Menu
Mostra menu
AMBIENTE
IL COSTO DEI DISASTRI NATURALI
02/10/2019

di Susanna Paleari*


l’Italia al vertice della classifica europea per i danni causati dalle calamità ambientali

 


FOTO A - ALLUVIONE NORD ITALIA
Una parte consistente del nostro Paese è esposta al rischio di disastri naturali: il 44% del territorio nazionale ricade nelle zone a rischio sismico medio-elevato, mentre il 16% è interessato da quello idrogeologico. Sono cinque le regioni con una quota di comuni superiore al 90% in zone a rischio sismico medio-elevato (Marche, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia) e sette quelle nelle quali tutti i comuni sono soggetti ad un significativo rischio idrogeologico (Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata).





DIFFICILE QUANTIFICARE

Le calamità naturali che colpiscono l’Italia hanno ingenti conseguenze economiche difficili da quantificare.
Tale valutazione, infatti, dovrebbe tener conto sia degli impatti diretti (danni alle persone, agli edifici, ai beni e servizi) sia indiretti (interruzione di attività economiche e riduzione della produzione nei settori agricolo ed industriale che influenzano i redditi e le dinamiche del mercato del lavoro).

FOTO B - DIDA
I pochi studi sui costi delle catastrofi naturali nel nostro Paese si fondano principalmente sui finanziamenti erogati dallo Stato. In Italia, al contrario di quanto avviene in altri Paesi europei come la Francia e la Spagna, i prodotti assicurativi a copertura delle catastrofi naturali, destinati ai beni industriali e alle abitazioni civili, sono limitati e diffusi solo su base volontaria.
Ciò significa, in pratica, che lo Stato agisce come “assicuratore unico” con risorse limitate e stanziamenti che non coprono, in genere, per intero i costi delle catastrofi, rappresentandone una misura approssimativa.





I DATI

L’Ance/Cresme, nel 2012, ha stimato che il costo di terremoti, frane e alluvioni, avvenuti tra il 1944 e il 2012 nel nostro Paese, supera i 240 miliardi di Euro (circa 3,5 miliardi in media all’anno), di cui il 75% riguarda gli eventi sismici. La spesa per i principali otto terremoti tra il 1968 e il 2017 ammonta a 129 miliardi di Euro.
La pericolosità degli eventi sismici è accentuata dalla vulnerabilità del nostro patrimonio edilizio, infatti, almeno il 60% degli edifici è stato costruito prima dell’entrata in vigore, nel 1974, della normativa antisismica. Il cambiamento climatico ed il crescente consumo di suolo contribuiscono, invece, ad esacerbare il rischio idrogeologico. Secondo l’Istat, in Italia le aree artificiali coprono il 7% della superficie nazionale, contro una media europea del 4,3%.

FOTO C - DIDA
In Europa, l’Italia si colloca al vertice della classifica degli Stati membri per danno economico causato da disastri naturali. Siamo, inoltre, di gran lunga, i maggiori fruitori del Fondo di Solidarietà, dalla sua costituzione nel 2002. Il Fondo ha stanziato, finora, a favore del nostro Paese circa 2,8 miliardi di Euro. Questi numeri evidenziano l’urgenza di una riforma del sistema di governance dei disastri naturali, la quale richiede cambiamenti complessi e sostanziali. In tale contesto, due aspetti meritano una particolare attenzione. La prevenzione e la mitigazione dei rischi hanno forti motivazioni economiche, sia in termini di perdite evitate (ogni Euro investito in prevenzione/mitigazione ex ante rende 4-7 Euro di costi evitati ex post), sia sotto il profilo della generazione di più ampi benefici, quali il rilancio dell’economia, la promozione dell’occupazione e l’innovazione. Sono, inoltre, presupposto fondamentale per la crescita dell’offerta dei prodotti assicurativi anti-calamità.
Nonostante la forte esposizione ai rischi naturali, il nostro Paese non dispone di una strategia di investimento nella prevenzione delle catastrofi di lungo termine. Negli ultimi anni si è assistito a un’intensificazione, da parte dello Stato, della programmazione e del finanziamento di interventi di natura preventiva. Si pensi al Piano degli interventi di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico per il periodo 2015-2023 o all’introduzione del “sisma bonus” per le ristrutturazioni antisismiche. Tuttavia, il gap da colmare, rispetto al fabbisogno stimato di investimenti, è ancora importante. I finanziamenti 1999-2015 erogati dal Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, ad esempio, rappresentano poco più di un decimo dei 44 miliardi di Euro necessari per contrastare il dissesto idrogeologico. Per quanto concerne i terremoti, secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, il costo per la messa in sicurezza del patrimonio abitativo italiano da eventi sismici medi, ammonterebbe a 93,6 miliardi di Euro. Inoltre, l’impressione è che si tratti di iniziative estemporanee, non inserite in un quadro ragionato e coerente che risultano, quindi, poco incisive.

FOTO DA valle del verificarsi delle calamità naturali, si impone, invece, la necessità di un utilizzo più razionale delle risorse pubbliche disponibili, tanto più che il loro impiego è subordinato al rispetto delle regole di bilancio in pareggio. Le misure finanziarie varate a favore delle vittime, tuttavia, non appartengono ad un sistema standardizzato, ordinato e prevedibile di gestione ex post delle calamità naturali. Misure come i contributi per la ricostruzione degli immobili danneggiati o gli sgravi fiscali per i beni e le attività d’impresa distrutti dalle calamità devono essere introdotte dopo ogni singolo disastro naturale. Tale operazione viene, in genere, effettuata attraverso l’adozione di un numero esorbitante di decreti-legge, leggi di conversione, provvedimenti di modifica o proroga che configurano un quadro normativo intricato ed in continua evoluzione. Inoltre, nel momento in cui vengono riproposte, le misure finanziarie in questione subiscono, spesso, delle variazioni che non sempre appaiono giustificabili in base alle circostanze specifiche e rischiano, pertanto, di risultare inique. Così, ad esempio, il contributo per la ricostruzione degli immobili danneggiati in occasione dei terremoti di L’Aquila (2009), Emilia-Romagna (2012) e Centro Italia (2016) è stato disciplinato da regole diverse per quanto concerne gli edifici interessati e l’entità/condizioni di finanziamento. Sarebbe, quindi, quanto mai opportuna una ricognizione delle misure finanziarie fin qui configurate a seguito di calamità naturali ed una valutazione della loro efficacia, finalizzata ad una loro applicazione più certa e generalizzata.


*[CNR - Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile]