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AMBIENTE
I NUOVI ALIENI
14/12/2020

di Marco Fiori


La tartaruga alligatore e l’azzannatrice sono “piccoli dinosauri” dalle terribili e feroci fauci. Predatori dannosi per la naturale diversità biologica che caratterizza la biocenosi di ambienti naturali come quello europeo o italiano


I chelidridi sono una famiglia dell’ordine dei testudinati e annoverano tra le loro specie FOTO Adue veri e propri terrori dei nostri stagni e laghetti, anche metropolitani: la tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina) e la tartaruga alligatore (Macrochelys temminckii). Già i nomi suscitano paura e per molti, se si considera l’aspetto molto aggressivo e puntuto, anche qualcosa che somiglia al ribrezzo. Dalle dimensioni considerevoli (sino a 40 kg l’azzannatrice e sino a 100 kg l’alligatore), carapace massiccio, lungo sino a 60 cm, testa grossa, coda tozza e spessa, fauci grandi, muscolose e appuntite, bocca aguzza e a forma di becco, sono sempre più diffuse nei nostri stagni, laghetti e fiumi.

 

EUROPA NUOVO HABITAT

Il traffico di specie esotiche per collezionismo ha aperto le porte dell’Europa ma il loro habitat di palude, fiume e acque dolci si trova nel continente americano, dal Canada a tutti gli Stati Uniti. Ricercate in America per la prelibatezza delle carni, in zuppe e ricette varie, costituiscono oggi serio pericolo per i diversi avvistamenti e recuperi avvenuti nel nostro Paese. I più noti e documentati sono quelli in cui si è reso necessario l’intervento dei Carabinieri forestali dall’inizio del 2000.

È il caso dell’esemplare recuperato a Canaro di Po nel 2015, nei canali del Parco Nazionale del Circeo a Pontinia (2010), ad Anguillara, nel Lago di Bracciano, sull’argine del Tevere, a Stimigliano nel 2012 e a Monterotondo nel 2019, poi ancora nei canali di scolo delle campagne di Velletri nel 2015, a Oleggio, a Badia Pacciana di Pistoia nel 2012, a Cori, a Fucecchio e tanti altri posti. Importate illegalmente per collezionismo, quando crescono rivelano tutta la loro aggressività e pericolosità e molti pensano di disfarsene abbandonandole senza scrupoli. Possono amputare un dito senza problemi con il loro morso a scatto (snapping turtle) fulmineo e infallibile rivelandosi molto pericolose quando si trovano fuori dall’acqua.

La tartaruga azzannatrice non subisce in America uno status critico, mentre quella alligatore è considerata dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) come vulnerabile (VU) ed è inserita nell’Appendice III della Convenzione di Washington (CITES). Si è addirittura estinta recentemente in Stati come l’Illinois. Sono dei veri e propri dinosauri viventi, soprattutto la tartaruga alligatore con il suo carapace tricarinato irto di grossi osteodermi, e l’aspetto assolutamente non rassicurante. Curioso il sistema di predazione perfezionato da questa tartaruga che dispone di una appendice vermiforme sulla lingua che viene da lei animata, posata sul fondo con le fauci aperte per attirare la preda e divorarla. Ci vuole molta esperienza per manipolarle perché riescono a mordere anche ai lati seppur afferrate per la parte posteriore del carapace. Costituisce un problema anche la loro collocazione in quanto pochi sono i centri pubblici o privati idonei a custodirle. Dal 1996 con un apposito Decreto del Ministero dell’Ambiente ne sono vietati la detenzione e il commercio. Ma proprio questo status ha fatto sì che molti le abbandonassero in natura e conseguentemente che le stesse andassero ad occupare nicchie ecologiche di altre specie autoctone e, con la loro voracità, impoverissero la microfauna di molti habitat palustri e lacustri italiani. La detenzione e il commercio illegale di questi animali costituiscono reati puniti ai sensi della Legge n. 150/1992 con arresto e ammenda.

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I Carabinieri forestali durante il ritrovamento di un esemplare di tartaruga azzannatrice. Questi animali con il morso a scatto (snapping turtle) fulmineo e infallibile sono in grado di amputare un dito











ALTRE SPECIE ALLOCTONE

La storia di queste tartarughe rischia di andare ad aggiungersi a quella di molte altre specie ormai definite aliene o alloctone in quanto introdotte volontariamente o involontariamente dall’uomo. Come nel caso delle tartarughe d’acqua, americane anch’esse, dalle orecchie rosse o Trachemys scripta che ha invaso le acque dei nostri parchi pubblici e di molti fiumi e laghi. In questo caso la competizione negativa a carico della nostra specie autoctona, la Emys orbicularis, è evidente e dimostrata da studi importanti. In massima parte queste specie vengono indicate come potenzialmente dannose per quello che viene definito un vero e proprio inquinamento e squilibrio alla naturale diversità biologica che caratterizza la biocenosi di ambienti naturali come quello europeo o italiano. Un rapporto del Ministero dell’Ambiente sottolinea come le “invasioni di specie alloctone costituiscono attualmente una delle principali emergenze ambientali e sono considerate dalla comunità scientifica internazionale la seconda causa di perdita di biodiversità a scala globale”. Infatti per milioni di anni, le barriere ecologiche costituite da oceani, montagne, fiumi e deserti hanno costituito un elemento fondamentale dei processi biologici. In realtà molte di queste specie si sono nei decenni “naturalizzate” e cercano, essendo impossibile una eradicazione totale nonostante gli sforzi delle autorità scientifiche preposte, di trovare un loro equilibrio ecologico, spesso a spese di altre specie.