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AMBIENTE
I GIGANTI DI VALLOMBROSA
01/04/2017

di Giovanni Galipò


Gli alberi più alti d'Italia si trovano nella Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa gestita dall’Arma dei Carabinieri


FOTO A1Gli alberi più alti d’Italia si trovano nella Riserva Naturale Biogenetica di Vallombrosa. Gli esemplari giganti sono stati scalati e misurati da SuPerAlberi, un team di esperti e appassionati agronomi, arboricoltori, fotografi, tree-climber nonché esperti di didattica e comunicazione ambientale che da quasi 30 anni lavorano in Italia, in Europa e nel mondo per studiare, tutelare e curare gli alberi monumentali.

Il metodo utilizzato è quello universalmente riconosciuto come scientificamente più rigoroso ovvero la misurazione diretta, scalando la pianta, il cosiddetto direct tape drop. In località Mandria sono stati eletti il “re” e la “regina” di Vallombrosa con altezze, rispettivamente, di 62,45 e 59,83 metri e circonferenze di 3,31 e 3,44 metri (età indicativa: 105 anni).

L'impresa è stata ripetuta dagli altrettanto giovani, esperti e appassionati del Consorzio Sinergia Verde, un gruppo di forestali, agronomi e paesaggisti attivi nell'ambito dell'arboricoltura, della gestione e sistemazione del verde con tecniche di tree climbing e nella formazione ed addestramento degli addetti professionisti. Anche in questo caso è stato utilizzato il metodo della misurazione diretta. In località Mandria, i quattro esemplari rilevati hanno fatto registrare altezze di 62,05, 58,23, 57,80 e 57,62 metri con diametri, rispettivamente, di 3,20, 3,45, 3,12 e 2,72 metri. In località Stefanieri le due piante rilevate (con età di 90 anni) hanno altezze relativamente minori: 57,46 e 51,74 metri con circonferenze di 3,11 e 2,84 metri.

 

LE RIFLESSIONI

È ormai trascorso più di un secolo da quando il prof. Aldo Pavari, insigne “maestro” Foto B -  Pivi Giacomo Mariabotanico forestale, codificò ed avviò la sperimentazione scientifica per saggiare la risposta di alcune specie esotiche alla messa a dimora fuori areale. Nella Foresta di Vallombrosa realizzò, tra l'altro, 22 parcelle sperimentali di douglasia con seme proveniente dagli Stati Uniti d'America, 15 delle quali ancora attive e costantemente gestite e monitorate.

Il nucleo più vecchio presente nella Riserva, 18 piante, tuttavia, è sito in località Fonte di San Giovanni Gualberto e risale al 1888.

L'attività, con ogni probabilità, aveva un fine meramente finanziario: la ricerca di specie legnose in grado di produrre materia prima di qualità nel minore tempo possibile. In questa ottica la sperimentazione può certamente dirsi riuscita con successo perché il legno di douglasia, di bell'aspetto e qualità tecnologica, è adesso, tra i legni di conifera, uno dei più ricercati dal mercato italiano. Il progresso scientifico e l'approfondita “lettura” delle complesse dinamiche ecosistemiche, tuttavia, ci portano oggi ad affermare con serenità che l'ottica della semplice massimizzazione della produzione legnosa in boschi monospecifici è un concetto superato, quanto più all'interno delle Riserve Naturali dello Stato.

Foto C - Foto Sinergia VerdeLa Stazione Sperimentale di Selvicoltura, oggi Centro di ricerca per le foreste ed il Legno (CREA-FL) afferisce al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria. I suoi appassionati ricercatori che tutt'oggi collaborano con quelli dell'Ufficio Territoriale Carabinieri per la Biodiversità di Vallombrosa, stanno elaborando una nuova campagna di rilievi per approfondire gli ultimi dati raccolti che, se confermati, “demolirebbero” numerosi preconcetti scientifici con l'evidenza che gli incrementi volumetrici di queste piante, a dispetto dell'età ultrasecolare e delle dimensioni raggiunte, si mantengono stupefacenti al pari di giovani e vigorosi boschetti quarantenni e a dispetto della provvigione legnosa, che in alcuni casi è circa il doppio di quanto ci si potrebbe attendere.

Ecco che la storica Foresta di Vallombrosa, patria della cultura forestale nazionale, a quasi un secolo e mezzo dalla fondazione del Regio Istituto forestale italiano, pone al neonato Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dell'Arma dei Carabinieri appassionanti stimoli. Tutelare questi giganti quali veri e propri monumenti, patrimonio della collettività, valorizzare queste unicità che con il loro maestoso silenzio gridano alla società la pressante necessità di una gestione sostenibile delle risorse naturali, confermare ed incentivare sempre più la ricerca scientifica per conoscere e comprendere le mirabili leggi della natura.

Il pensiero conclusivo di questo contributo va all'articolo 9 della Carta Costituzionale del nostro Bel Paese: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

 

LA SPECIE

Pseudotsuga menziesii (comunemente chiamata «douglasia» in ricordo di David Douglas che nel 1827 la introdusse in Europa mettendo a dimora i primi semi nei dintorni di Londra) è una specie di interesse forestale originaria dell'America nord-occidentale.

La specie è stata dedicata ad Archibald Menzies, un grandissimo «cacciatore» di piante che la scoprì nel 1791 nell'isola di Vancouver. È un albero sempreverde che raggiunge imponenti dimensioni con altezze di solito variabili tra 55 e 75 m e circonferenze di 3,5-5,5 m, ma altezze di circa 100 m e circonferenza di 7,5-9 m non sono insolite.

Il portamento è maestoso, con chioma ampia e appuntita che nei boschi densi si riduce alla porzione terminale del tronco.

La corteccia nei primi anni è liscia, di colore grigiastro o rossiccio chiaro; più tardi diventa rosso brunastra con screpolature che negli alberi adulti possono avere uno spessore anche di 20-30 cm; caratteristica dei tronchi giovani è la presenza sulla corteccia di numerose tasche resinifere, a parete sottile, che contengono una resina limpida e incolore di gradevole odore.

Le foglie sono aghiformi, hanno due canali resiniferi ed emanano un delicato profumo che ricorda quello del limone se sfregate. Rimangono sui rami per 6-8 anni. Gli strobili maturi sono solitari e penduli; di forma ovale-allungata, sono lunghi 6-8 (10) cm e larghi 2,5-3,5 cm, di colore bruno cuoio.

La crescita è rapida (anche 18 m in vent'anni) e si mantiene sostenuta molto a lungo. È un legno duro, pesante, molto resinoso e resistente, di discrete qualità tecnologiche che migliorano nelle piante sottoposte a turni particolarmente lunghi; il legname è buono per costruzioni e falegnameria e fornisce anche ottima materia prima per cellulosa.

È molto importante la precisazione degli areali delle entità sottospecifiche di Pseudotsuga menziesii perché i risultati migliori ottenuti in Italia si sono avuti con seme di douglasia verde proveniente dalla costa del Pacifico e più precisamente dagli stati di Washington, Oregon e California settentrionale.

Specie tendenzialmente eliofila, in Italia predilige gli ambienti appenninici alto collinari fino a medio montani dove le condizioni potenziali di temperatura, umidità e terreno sono risultate anche più vantaggiose di quelle naturali.

Quando allevata in condizioni stazionali idonee, la douglasia è risultata una delle poche specie esotiche che può essere coltivata intensamente; gli impianti vengono effettuati in purezza perché essa ha ritmi di crescita troppo sostenuti rispetto alle altre specie.

Uno dei grandi pregi di questa conifera è la sua capacità di migliorare il suolo grazie all'abbondante lettiera.

Pseudotsuga menziesii per le sue dimensioni e per il suo portamento viene usata anche per scopi ornamentali in giardini e parchi. Benché siano state selezionate numerose forme e varietà, anche a scopo ornamentale questa specie viene generalmente coltivata nella forma tipo.