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AMBIENTE
L'oro rosso del Mare
01/07/2016

 A Torre del Greco, tempio dell’oreficeria campana, ogni anno corallo proveniente da ogni parte del mondo viene trasformato in gioielli e sculture preziose. I controlli del Corpo forest

1L’oro rosso del Mediterraneo vanta una lunga tradizione. Prezioso dono del regno animale, il corallo (fu Henry Lacaze- Duthiers nel 1864 a collocarlo, dopo anni di diatribe, in questo misterioso mondo), con il suo fascino e la sua eleganza, oltre al tradizionale valore di portafortuna, ha sedotto intere popolazioni. Madrepatria di questo prezioso materiale è Torre del Greco, una cittadina stretta tra il Vesuvio e il mare, divenuta nei secoli centro della lavorazione del corallo generando un giro d’affari di grande portata, tanto che Ferdinando IV di Borbone la soprannominò la “spugna d’oro” del suo regno. Gli abilissimi maestri della cittadina torrese, servendosi di lime, bulini e archetti producono autentici capolavori non solo dal corallo ma anche dalla madreperla e dalla corniola. Tra storia e leggenda La storia della pesca e della lavorazione del corallo risale all’età preistorica.

Le prime notizie si hanno intorno al 1.400, quando la pesca era praticata da “umili pescatori con ardimento da giganti”, che per difendersi dai pirati, nel 1639 fondarono la società di mutuo soccorso “Il Monte del Marinaio”. Carlo III di Borbone nel 1739 trasformò la Società in “Codice Corallino”. Nel 1688 Torre del Greco vantava ben 400 barche adibite alla pesca del corallo e intorno al 1780 i suoi pescatori si spinsero fino alle coste africane. La storia del corallo è legata a vicende di marittimi lontani, a leggende di mani sapienti, di sospiri d’amore e di canzoni canticchiate in attesa di un ritorno. “Post Fata Resurgo” è il motto della cittadina ai piedi del Vesuvio, che proprio grazie all’artigianato e all’oreficeria ha saputo rialzarsi dalle sue disgrazie, diventando così il principale centro della lavorazione non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa e del mondo, sbaragliando la concorrenza di altri importanti centri come Trapani, Genova,

Livorno e Marsiglia. La lavorazione Alla base di questo mestiere secolare c’è tanta passione, grande forza di volontà e l’enorme rispetto per la tradizione orafa Made in Italy. Nei laboratori artigianali, nascosti nei vicoli, sotto i portoni o nelle case private, lontano da eventuali clamori e dalle lodi dei turisti, si lavora ancora con lime, archetti e bulini. Dopo aver selezionato il corallo grezzo si passa al taglio e alla crivellatura, per ottenere parti di diverse misure, che poi vengono forate e lucidate. Una volta ottenuti i pezzi di base si passa alla creazione vera e propria del prodotto che si vuole ottenere. È quindi questo il momento dell’infilatura, nel caso di gioielli e monili, o dell’incisione nel caso si vogliano realizzare sculture, bassorilievi, altorilievi o statue a tutto tondo. I prodotti ottenuti sono di grande prestigio e valore. I maestri corallari torresi (tra i più famosi troviamo Ascione, Apa, Liverino, De Simone) hanno fatto di quest’arte la loro fortuna e i loro nomi sono diventati nel tempo marchi famosi in tutto il mondo, soprattutto in Giappone, dove l’estro creativo dei corallari torresi è stato apprezzato sin dai primi del Novecento.

Lì il corallo del Mediterraneo, dall’intenso colore rosso, esercita un grande fascino rispetto al corallo giapponese, di un colore rosa più tenue, definito boké: brutto, in giapponese. Ma il corallo rosa, nel tempo, è diventato di moda, oltreché bellissimo sotto le mani dei corallari torresi, scalzando in qualche occasione quello rosso nei grandi mercati locali e internazionali. Il prestigio e l’opulenza del nostro corallo rosso difficilmente, però, vengono scalfite e sanno assicurare a Torre del Greco il primato nell’artigianato artistico del corallo. Collane, orecchini, anelli, spille e bracciali.3
La preziosa piantina per la sua bellezza, per le leggende legate ai suoi poteri e per la difficoltà di raccoglierla, ha sempre avuto un prezzo molto elevato. Un corallo di buona qualità deve essere compatto, senza forellini o lesioni. Il Museo del Corallo Liverino Un luogo di culto del corallo a Torre del Greco è il Museo del Corallo Liverino, vero e proprio caveau ricco di gioielli, statue e manufatti provenienti da tutto il mondo, oltre a mille piccoli capolavori in corallo, appartenenti a Enzo Liverino, discendente di una delle famiglie più illustri nel campo della lavorazione e vendita del corallo. “Qui, conserviamo il meglio della nostra collezione. Mio padre ha iniziato sin da piccolo a comprare oggetti in corallo di cui era un grandissimo appassionato. Il pezzo più antico della collezione è una piccola scultura del quattrocento che raffigura un vecchio con la barba e un bimbo che gliela accarezza”, racconta Enzo Liverino, alla guida dell’impresa familiare nata nel 1894 con il suo bisnonno che pescava il corallo e lo lavorava in una piccola bottega di incisore, tra le prime oggi nella produzione di tali gioielli. Proprio al padre di Enzo, che si chiamava Basilio come il nonno, si deve l’idea nel 1986 d’ istituire un piccolo museo a coronamento di oltre cinquant’anni di collezionismo. Il primo pezzo Basilio Liverino lo acquistò da adolescente con il ricavato della sua prima vendita, si trattava di un cammeo antico trovato a Firenze, in una bottega sul Ponte Vecchio.

Il vero vanto dell’esposizione è però una grande conchiglia che riproduce la storia dell’Impero britannico: «Risale alla fine dell’Ottocento ed è il cammeo più grande al mondo: il lavoro dell’incisore durò ben dieci anni e gli fu commissionato dall’allora Regina d’Inghilterra, ma non fu mai pagato e ritirato dalla sovrana. Proprio durante una mostra sul corallo a Londra a metà degli anni ottanta, la Regina Elisabetta, lo vide e se ne innamorò a tal punto da volerlo acquistare per esporlo tra le sue opere d’arte, ma fortunatamente è ancora qui con noi!». Nel museo, tra opere e antichità indiane, cinesi e giapponesi, c’è anche una sezione dedicata all’arte contemporanea: «Queste tre statue furono l’ultima commissione di mio padre, grande estimatore dell’America ed appassionato di film western. Sono un cowboy, con il viso di John Wayne, di cui mio padre era grande amico, un indiano pellerossa e un soldato americano con il suo volto. A questi pezzi sono particolarmente legato! Poi abbiamo una serie di sculture nate in collaborazione con Romolo Grassi, orafo d’arte milanese e il famoso incisore Carlo Parlati di Torre del Greco.

Tutte opere sperimentali e preziosissime, con un prezzo finale davvero elevato ». Quella di Enzo Liverino è una raccolta unica e preziosissima, ricca anche di gioielli e collane dal valore inestimabile ed è visitabile solo su appuntamento: «questo, per motivi di sicurezza. Il mio sogno invece è poter avere una sede ufficiale aperta a tutti, che potrebbe diventare anche un’attrazione turistica per Torre del Greco». Vincenzo Liverino, oltre a seguire in prima persona il museo e la tutta produzione è anche il promotore della scuola superiore per intagliatori: «Fu fondata nel 1993 da mio padre che ai diplomati forniva persino i macchinari per avviare l’attività. Oggi è un istituto superiore parificato con trenta studenti». Come difendersi dai falsi? Ma come riconoscere un corallo vero da uno falso?
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Di solito le imitazioni del corallo sono in materia plastica o pasta vitrea, facilmente riconoscibili e provenienti per la grande maggioranza dai Paesi asiatici. Oggi vengono anche lavorate specie marine non nobili come il corallo bambù, con struttura a canne, colorato poi di rosso. Per smascherarlo bisogna osservare gli anelli concentrici, solitamente scuri, nella sua sezione, che sono sempre visibili. Diffidare sempre dei coralli dal colore estremamente omogeneo, senza sfumature e senza difetti naturali, il consiglio è quello di rivolgersi a un rivenditore gioielliere serio e affidabile. La grandezza, la qualità del materiale e la difficoltà nel pescarlo sono tutti elementi che incidono sul costo del corallo grezzo. I prezzi in media oscillano da 250 fino a 10 mila euro e più al chilogrammo per alcune specie fuori dal comune per grandezza e omogeneità del colore.