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AMBIENTE
IL RESPIRO DELL’AFRICA
01/04/2017
di Maria Luisa Cocozza

Guidati dai pigmei baAka, guardiani della giungla, alla ricerca del gorilla


Foto gorilla

A volo d'uccello sulla foresta pluviale africana, la seconda più grande del mondo, e poi giù a capofitto nel cuore verde di questo affascinante continente, nella riserva del Wwf di Dzanga Shanga, dove i pigmei baAka sono diventati i guardiani della giungla e i protettori dei gorilla di pianura e degli elefanti di foresta, minacciati dai bracconieri. Qui dove tutto è nato milioni di anni fa, il prezioso equilibrio della foresta primaria rende possibile il respiro di tutto il Pianeta; ma proprio come in Amazzonia, le minacce sono molteplici: difficile arginare la deforestazione, soprattutto in un Paese come questo, la Repubblica Centrafricana, tra i più poveri al mondo; sempre squassato dalle guerre tribali, dove se non si muore di parto o di denutrizione, si viene falcidiati dalla malaria, dalla febbre gialla e dall'HIV. Fa male vedere sull'unica lunga pista di terra rossa che collega la Repubblica Centrafricana al Camerun, camion e camion di tronchi d'albero tagliati e numerati, senza più vita: alberi enormi, che agli abitanti della foresta offrono riparo, acqua, cibo, rimedi per ogni sorta di malattia, la vita stessa, insomma. Abbiamo camminato per ore dentro questa giungla intricata, guidati dai pigmei che la percorrono come se ci fossero le indicazioni stradali, per poter avvicinare una delle tre famiglie di gorilla che il progetto del WWF segue da quindici anni per studiare questi incredibili animali così vicini a noi, per abituarli alla presenza discreta degli esseri umani, condizione indispensabile perché diventino un'attrattiva per un turismo attento alla natura che potrebbe rivelarsi una fonte di reddito per gli abitanti di questa riserva nel bacino del Congo.

 

“L’AMAZZONIA AFRICANA”

Ubicato al centro del continente africano, il bacino del Congo è senz'altro la regione aFoto più alto tasso di biodiversità del continente, con 1.000 specie di uccelli diversi, 400 di mammiferi e ben più di 10.000 varietà vegetali di cui il 30% endemico. Ogni anno perdiamo proprio qui 700.000 ettari di foresta tropicale: uno scempio di cui si conosce poco e che non ci possiamo permettere. “L'Amazzonia africana", come a volte viene chiamata quest'area, costituisce, per dimensioni, la seconda foresta pluviale al mondo. Questa sconfinata distesa di alberi, ecosistemi e acque, riveste un ruolo cruciale negli equilibri climatici e nella mitigazione degli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. L'abbiamo esplorata sotto la guida dei pigmei baAka, il popolo della foresta, un popolo primordiale e affascinante, che vive in simbiosi con la foresta e gli animali che la abitano, in un'armonia che le motoseghe, i roghi e gli enormi camion carichi di tronchi infrangono continuamente. Pioggia e ancora pioggia, fango, fiumi da guadare, sotto il perenne attacco di moscerini, zanzare, formiche giganti, per arrivare in una radura dove è possibile ammirare gli elefanti di foresta, che escono dal bosco per venire a bere, a cospargersi il corpo di fanghi salini e a socializzare.

 

INCONTRI RAVVICINATI

Abbiamo passato tutta la notte con loro, su una traballante palafitta a picco sulla Foto Csalina. È stata un'emozione unica, così come incontrare Macumba, vederlo scendere dall'albero aggrappato ad una liana per andare a smaltire il pasto a pochi metri da noi in una rifocillante pennichella.

Incontri ravvicinati che ci ricordano quanto siamo simili; e se con Macumba, che sembra un omaccione con pochi geni di differenza nel DNA, il gioco di immedesimazione risulta facile, con i pangolini che un ostinato albergatore di origini sudafricane che ha scelto di vivere nella giungla salva, protegge e rimette in natura. Beh, l'operazione effettivamente è un po' più difficile. Ma se si pensa che questo è un animale preistorico arrivato fino ai nostri giorni grazie alla corazza anacronistica che lo protegge, dentro di noi si mette in moto qualcosa che ci dice che tocca a noi salvaguardare questo animaletto che ha attraversato i secoli e i millenni per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e quanta strada è stata fatta da tutte le creature per arrivare fino a questo punto. E che se noi ci siamo evoluti è proprio perché abbiamo la responsabilità di tutto questo: della foresta, degli altri animali e del Pianeta tutto.
Foto_Primo_Piano