Menu
Mostra menu
AMBIENTE
IL FIUME: UNA RISORSA DA VALORIZZARE.
01/07/2014
di Giuseppe Spinelli Segretario FICK  Comitato Regionale Lazio  Presidente FICT  Presidente ASD Gruppo Canoe Roma

E’ necessario trovare una visione unitaria del patrimonio ambientale, territoriale e culturale, per restituire al Fiume, in forme nuove il suo ruolo di sorgente di vita, fonte idrica, e produttiva in agricoltura luogo di fruizione turistica di paesaggi urbani, rurali e naturalistici di elevata qualità

 

#RiassuntoRiassunto

Oggi i corsi d’acqua sono stati utilizzati spesso come fogne a cielo aperto per far defluire verso il mare ogni genere di rifiuti organici, agricoli ed industriali. E’ tempo di ripensare ad un sano sfruttamento della risorsa antica, per produrre nuovamente benessere e ricchezza. E’ necessario trovare una visione unitaria del patrimonio ambientale, territoriale e culturale, per restituire al Fiume, in forme nuove il suo ruolo di sorgente di vita, fonte idrica, e produttiva in agricoltura luogo di fruizione turistica di paesaggi urbani, rurali e naturalistici di elevata qualità.

Abstract
The river as a resource to be fostered
Nowadays watercourses are frequently used as open air sewer, bringing to the sea any kind of organic, agricultural and industrial waste. It is time to rethink a safe exploitation of water in order to provide wealth. A global vision of environment, territory and culture will allow to render the river its role of spring of life, water source useful in agriculture and high quality tourist site in urban, countryside and natural landscapes.

 
 

# Il significato evocativo di una parolaIl significato evocativo di una parola

La parola fiume (dal latino “flumen”, derivato dal verbo “fluo”-fluire) ha un significato evocativo in ciascuno di noi, condizionato dalla nostra cultura, dalla nostra esperienza personale e da quanto ci viene raccontato quotidianamente dai mezzi di informazione.
Oggi, per la maggioranza delle persone, l’immagine che viene associata è quella di disastri legati ad esondazioni, acqua gonfia di pioggia che tutto travolge, portatrice di fango e di detriti che causano nei paesi rivieraschi danni ingenti ed a volte perdite di vite umane.  Difficilmente nella mente dell’uomo moderno vengono associate immagini di paesaggi maestosi e tranquillizzanti, fonte di benessere e di vita.
Le grandi civiltà da cui discendiamo tutti sono sorte grazie all’apporto benefico dei corsi d’acqua, si pensi all’alba delle civiltà moderne fiorite nel bacino del Tigri e dell’Eufrate, l’importanza fertilizzante del bacino del Nilo, la sacralità del Gange e, per venire a casa nostra, alla grande civiltà romana, costituita sulle sponde del Tevere. Il Fiume dava acqua dolce, energia, cibo e materie prime. Era un patrimonio da difendere e da salvaguardare per il presente e per le generazioni future

Oggi si è persa traccia di tutto questo e i corsi d’acqua sono stati utilizzati spesso come fogne a cielo aperto per far defluire verso il mare ogni genere di rifiuti organici, agricoli ed industriali. E’ tempo di ripensare ad un sano sfruttamento della risorsa antica, per produrre nuovamente benessere e ricchezza. E’ necessario trovare una visione unitaria del patrimonio ambientale, territoriale e culturale, per restituire al Fiume, in forme nuove il suo ruolo di:

 
  • Sorgente di vita, ricchezza, benessere e sicurezza
  • Fonte idrica, energetica, produttiva in agricoltura e non solo
  • Luogo di fruizione turistica, culturale, gastronomica, educativa, ricreativa e sportiva
  • Generatore di spazi pubblici, di paesaggi urbani, rurali e naturalistici di elevata qualità.
 

Uno degli argomenti critici al riguardo è quello delle “competenze” delle numerose organizzazioni pubbliche preposte ai controlli della sicurezza e della qualità delle acque. Competenze spesso sovrapposte e conflittuali, che generano confusione e scoraggiamento nei singoli cittadini e nelle società ed Associazioni private che intendono far accedere al fiume atleti e amatori, promuovendo corsi di avviamento alla canoa e manifestazioni di richiamo anche turistico. Sarà necessaria una drastica semplificazione per riappropriarci della cultura del fiume e farlo conoscere a larghe parti della popolazione.

Non è questa la sede per affrontare un tema di così vasta portata, che richiede una pluralità di attori pubblici e privati, che si sostanzia nel termine “riqualificazione” del sistema fluviale e rivierasco e che necessariamente deve vedere coinvolte le comunità che vivono lungo i nostri corsi d’acqua. Il punto di vista che si intende offrire è quello ricreativo e sportivo, per riavvicinare la popolazione con il dovuto rispetto alla fruizione dei nostri corsi d’acqua in termini turistici e ricreativi.
L’Italia pur non avendo corsi d’acqua imponenti, vanta una serie di fiumi e torrenti di prima qualità essendo un territorio che ospita la catena montuosa più importante d’Europa (le Alpi) ed è solcata longitudinalmente dagli Appennini.  Gli amanti della pesca conoscono bene i torrenti nostrani e sono parte integrante degli sportivi che tentano di salvaguardare la qualità delle acque. Di seguito parleremo del kayak fluviale e delle canoe canadesi aperte che insieme alle imbarcazioni da canottaggio per i fiumi più ampi, costituiscono le imbarcazioni più consone per discese nei fiumi alpini e nelle più placide acque dei fiumi di pianura.

 
 
Fig. 2 Kayak descrizione
 
 

#La canoa fluviale in Italia ed in EuropaLa canoa fluviale in Italia ed in Europa

Intendere il kayak e la canoa come sport è un fatto relativamente recente, mentre l'uso di questo tipo di imbarcazione risale all'età della pietra.
Ritrovamenti dimostrano che piroghe simili a canoe venivano usate sin dal Mesolitico. I Maglemosiani, popolo del nord Europa (Danimarca) di oltre cinquemila anni fa oltre ad essere dedito al commercio costiero usava le canoe per la caccia alla foca anticipando gli eschimesi in questo tipico uso della canoa.
In tutti i continenti si è trovata traccia dell'uso di diversi tipi di canoe, ma è con  gli eschimesi che la canoa diventa KAYAK. La parola KAYAK /ki-ak/ in eschimese significa “uomo barca”.
La prima descrizione tecnica della canoa fu scritta da W.P. Stephens nel suo libro "CANOE and boat building for amateurs" scritto nel 1880. Egli descrisse la canoa "imbarcazioni di lunghe e strette proporzioni, sottile a prua ed a poppa, spinta da pagaie tenute con le mani senza un fulcro fisso e che procede nel senso avanti alla faccia dell'equipaggio".

La prima gara di canoa nella storia moderna fu organizzata in Inghilterra nel 1715 da un attore inglese, Tomas Dogget.
Ma il grande sviluppo del Kayak da turismo e da competizione si deve a Scott John Mc Gregor, un avvocato scozzese, che dopo viaggi in Canada fra gli Eschimesi, si costruì in patria una canoa in legno di quercia, con la parte superiore in legno di cedro, lunga circa mt.4,50, larga 64 cm e pesante 40 kg, era il Rob Roy, che in seguito la stampa chiamera ’simpaticamente“ sigaro”.
Tra il 1864 ed il 1867 Scott viaggiò nel mondo con il suo kayak, che espose in Francia alla Esposizione Universale di Parigi dove riscosse anche l' interesse dell'Imperatore Napoleone III che lo incaricò di organizzare una regata sulla Senna.

 

Per la pratica sportiva e turistica la canoa fluviale ha subito nel corso del tempo importanti modifiche di forma e di materiali. Progressivamente, al legno (ancora oggi utilizzato per degli splendidi esemplari artigianali) si è sostituita la fibra di vetro nelle sue varie accezioni e recentemente i polimeri di varia natura.
Per chi, come me, ha iniziato a discendere i fiumi nei primi anni “80, sono indelebili i ricordi dei “rappezzi” quasi obbligatori dopo ogni uscita fluviale, causati sul fondo dalle raschiere e dai piccoli sassi  che grattavano la superficie in vetroresina.  Oggi per il turismo fluviale si preferisce il polietilene, mentre il vetroresina, kevlar e soprattutto carbonio vengono utilizzati in ambito agonistico per la discesa e lo slalom, dove la rigidità dell’imbarcazione può far guadagnare secondi preziosi, insieme con una determinante leggerezza di peso e manovrabilità

 

Ulteriore possibilità è quella del kayak pneumatico, solo per scopi turistici, che se auto svuotante è molto divertente e consente una discesa di fiumi fino al III grado in assoluta sicurezza.

Per coloro che poi iniziano a cimentarsi nelle acque dei fiumi e vogliono assaporare in totale tranquillità le bellezze del paesaggio, pur facendo del sano esercizio, la risposta è il rafting che consente di affrontare limpide acque bucoliche e rapide anche impegnative in sicurezza e divertendosi insieme ai propri compagni di viaggio. Esistono fortunatamente molte associazioni che offrono questo servizio un po’ in tutta Italia.
In Europa le esperienze di turismo canoistico fluviale sono sviluppate e costituiscono vere e proprie catene di business e di indotto per le strutture alberghiere, ristorative e culturali delle comunità riparie. Si organizzano tour canoistici, facilmente reperibili su Internet, in Germania, Inghilterra, Olanda e Francia, per non citare la famosissima discesa del Danubio che attraversa ben dieci paesi europei e del Tatra in Slovacchia, oggetto di un famoso raduno canoistico a ogni Luglio. L’importante è divertirsi e far divertire chi vuol provare o chi già esperto intende affrontare rapide impegnative. L’organizzazione negli altri paesi è molto più sviluppata che in Italia e ovviamente tante sono le iniziative dei privati per proporre mete turistiche ai canoisti.
Qui in Italia la coscienza della salvaguardia delle acque, della loro purezza e del paesaggio circostante deve ancora farsi strada nell’ambiente politico e nelle stesse amministrazioni installate lungo i fiumi che non comprendono spesso appieno l’opportunità che viene loro offerta di accrescere il turismo locale.
Se fosse possibile realizzare il progetto della Federazione Italiana Canoa Kayak (FICK) per un campo slalom artificiale alle soglie di Roma, avremmo un richiamo internazionale di altissimo livello e richiameremmo in Italia atleti da tutto il mondo, con tutto ciò che ne consegue.

 
 

La discesa White-Water e la calma della Canadese: il Turismo fluviale

La discesa “whitewater” , ovvero in acqua mossa, e’sicuramente il modo più emozionante per vivere il fiume e quindi richiede una certa preparazione ed adeguata organizzazione.
Prima di tutto, va scelto il fiume, che deve essere proporzionato all’abilita’, esperienza ed allenamento del canoista. Occorre considerare che il fiume e’vivo e cambia aspetto rapidamente a seconda del livello dell’acqua: la rapida normalmente percorribile può diventare improvvisamente non praticabile e occorre prevedere un trasbordo. Quindi e ’bene ispezionarlo preventivamente, specie i tratti più impegnativi, magari portandosi dietro una sega per liberare da tronchi e rami i passaggi eventualmente ostruiti.
Poi va preparata la propria attrezzatura: pagaia e canoa, una muta calda e confortevole, l’indispensabile caschetto e ovviamente il salvagente.

 

Ma l’elemento essenziale per una buona discesa e’ il gruppo: è la giusta compagnia che determina il successo dell’uscita. Un gruppo ben affiatato, dove i più esperti sono in numero adeguato rispetto ai novizi e li guidano scegliendo ed indicando le linee d’acqua migliori, ovvero quelle invisibili strade che fanno la differenza tra un passaggio ben riuscito ed un bagno involontario. Uno dei modi migliori per “fare gruppo” e’ partecipare ai tanti raduni canoistici che si tengono in Italia e non solo, eventi colorati ed allegri dove gente sconosciuta e di diversa nazionalità si ritrova per condividere la stessa passione nella stessa acqua.
Un gruppo numeroso consente anche di approntare le cosiddette “sicure” nei punti più critici, la discesa “whitewater” infatti non va mai sottovalutata. E’ necessaria grande attenzione e tecnica, l’occhio sempre in avanti per leggere l’acqua e anticipare le manovre. Così l’abilita’ ed esperienza del canoista trasformano l’insidia in divertimento: un pericoloso rullo può diventare un magnifico spot per fare acrobazie, un trasbordo faticoso può essere l’occasione per provare un bell’imbarco svizzero, la rapida e’ il luogo ideale per fare traghetti ed esercizi di slalom.
In questo gioco, la pagaia e’ lo strumento essenziale, e’ lei che ci consente di volare sopra una rapida, di agganciare l’onda per uscire dal buco che ci ingoia, di rimetterci dritti quando ci  capovolgiamo. Per questo, la prima regola che ogni canoista conosce bene  e’ ”mai mollare la pagaia”.

 

Scendere il fiume non e’ solo adrenalina e tecnica, e’anche godere dell’acqua limpida e del rumore che fa contro la canoa, del paesaggio che scorre intorno a noi, dell’incontro casuale con gli animali incontrati sul percorso, e’ fare il pic-nic sulla riva con gli amici.

Basta scegliere un fiume tranquillo e percorrerlo, per esempio, con una grande e confortevole canoa canadese, una sorta di roulotte galleggiante dove intere famiglie (cane compreso) possono  discendere il fiume. In questo modo, con un minimo di preparazione, chiunque può passare una memorabile giornata sull’acqua in famiglia e con gli amici.
Se poi il fiume attraversa una città, primo su tutti il Tevere a Roma, allora la canoa consente anche di guardare da un punto di vista inconsueto palazzi ed automobili, sotto lo sguardo curioso dei turisti. Non e’ un caso che da XXXIV anni il rito della discesa del Tevere, dalle origini a Roma, si ripete, anello di congiunzione tra il gesto atletico ed una grande festa. Oltre 100 canoisti, esperti e non, con attrezzatura tecnica o con mezzi improbabili, dai 4 agli 80 anni, si cimentano in questa grande maratona di una settimana intera che li porta da Città di Castello al centro di Roma attraverso 150 chilometri d’acqua.

 
 

# Un racconto di “una prima” a quasi 60 anniUn racconto di “una prima” a quasi 60 anni

“Il Velino per tutti. Giornata stupenda il 4 maggio, cielo sereno e c’è un bel clima.
L’appuntamento con tutti gli altri partecipanti è al parco commerciale "La Fornace" alle 10,00 circa, attiguo alla sede della Associazione Avventuristicando che ci offrirà il supporto tecnico, sono contento ed ansioso di vivere questa seconda esperienza su un fiume.
Io mi presento insieme a Ferdinando all’appuntamento con il mio kayak, che avrà almeno 30 anni, che desta immediatamente stupore e credo preoccupazione (penseranno tutti: ma dove va questo co' 'sto attrezzo). Mi dicono invece tutti che è carina ma un po’ “vintage”, ed io a cercare di rassicurarli – non vi preoccupate è vecchia si, ma sa il fatto suo -.
Alle 11,30 circa ci imbarchiamo…. Marzio, Michela, Ferdinando, Pietro, Eva, Roberta, Stefano Maurizio eseguono l’imbarco svizzero; stupefacente.. rimango a bocca aperta.
Rimango stupefatto e ad occhi spalancati quando vedo il Presidente e Claudio effettuare un imbarco svizzero in contemporanea, lo saprò mai fare????
Gli altri della compagnia, Fabrizio, Rossella, Martina, Pina e Francesca si imbarcano sul gommone da rafting e.. tutto inizia!?!?
Ed io?? Io riesco ad imbarcarmi piano piano, come i vecchietti, non posso fare l’imbarco svizzero solo perché il mio kajak ha una piccola pinna e rischio di spaccare tutto.
Nella prima parte del fiume, che scorre molto tranquillo, non ho nessun problema. Alterno manovre di entrata in corrente ed in morta. Il sole è caldo l’aria è frizzantina, una goduria, ci si diverte un mondo, apprendo nuove tecniche che tutti si prodigano a consigliarmi e riesco a stare a galla con la mia Vintage (a proposito la chiamerò Vintage e presto lo scriverò sullo scafo)..
Giunti a Ponte Cavallotti mi sale la tensione: c’è una piccola rapida!! cosa faccio? Subito Ferdinando mi indica dove poter passare senza urtare la pinna del kajak, ma non è solo quella la mia paura – ho paura di finire in acqua e di venire trascinato dalla corrente. Tutto va bene. Metto in pratica i consigli di Ferdinando e passo indenne la rapida (qualcuno mi prende in giro “ la rapida? e dov’è?”) per me era una rapidona.
Ci fermiamo dunque sul posto ad eseguire le tecniche come prima: le entrate in morta ed in corrente, ma con corrente più impetuosa per me e qui succede il fattaccio: mentre mi accingo ad entrare in corrente, invece di mettere in pratica i consigli di Claudio e Ferdinando, mi comporto come se fossi in mare, ed il fiume non mi fa sconti, mi capovolgo.
E’ il mio battesimo nel fiume con acqua fredda. Stappo immediatamente ed appena risalito in superficie mi trovo a fianco Ferdinando venuto a soccorrermi. In pochi secondi sono di nuovo dentro il kajak per riprovare le manovre di entrata in corrente con un po’ più di tensione, ma tutto va bene. Scopro subito dopo che non sono stato l’unico ad essere stato battezzato nel fiume, anche Michela si era capovolta nell’eseguire l’entrata in morta, bagnandosi tutta come me.
Una giornata stupenda… grazie a tutti.”

 

Queste sono le genuine sensazioni che si possono provare anche a 60 anni e che ci restituiscono emozioni forse dimenticate da tempo. Essere insieme con gli amici, sentirsi uniti e divertirsi insieme per poi finire con i piedi sotto al tavolino davanti ad un piatto di pasta asciutta fumante è una gioia a cui non rinunciare.

 

# L’organizzazione in Italia per la pratica turistica e agonisticaL’organizzazione in Italia per la pratica turistica e agonistica

In Italia il riferimento CONI per le attività agonistiche in kayak e canadese, in acqua mossa ed in acqua piatta, nonché per altre discipline non olimpiche come la Canoa Polo,  è la FICK, costituita come Federazione indipendente dal canottaggio nel 1982 (www.federcanoa.it) ; per le attività turistiche esistono numerosi riferimenti a livello nazionale, fra cui la FICT (www.canoa.org) la UISP (www.uisp.it) la FIRAFT, specificamente per il rafting (www.federrafting.it) , la FIDB, per la specialità del Dragonboat (www.dragonboat.it) .
Colloqui in corso fra i vari attori stanno cercando di comporre la mappa della canoa in Italia e cercare di uniformare la preparazione dei tecnici e dei maestri di canoa secondo i più elevati standard europei.
Favorire lo sviluppo della canoa a livello agonistico e far crescere la sensibilità verso la fruizione amatoriale-turistica delle Amministrazioni e Comunità interessate sarà l’obiettivo da perseguire da parte degli operatori che a vario titolo impiegano buona parte del proprio tempo e delle proprie energie per promuovere questo bellissimo sport a contatto con la natura.