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AMBIENTE
I CUSTODI DI GAIA
16/10/2020
di Patty L’Abbate

Per dare concretezza alla svolta ecologica occorre formare una nuova generazione di manager green

FOTO APer la prima volta nella storia della Terra, una specie è riuscita a stravolgere le condizioni necessarie alla propria esistenza. Come possiamo risolvere i problemi che noi stessi abbiamo creato?

Il momento storico che stiamo vivendo ci impone di ripensare il modello economico, con uno sguardo nuovo, adottando una tecnologia dal volto umano che sia ecoinnovativa e allo stesso tempo equa, ossia adatta ad ogni individuo. Viviamo ormai nell’epoca della resilienza, dove la natura e la società sono strettamente collegate ed occorre una nuova economia ecologica che sappia favorire non soltanto la transizione per andare oltre il Covid-19, ma anche diminuire il riscaldamento globale e affrontare la grande sfida della disuguaglianza. Abbiamo bisogno di abbandonare il pensiero antropocentrico che ha visto la natura solamente come qualcosa da sfruttare, e con il biocentrismo possiamo correggere il fallimento dell'attuale modello economico, assegnando il giusto valore ai flussi nascosti di materia ed energia che sono alla base dell'economia e del nostro stile di vita.

I policymaker hanno il compito di indirizzare il mercato verso la sostenibilità, agendo su variabili chiave, come ad esempio le etichette ambientali (la carbon footprint, la PEF), riequilibrando mercato ed ecosistema, tutelando il Capitale naturale, conducendo la lotta al cambiamento climatico, supportando il “disaccoppiamento”, ossia la separazione degli impatti negativi sull’ambiente dallo sviluppo sostenibile di un Paese.

FOTO CNUOVI MODELLI

In un mercato globale competitivo, l’unica via per la sopravvivenza di un’impresa è adeguarsi al cambiamento con la trasformazione di modelli societari e aziendali statici, in modelli dinamici “di sistema” in grado di creare capitale sociale, e ridisegnare quella comunità che si è diluita nel tempo.

L'Italia ha una grande sfida da affrontare. Un patto verde, un Green New Deal, fra tutte le nazioni, fra tutti gli stakeholder, fra accademie, esperti, cittadini, pubbliche amministrazioni e imprese è fondamentale. Ricordo, al Summit Mondiale sui cambiamenti climatici di Madrid (COP25) il capo di Stato delle Isole Fiji, incitava a gran voce: “multilateralismo e cooperazione”! Il suo piccolo Paese purtroppo è destinato a scomparire con l’innalzamento del livello del mare causato dal climate change. Non possiamo più perdere tempo, e per procedere nella giusta direzione dobbiamo formare una nuova generazione di “green manager” del futuro o, come a volte mi piace chiamarli, i nuovi custodi di Gaia. Occorre che anche la classe dirigente del futuro sviluppi una coscienza biosferica, come la definisce G. Rifkin. Delle figure professionali, con competenze in ecologia ed economia, potranno essere di supporto alle aziende e alla pubblica amministrazione in questa delicata fase di transizione al nuovo modello economico ecologico. Si è già sentito parlare di questa nuova professionalità, in alcuni corsi sperimentali regionali e in una bozza  di  disegno di legge chiamata "cantiere ambiente". Il Green manager assicura la corretta applicazione delle normative ambientali, monitora l’attuazione del Programma d’azione per la lotta al dissesto idrogeologico, promuove l’implementazione delle norme in materia di mobilità sostenibile, come pure l’efficientamento energetico ed idrico, oltre ad occuparsi della gestione dei rifiuti. Nelle pubbliche amministrazioni realizza campagne di informazione e di sensibilizzazione, segue gli acquisti verdi con i relativi CAM (Green Public Procurement e i criteri ambientali minimi). Nelle società private avvia la nuova contabilità ambientale, calcola l’impronta ecologica dei prodotti, promuove e realizza interventi per la transizione all’economia circolare, con la riduzione di impatti ambientali su tutto il ciclo di produzione "gate to gate" o "dalla culla alla tomba", considerando tutti i processi unitari necessari alla creazione di un prodotto/servizio. Nell'attuale Decreto Rilancio è stata già inserita all'art. 229 la figura del “mobility manager”, che ha il compito di promuove l'adozione del piano di mobilità sostenibile, la realizzazione di interventi di organizzazione e gestione della domanda di mobilità al fine di consentire la riduzione strutturale e permanente dell'impatto ambientale derivante dal traffico in aree urbane e metropolitane.

FOTO DPROFESSIONI GREEN

La legislazione è fortunatamente in continuo rinnovamento a supporto del perseguimento degli obbiettivi di sostenibilità dell'Agenda 2030 e, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (unep), nei prossimi vent’anni in Europa ci sarà una richiesta di professionisti green che potrà giungere entro il 2030 a circa 8 milioni. Il passo ora da compiere è creare corsi di studio adatti alla formazione di figure capaci di muoversi con agilità e sicurezza, sia nel pubblico sia nel privato. Attualmente è possibile scegliere un corso universitario che contempli discipline che insegnano i metodi e gli approcci indicati nel libro, che nasce appunto come testo didattico per studenti di economia o ingegneria gestionale. Mi auguro che possano essere attivati anche percorsi professionali come master o diplomi con la qualifica di green manager, perché sono utili figure che coprano diversi livelli di competenze, e poi non è da sottovalutare la formazione continua di chi ricopre già ruoli specifici a tutela della nostra “casa comune”. A settembre nel frattempo, viene reintrodotta l’educazione civica nelle nostre scuole, con l’educazione ambientale che diventerà una materia a tutti gli effetti. Come sottolinea il ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “vogliamo far sì che le generazioni future abbiano una coscienza ambientale maggiore di quella che la mia generazione ha dimostrato di avere”.  Per educare alla tutela e al rispetto dell’ambiente devi prima fare “i conti con la natura”. Un caro amico giornalista leggendo il mio libro lo ha definito un manuale per i “ragionieri ecologici” del domani, ed è così, se riflettiamo, in questi anni molti si sono dedicati a far quadrare i conti del denaro, ma nessuno ha introdotto la “partita doppia” dei flussi di natura, cosa prendo e cosa rilascio all’ambiente. Quando capiremo che non è il denaro, ma è la materia con l’energia “che contano”? Una nuova economia ecologica, porta il lettore oltre il modello economico attuale, ed apre l’orizzonte verso il nuovo paradigma culturale dell’era della resilienza.

Foto BUNA NUOVA ECONOMIA ECOLOGICA

Oltre il Covid-19 e il cambiamento climatico

Patty L’AbbateEdizioni Ambiente
256 pp., 22,00 euro