Menu
Mostra menu
AMBIENTE
ELEMENTI DI NATURA
26/11/2017


Foto editorialeAcqua e fuoco, elementi primordiali della natura, hanno connotato questa estate rovente. Archetipi della vita e del divenire ma anche pericolose piaghe bibliche. Il fuoco a divorare i nostri boschi, polmoni di ossigeno e riserve di biodiversità, i roghi delle discariche abusive e degli insediamenti produttivi andati in fumo ad avvelenare l’aria delle città. Rimarranno emblematiche nella memoria dei disastri ambientali le immagini del Vesuvio in fiamme visibili dal satellite e quelle del lago di Bracciano drammaticamente in secca. E su tutto un caldo insopportabile, al di sopra delle medie stagionali. E già i cambiamenti climatici! Il capro espiatorio di ogni male. Qualcosa di ineluttabile causato forse dall’uomo -ma poi da chi non si sa - e dai nostri modelli di sviluppo. Così la colpa sarebbe di tutti e di nessuno in particolare.

E poi l’incessante battaglia degli uomini contro la furia degli elementi, eroi mitici che hanno ingaggiato una lotta ciclopica per sopraffare il drago rovente. Angeli del fuoco silenziosi piombati dall’alto a cavallo di uccelli d’acciaio a lanciare acqua sul fuoco in rischiose e spettacolari evoluzioni sui cieli delle nostre vacanze. A terra altri uomini a cercare le tracce dei nuovi mostri dell’ambiente, gli incendiari, che appiccano il fuoco per un proprio tornaconto o per un malessere personale. I Carabinieri li hanno inseguiti ovunque, nei boschi, sui cigli delle strade, tra le fiamme e i cumuli di cenere, con ogni mezzo da quelli più sofisticati al tradizionale controllo del territorio. Il bollettino provvisorio di questa guerra non conclusa conterà alla fine di agosto 42 persone arrestate dai Carabinieri e 562 denunciate.

Un bel giorno anche Roma, la città dell’acqua per antonomasia, l’Urbe delle terme, degli acquedotti, delle fontane barocche e delle centinaia di fontanelle agli angoli delle strade, i tipici “nasoni”, si è svegliata con lo spettro dei rubinetti chiusi. Un timore che in molte aree italiane è già una difficile realtà. Per la prima volta ci è capitato di ripensare all’acqua come ad un bene primario da gestire e usare con parsimonia, una risorsa essenziale ma non infinita da custodire.

L’autunno è alle porte e presto l’acqua tornerà a cadere sui boschi bruciati, a riempire nuovamente gli invasi artificiali e i laghi asciutti. Una fresca coltre verde renderà il paesaggio più omogeneo anche se ci vorranno molti decenni, prima che il bosco ricresca e intanto l’acqua, quasi a prendersi una rivincita beffarda sull’indifferenza e sulla nostra incapacità di saper entrare in relazione con la natura, rotolerà fango e pietre sugli uomini distratti. Altre piaghe dolorose potrebbero mettere nuovamente in luce la fragilità della nostra presenza. Ancora una volta s’invocheranno i cambiamenti climatici, fino a quando tornerà il sole primaverile a riempire i cuori di nuove speranze. Una sorta di parabola dello scollamento dell’uomo dalla natura, l’eterno ritorno di una frattura che, finché non sarà sanata, rinnoverà questa spirale di fenomeni il cui rischio potrebbe comunque essere ampiamente previsto e contenuto.