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AMBIENTE
FIORI TRA LA NEVE
28/02/2017
di Alessandro Bottacci

Colorati, delicati e profumati. Alcune varietà di fiori e piante sbocciano proprio in inverno, nella stagione in cui tutto sembra dormire, tranne la natura

<<Vorrei in questo momento avere il coraggio del bucaneve... aprire la bianca corolla tra spessa neve sfidando il vento gelido cullandomi nel sogno di un raggio di sole>>

(Loretta Margherita Citarei)croco - G.M. Pivi

L’inverno. Stagione di freddo, di buio, di venti che spazzano le silenziose foreste spogliate delle foglie. Tutto sembra morto o quanto meno avvolto in un sonno profondo, in un silenzio di attesa. In autunno le piante si sono preparate ad affrontare questi mesi difficili: hanno perduto le foglie; i succhi cellulari si sono concentrati per evitare il congelamento; gli zuccheri, sotto forma di amido, sono stati stivati nelle parti più interne del fusto e negli organi sotterranei (radici, bulbi, tuberi e rizomi), pronti per fornire energia in primavera, fino a quando le nuove chiome non torneranno ad assorbire la luce del sole. In questo scenario, ad un tempo sognante e drammatico, non tutte le piante stanno ferme ad aspettare il calore della buona stagione ancora lontana da arrivare. Le piante sono in grado di misurare la durata della notte attraverso una sostanza chiamata Fitocromo, che si trasforma in presenza della luce. Inoltre determinano, attraverso meccanismi biologici, la somma delle ore con temperature al di sotto di determinati gradi centigradi (in genere + 7°C), per valutare la durata dell’inverno (processo chiamato in inglese chilling). Dalla combinazione di queste due informazioni prende origine il processo di uscita dalla dormienza, cioè da quello stato di abbassamento delle funzioni vitali che gli alberi adottano per evitare danni durante l’inverno. Appena arriva il segnale che la primavera è vicina, alcune di esse ritornano a vegetare e addirittura fioriscono, sfidando coraggiosamente le basse temperature. Nei giardini da fine gennaio si cominciano a vedere bellissime fioriture appariscenti, rese ancora più emozionanti per il loro contrasto col bianco della neve o con i colori spenti del paesaggio intorno. Ecco allora “sorgere” sui rami, ancora privi di foglie, i fiori gialli del Calicanto (Chimonanthus precox) che, visti da vicino, si mostrano molto curiosi e particolari, rivestiti, come sono, di uno spesso strato di cera per proteggersi dalle basse temperature. Spiccano, sempre in giallo, anche il Gelsomino rampicante (Jasminum nudiflorum), originario della Cina e la Forsizia (Forsythia sp.) con i suoi lunghi rami verrucosi privi di foglie ma carichi di fiori dorati.

LA MIMOSAMimosa 2

Quando poi l’inverno è quasi al termine ecco la principessa delle fioriture precoci nei giardini e nei parchi, la Mimosa (Acacia dealbata). Il suo fiore giallo in grappoli è universalmente noto come il simbolo della Festa delle donne che si celebra l’8 marzo per ricordare le 129 operaie morte nell’incendio di una fabbrica di New York nel 1908. Quando, nel 1947, l’U.D.I. (Unione Donne Italiane) scelse questa data per la festa, volendola celebrare con un fiore, non ebbe molta scelta: in quei giorni l’unico fiore disponibile era solo quello della mimosa.

Ma se l’inverno dei giardini è allietato da queste fioriture, i boschi naturali lo sono altrettanto, anche se con minore appariscenza. Camminando a febbraio sui sentieri delle nostre montagne, di sovente ancora coperte dalla salutare coltre di neve, non è difficile imbattersi nelle infiorescenze maschili del nocciolo che, come lunghi e sottili pendagli cilindrici, spargono nel vento il giallo polline perché raggiunga i piccoli, quasi invisibili fiori femminili, con i loro rossi stimmi che escono dalla gemma che li protegge.

Anche gli olmi fioriscono in questo periodo, prima di emettere le foglie, in modo che il polline si possa muovere liberamente, trasportato dal vento (essendo la loro una tipica impollinazione anemofila). I piccoli fiori rossastri si notano in gruppi intorno ai rami spogli e sono uno dei tipici segni che la foresta si sta risvegliando.

LA DAPHNE

Talvolta si trovano degli alberelli con fiori gialli poco appariscenti. Sono i cornioli (Cornus mas) che in tarda primavera produrranno le rosse bacche (corniole) buone da mangiare e da farci marmellate. Sotto le chiome e tra la neve ci sono però le fioriture più belle.

Un piccolo e delicato arbusto si trova solitario sotto i boschi di faggio e di quercia: il Fior di stecco (Daphne mezereum). Come dice il suo nome, i suoi fiori viola sbocciano sui pochi rami sottili, una piccola e delicata macchia di colore nel grigio del bosco invernale. Delicatezza che ricorda il mito che sta alla base del suo nome: Daphne era una ninfa delle sorgenti (Naiade) che, insidiata da Apollo, tentò di sfuggirgli e, quando questi stava per possederla, gli Dei risposero alla sua richiesta di aiuto e la trasformarono in pianta, come immortalato dal Bernini nella sua bellissima statua, oggi alla Galleria Borghese di Roma.

Vicino al terreno, specialmente sui terreni più poveri come quelli delle pinete montane, si incontra una pianta a fiori verdastri bordati di porpora e dal nome non certo attraente: l’Elleboro puzzolente (Helleborus foetidus). Questa pianta (peraltro molto velenosa) ha una sua bellezza che spicca sul tappeto di foglie morte o tra la brina. Una curiosità è legata alla presenza di lieviti nei suoi nettari che, con la loro attività, producono calore e favoriscono l’emissione delle sostanze volatili, capaci di attrarre gli insetti impollinatori. Decisamente più bella la sua parente Rosa di Natale (Helleborus niger), anch’essa velenosa ma con un bel fiore bianco che ingentilisce per tutto l’inverno, i nostri boschi alpini.

IL BUCANEVEcroco - G.M. Pivi

Ma il fiore simbolo dell’inverno è quello del Bucaneve (Galanthus nivalis), che, come dice chiaramente il suo nome, sfida la resistenza del ghiaccio e della coltre nevosa, per uscire all’aperto tra febbraio e marzo, in modo che gli insetti possano impollinarlo. Un prato innevato cosparso di fiori bianchi di questa specie è uno degli spettacoli più emozionanti che la foresta possa offrire in questo periodo. Il Bucaneve è considerato il fiore della speranza perché è il primo che annuncia la fine della stagione fredda e l’arrivo della primavera. Per questo forse la leggenda narra che fu questo il primo fiore visto da Adamo ed Eva dopo la loro cacciata dal Paradiso terrestre. La Terra, colpita dalle conseguenze del peccato originale, era una distesa arida e fredda. Adamo ed Eva vi erravano in cerca del modo di sopravvivere, rimpiangendo nel loro cuore i prati fioriti dell’Eden. Un angelo che li seguiva, impietosito per questa loro dolorosa nostalgia del bello, soffiò su alcuni fiocchi di neve e questi si trasformarono in fiori di Galanthus.

Da quel momento iniziava il loro lungo e faticoso cammino di riconciliazione con Dio.

Mentre si scioglie la neve, ma ancora il freddo si fa sentire, le radure di montagna si colorano di viola e azzurro. Prima le fioriture di Scilla (Scilla bifolia) dai bei fiori stellati, che somigliano

agli occhi azzurri della ninfa da cui prende il nome la pianta, ninfa che fu trasformata in mostro marino da Circe, presa da un empito di gelosia. Alle fioriture della Scilla seguono quelle, decisamente più abbondanti, del Croco (Crocus albiflorus), che tappezzano intere aree e creano un bellissimo contrasto cromatico tra il viola dei petali, le chiazze di neve gelata ed il grigio algido delle cortecce di faggio. Questi ultimi fiori appartengono allo stesso genere dello Zafferano e, come questo, hanno dei vistosi stami giallo-arancione.

Ancora un ultimo fiore, della stessa tonalità dei precedenti, quello del Cipollaccio azzurro (Muscari botryoides), e poi arriverà la primavera con la sua esplosione di colori, profumi e calde luci.

Resta l’incanto per queste poche ma importanti piante che, nascoste tra la neve e spesso non ammirate da nessuno, coraggiosamente continuano a sfidare l’inverno, per richiamare con forza la Natura al suo annuale risveglio.