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AMBIENTE
IL SIGNORE DELLE CAMELIE
30/09/2019
di Stefano Cazora

In un angolo della Lucchesia, tra borghi incantati e dimore storiche, ogni anno migliaia di visitatori accorrono da ogni parte del mondo per ammirare le fioriture multicolori delle rose nipponiche. All’ombra di boschi antichi e pievi millenarie, esiste anche l’unica piantagione produttiva di tè in Italia

FOTO A  - Villa Reale-38-Elab1_pgmedia.itLo chiamano il borgo delle camelie. A Pieve di Compito, una piccola frazione di Capannori nel cuore della Lucchesia, lungo la via Francigena che da Canterbury porta a Gerusalemme ce ne sono ovunque, migliaia di varietà sparse nelle case private e negli spazi pubblici. Qui arrivarono, probabilmente dalla Cina, al seguito di alcuni commercianti nel 1739. Nell’Ottocento, i fratelli Borrini, uno dei quali era medico dell’ultimo Duca di Lucca contro il quale cospiravano, erano carbonari e la camelia divenne un simbolo per riconoscere i membri dell’associazione segreta.

A causa della particolarità che ha il fiore una volta secco di staccarsi dalla pianta intero senza perdere i petali, la tradizione giapponese l’associa alle vite stroncate, e venne scelta da Dumas per la protagonista del romanzo, uccisa giovanissima dalla tubercolosi. Nell’antico podere di famiglia che si affaccia su un meraviglioso panorama ci accoglie Guido Cattolica, discendente dei Borrini che ha dedicato la sua vita alle camelie: “Il clima umido della Lucchesia e le caratteristiche del territorio hanno reso possibile la coltivazione della Camellia sinensis, la pianta del tè. La produzione è di pochi chili l’anno, ma è per ora l’unica in Italia e in Europa, se escludiamo le Azzorre. Curo le piante una ad una personalmente senza l’impiego di alcuna sostanza chimica. Raccolta, lavorazione e confezionamento avvengono completamente a mano” - spiega Cattolica. Una vera e preziosa rarità, se si pensa che il prezzo si aggira attorno ai 1.200 euro al chilo. Guido ci accompagna nella villa di famiglia dove è tornato a vivere da poco e che divide con alcuni parenti. Seduto fra le camelie dai nomi evocativi racconta di passaggi sotterranei e segrete che durante l’ultimo conflitto mondiale fornirono un nascondiglio per diversi giorni ad alcuni ebrei in fuga. La particolarità è che nella villa si era insediato proprio il comando nazista.

FOTO BGuido è uno dei pochi al mondo che può catalogare e quindi attribuire nomi ai nuovi ibridi di camelia e ci spiega l’origine di alcune denominazioni legate a ricordi, avvenimenti celebri o amici cari.

TÈ ITALIANO

Dalle rose giapponesi al tè il passo non è affatto breve, ma a Guido Cattolica è riuscito il miracolo di coltivare la Camellia sinensis, sorella minore delle piante ornamentali che cresce solo in particolari zone climatiche del Pianeta e dalla quale si ottiene la bevanda apprezzata in tutto il mondo. Verso la fine dell’Ottocento l’orto botanico di Pavia tentò l’impresa e negli anni Trenta addirittura si riuscì ad ottenere la varietà Camellia thea ticinensis in grado di resistere al gelido clima invernale della Pianura Padana. Ma il risultato non fu soddisfacente. “Da un primo seme ottenuto nel 1987 dall’orto botanico di Lucca proveniente da una pianta particolarmente resistente al freddo sono riuscito a selezionare negli anni una linea che ho chiamato S. Andrea di Compito”, spiega Guido con un certo orgoglio. Oggi la piccola piantagione conta 2.500 esemplari e, grazie all’abbondanza di acqua e al moderato soleggiamento, riesce a dare fino a cinque raccolti l’anno per complessivi 15 chili di tè. E per assaggiare l’introvabile infuso vengono in molti. Solo qui è possibile acquistarne un po’. “Recentemente un noto ristorante di Firenze mi ha proposto di acquistare tutta la piantagione ma ho rifiutato - spiega l’anziano agrotecnico - temevo che potesse essere snaturata l’integrità del progetto iniziale al quale ho dedicato più di 30 anni di lavoro”.

FOTO DTanti i personaggi noti che hanno visitato la meravigliosa “Chiusa Borrini”, immersa tra le colline del Compitese in Lucchesia. Anche Ratzinger beve il suo tè. Da Gerard Depardieu  e  Alain Delon, è stata poi la volta di Charlène Wittstock, moglie di Alberto di Monaco, appassionata di fiori e giardinaggio. Nel 2010 è stata la volta del Raja indiano Banerjee, proprietario di una piantagione di tè tra i più rinomati del Paese. Anche lo chef Gianfranco Vissani lo adoperava nella sua cucina.

Bianco, verde, oolong e nero. Il suo tè è naturale, al 100% Made in Italy e a chilometro zero “Di sicuro so che non c’è piantagione al mondo nella quale non vengano effettuati trattamenti crittogamici. Il mio tè invece è al naturale”. Qualche anno fa, con il suo tè oolong – che poi rivela, è anche il suo preferito – a un concorso ad Amburgo si è classificato dodicesimo su sessanta. “È stato un ottimo risultato: l’oolong si ottiene da un secondo raccolto che si sottopone a una fase intermedia detta di rollatura. Questa lavorazione dà origine a un tè semiossidato che ha un retrogusto moscato. Ospiti da lui ci sono state delegazioni giapponesi ma anche personalità importanti del “mondo del tè” provenienti dal Belgio e dalla Francia, come la titolare della prestigiosa sala da tè di Parigi Mariage Frères e Olivier Scala, considerato uno dei più grandi esperti di tè a livello europeo. Cattolica è un uomo semplice dal volto pacato ma determinato e ostinato nelle sue scelte. E la sua storia ha addirittura ispirato un romanzo francese di successo pubblicato nel 2002 che si intitola Assam, vincitore del premio letterario Renaudot, l’equivalente dei nostri Campiello o Strega. “Venne qui da me lo scrittore Gerard de Cortanze perché aveva saputo quello che ero riuscito a fare con il tè e gli raccontai la mia storia. Lui la trovò interessante e decise di utilizzarla per scrivere un romanzo che diventerà anche un film”.

FOTO EIL CAMELIETO

È stato Cattolica a dare impulso alla celebre manifestazione che ogni anno si tiene nel mese di marzo, quando il paese di trasforma in una cascata di colori e decine di migliaia di visitatori accorrono per ammirare l’originale camelieto da lui progettato da Cattolica e realizzato in un’area boschiva in abbandono. Oggi questo giardino naturalistico di 10mila metri quadrati ospita circa 1.000 esemplari di camelie, alcune delle quali risalenti all’Ottocento, molte rare, ed è in programma un’ulteriore espansione.

CAMELIE SMART

Ma in Lucchesia le camelie sbocciano anche nei giardini incantati di Villa Reale a Marlia, un gioiello di arte e natura ancora poco conosciuto dove, passeggiando tra i viali delle camelie del parco, è possibile inquadrare con il proprio smartphone il QR code in corrispondenza di ogni varietà presente e collegarsi così direttamente alla scheda on-line per scoprirne origine e caratteristiche.

Qui si trovano alcune tra le camelie più rappresentative del territorio lucchese, che a marzo cominciano a sbocciare in più di trenta varietà antiche dalle varie forme e colori che vanno dal bianco, al rosso, al rosa, con svariate sfumature intermedie. Il loro arrivo a Lucca si deve a Elisa Bonaparte Baciocchi che nel giugno 1808 si fece spedire tra le altre piante per il suo giardino di Marlia, anche le camelie japonica dalla Reggia di Caserta dove risiedeva suo fratello Giuseppe Re di Napoli.