PREZZO: 46 euro

PAGINE: 404