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CITTADINANZA ONORARIA A CARABINIERI E FORESTALE NELL’ARETINO

Consegnata dal Sindaco di Chiusi della Verna durante l’inaugurazione della nuova Stazione locale dei Carabinieri Nell’ambito della cerimonia di inaugurazione della nuova Stazione dei Carabinieri di Chiusi della Verna (AR) è stata consegnata dal Sindaco del comune aretino la cittadinanza onoraria per l’Arma dei Carabinieri al Comandante Generale dell’Arma Tullio Del Sette e per il Corpo forestale dello Stato a Cesare Patrone, Capo del Corpo. Il riconoscimento è stato consegnato dal Sindaco Giampaolo Tellini alla presenza del Sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni On. Giampiero Bocci e delle autorità civili, militari e religiose.
La cittadinanza conferita all’Arma dei Carabinieri sottolinea l’impegno costante dimostrato nell’affrontare questioni importanti d’interesse comune per lo Stato e gli Enti locali, in un’ottica di controllo ottimale del territorio e tutela dei cittadini. Il Corpo forestale dello Stato, invece, ha svolto un ruolo fondamentale per la difesa dell’ambiente, favorendo una maggiore conoscenza e una migliore fruizione del territorio.
Con il conferimento della cittadinanza alle due Forze di Polizia, nello stesso giorno, il Comune di Chiusi della Verna ha voluto in qualche modo anticipare l’attuazione del decreto legislativo n. 177 del 2016 che prevede il passaggio all’Arma della gran parte delle funzioni e del personale del Corpo forestale dello Stato, per dare vita a una grande forza di polizia europea dedicata alla salvaguardia dell’ambiente, e così garantire una sempre maggiore tutela del territorio nazionale e delle sue fondamentali risorse quali le acque, i suoli, le foreste, la biodiversità, e dei consumatori grazie ai controlli sulla filiera agroalimentare
AMBIENTE
Forestale e Carabinieri: le grandi consonanze
01/09/2016
di Stefano Cazora

Il bagaglio professionale ed identitario di queste antiche istituzioni dello Stato, ancor oggi tra le più amate dagli Italiani, si fonde per accrescere la tutela dell’ambiente e del patrimonio agroalimentare e forestale dando vita alla polizia del futuro e dello sviluppo sostenibile con lo scopo di contribuire alla maggiore felicità dei cittadini 

1Durante l’iter che ha portato all’emanazione del decreto legislativo del 19 agosto 2016, n.177 che stabilisce l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, sia il Parlamento, che il Presidente del Consiglio, i vertici istituzionali e perfino il Consiglio di Stato, hanno evidenziato come la riorganizzazione del Corpo forestale non potesse che individuarsi nell’Arma dei Carabinieri e ciò principalmente per tre ragioni:
1) rimuovere tutte le duplicazioni di competenze e funzioni in capo alle diverse strutture dello Stato, considerato che nello specifico l’ordinamento attribuisce le funzioni di polizia ambientale ed agroalimentare sia al Corpo forestale che all’Arma dei Carabinieri; 2) condividere la capillare presenza territoriale delle due forze di polizia;
3) dare impulso all’azione di contrasto alla criminalità ambientale ed agroalimentare in campo nazionale e internazionale grazie all’alto grado di specializzazione raggiunto dalla Forestale e all’elevato livello operativo dell’Arma.

Al di là di questa schematica spiegazione che è però la sintesi di un ragionamento politico- istituzionale molto più articolato e ampiamente condiviso dal Parlamento, cerchiamo di evidenziare alcune delle grandi consonanze tra le due storiche e gloriose istituzioni, anche perché sulle differenze, non divergenze, si è già molto detto e scritto, in primis lo status e le origini militari dei Carabinieri e lo status civile e invece le radici tecniche con funzioni di polizia dei Forestali. Corpo forestale ed Arma dei Carabinieri sono tra quelle istituzioni che rappresentano l’anima stessa dello Stato-Istituzione che si compenetra concretamente, per la sua vicinanza costante ai cittadini e alla società, con lo Stato-Comunità.

Esse sono infatti comunità di uomini organizzati dallo Stato per l’assolvimento di importanti compiti di interesse generale. La storia vuole che tutto ebbe inizio all’indomani del vento napoleonico, quando il restaurato Vittorio Emanuele I nel 1814 istituì il Corpo dei Reali Carabinieri: “destinandolo a proteggere la pubblica e privata tranquillità”. Appena otto anni più tardi nel 1822, un anno dopo la dura repressione dei moti rivoluzionari liberali, il fratello Carlo Felice, che riportò l’ordine reazionario nel piccolo regno, reputò: “conveniente creare un’Amministrazione per la custodia, e vigilanza de’ boschi, e di prescrivere le formalità, e le norme da osservarsi ne’ procedimenti sulle contravvenzioni, per la più pronta, ed efficace loro repressione”.

Era questo il primo tentativo di costruire nel Regno di Sardegna una struttura statale che avesse lo scopo di limitare la distruzione dei boschi per “mancanza di combustibili” e a causa degli “scoscendimenti delle montagne e dalle corrosioni de’ fiumi e torrenti”. Non meno importante l’azione di controllo del territorio rurale e montano piemontese.
La necessità di quel periodo era innanzitutto procedere rapidamente a ricostituire l’assetto ordinamentale prerivoluzionario in un clima, però, divenuto di grande instabilità sociale. Ed è anche con provvedimenti di ampio respiro come le Regie Patenti, cui seguiva generalmente una copiosa normativa di dettaglio, che i sovrani sabaudi vollero accelerare questo processo che ha dato frutti importanti e, come nel caso in questione, ancora attuali.

IL COMANDO STAZIONE CELLULA DELLO STATO E DELLA LEGALITA'

Se ad ampio spettro era, allora come oggi, la mission dei Carabinieri, in cui spiccavano le funzioni militari di Corpo d’elitè, quelle di mantenimento dell’ordine pubblico e il perseguimento dei reati, molto più ristretti erano i compiti di quello che diverrà il Real Corpo delle Foreste. Già allora era chiara la capillare articolazione territoriale di entrambi, che connoterà nella bicentenaria storia l’organizzazione delle due istituzioni le quali hanno ancora oggi nel comando stazione il più piccolo, ma più prossimo al cittadino, presidio posto a tutela della legalità. Un’articolazione strategica nel sistema della sicurezza che ancor oggi si completa perfettamente trovando la collaborazione con i reparti altamente specializzati e con i servizi investigativi.

Peculiarità del Comando Stazione che caratterizza l’Italia dei piccoli comuni, delle frazioni sperdute, dei territori montani e rurali che costituiscono ancora la maggior parte del suolo nazionale, sono l’elemento umano, la dedizione, la passione e la disponibilità a trovare il dialogo dell’istituzione, spesso unico presidio dello Stato, con le popolazioni locali in un osmotico rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto. Una presenza che permea il paesaggio urbano e culturale dei piccoli borghi dove la caserma dei Carabinieri e quella dei Forestali sono da sempre un punto fermo, icone di legalità e sostegno alle popolazioni.

Chi non ricorda uno strepitoso Vittorio De Sica, diretto da Luigi Comencini, nei panni del maresciallo Antonio Carotenuto, inviato in un paesino abruzzese ma non vaccinato contro il fascino femminile, diviso fra due donne, la levatrice e la “bersagliera”. Una bilanciata coniugazione del bagaglio neorealista con una comicità di marchio popolare. Un’umanità distesa sul brullo meridione crepita al sole di Sagliena, immaginario paese dell’Abruzzo dove i più poveri non possiedono neanche le scarpe. Più che corteggiare le masse, il film regala l’evasione, anche se alle spalle ci sono gli stenti del dopoguerra. All’interno di una trama esile ma vincente che ritrae un’Italia piegata ma ancora moralmente salda non potevano mancare le indiscusse autorità del paese, il parroco, l’ostetrica, il maresciallo dei Carabinieri e quello della Forestale.

E allora può anche accadere in un divertente triangolo dai buoni propositi che i due marescialli arrivino a contendersi la stessa donna. Ma gli uomini in uniforme molto diffusi nei film e nelle fiction televisive rappresentano l’affresco dell’italica umanità dove poveri cristi e umili servitori dello Stato possono improvvisamente diventare eroi, non per caso, ma perché sorretti da solidi principi personali che queste antiche istituzioni tramandano ai propri appartenenti.

È questo un bagaglio prezioso e quasi intangibile che si unisce con quello delle doti professionali che fa di Carabinieri e Forestali le istituzioni di gran lunga più amate dagli Italiani. L’elenco di queste maschere nazionali potrebbe essere infinito: dai Carabinieri di Pinocchio, al Maresciallo Rocca di Gigi Proietti, ai Forestali, spiriti del bosco, di Dino Buzzati ne “Il segreto del Bosco Vecchio”, fino al Raoul Bova del “Capitano Ultimo”, all’Ispettore Marco Gherardini detto Poiana nato dalla penna di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli e all’ispettore Pietro, un indimenticabile Forestale Terence Hill in “Un passo dal cielo”.
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ATTENZIONE PER L’AMBIENTE

Quando Vittorio Emanuele nelle Regie Patenti del 1814 decise di istituire il Corpo dei Reali Carabinieri con l’intento, tra gli altri, di “contribuire alla maggior felicità dello Stato” non immaginava certo che oggi tra le competenze dell’Arma che assorbe quelle del Corpo forestale dello Stato, ci sarebbero state la tutela dell’ambiente, della salute, delle risorse agroalimentari e del paesaggio. Da questa riorganizzazione nascerà la polizia ambientale più forte d’Europa. Non tutti sanno però che, due secoli fa, i Carabinieri erano già preposti a compiti di tutela ambientale. Nel 1816 tra le ventuno “incumbenze” fondamentali per definirne il servizio istituzionale dettate dalla “Determinazione Sovrana, relativa all’organizzazione del Corpo dei Carabinieri”, era previsto “arrestare i devastatori de’ boschi, o di qualunque raccolto delle campagne, come pure tutti coloro che fossero stati trovati nell’atto di guastare le strade, gli alberi piantati lungo d’esse, siepi, fossi e simili, e di assicurarsi nei loro giri, se le guardie campestri compiscano i loro doveri con la necessaria diligenza”. Un’attenzione per l’ambiente, il territorio e soprattutto per gli uomini che si concretizza anche nel coinvolgimento costante dei due Corpi in tutte le grandi calamità naturali nazionali, dove i loro appartenenti da sempre scrivono pagine di eroico impegno e umano slancio in tutte le operazioni di soccorso. Forestali e Carabinieri sono sempre in prima fila ed i primi ad arrivare in aiuto delle popolazioni grazie alla presenza diffusa e alla conoscenza dei luoghi. Un’azione a 360 gradi che nel tempo comprenderà per l’Arma dei Carabinieri e per il Corpo forestale dello Stato anche la tutela della salute, dell’agroalimentare e del paesaggio.

Questi comparti operativi furono nel 2006 oggetto di un decreto del Ministro dell’Interno con lo scopo di fissare le direttive per il riassetto dei comparti di specialità delle Forze di polizia. Un tentativo di razionalizzare il loro lavoro per evitare sovrapposizioni di funzioni. Il recente provvedimento legislativo dà ora piena attuazione ai principi di razionalizzazione tra le Forze di Polizia, almeno per quanto riguarda i settori della tutela ambientale ed agroalimentare, attraverso l’assorbimento del Corpo forestale nell’Arma dei Carabinieri in una grande organizzazione che riunisce anche le funzioni e il personale del Comando Carabinieri Tutela per l’Ambiente e il Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari.3