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AMBIENTE
Cuore d'elefante
28/02/2017
di Maria Luisa Cocozza

A Nairobi, nella nursery del David Sheldrik Fund Trust, per conoscere da vicino i piccoli pachidermi salvati dai guardiaparco, che garantiscono ai cuccioli una vita migliore e al sicuro dai bracconieri

Famiglia di elefanti Nella loro breve vita hanno conosciuto tutto il dolore possibile: la perdita cruenta della madre che ancora li allattava, la fame, la sete, la solitudine, la paura delle mille insidie della savana. Per questo quando arrivano qui, alla nursery del David Sheldrik Fund Trust di Nairobi, gli elefantini sono talmente spossati da non riuscire neppure a prendere sonno. L'ultimo cucciolo arrivato è Malima, una femmina di 5 mesi ancora tremante per quello che ha vissuto: recuperata nel Parco Nazionale Tsavo est, è stremata, a stento si regge sulle zampe e con la copertina sempre indosso cerca di recuperare energia, calore, forza, voglia di vivere. Quando è l'ora della nanna, infatti, i keeper, che sostituiscono in tutto e per tutto la mamma che questi cuccioli non hanno più, mettono loro addosso la copertina che non solo li proteggerà dal freddo della notte equatoriale, ma fornirà loro quel calore che solo il branco poteva dare. Perché gli elefanti sono animali eccezionalmente socievoli, con una meravigliosa struttura matriarcale che li difende da mille pericoli ma che di fronte alla violenza degli uomini non può nulla. Lo dimostra la storia di Luggard, l'elefantino che ci ha rubato il cuore: zoppica e ha una vistosa ferita alla zampa posteriore, ma anche le orecchie traforate dai proiettili dei bracconieri: per difendere la mamma, infatti, Luggard non ha esitato a pararsi davanti a lei con le orecchie aperte a ventaglio.

 

UNA GIORNATA TIPO

 

La giornata alla nursery comincia presto: ha appena albeggiato quando, dopo la prima Elefantino e keeperpoppata, gli elefantini lasciano le tiepide stalle per raggiungere il bosco: qui si ripropone la giornata-tipo che gli elefantini avrebbero nel bush, in natura, perché è lì che dovranno essere in grado di ritornare una volta finito il lungo percorso di riabilitazione. È una fortuna per noi poter fare le riprese così da vicino per la nostra trasmissione, l'Arca di Noè: le rigide regole del centro non permettono a nessuno - se non ai keeper che pure si occupano degli elefantini a rotazione - di avvicinarli; e questo perché sono animali selvatici e tali dovranno rimanere per poter sopravvivere in natura. Il percorso di recupero dei piccoli pachidermi si snoda in tre diversi centri: la nursery appunto fino a tre anni e poi via via in centri sempre più grandi, dove gli elefantini impareranno a gestirsi da soli fino al momento fatidico, dopo quasi 10 anni, in cui saranno reintrodotti in natura. Un'organizzazione perfetta, che da trent'anni ha fatto della salvezza degli elefanti il simbolo dell'impegno per un mondo migliore; e l'artefice di questa meraviglia è la signora Daphne Sheldrick, che ha dedicato tutta la vita a questo progetto ora ereditato dalla figlia Angela. Con tutte le sue forze ha voluto e creato - in memoria del marito che è stato uno dei primi guardiaparco di Nairobi - questo che è l'unico centro di recupero per elefantini orfani del bracconaggio esistente e si sostiene unicamente con i fondi privati di chi li adotta e paga per venire a vederli da vicino rotolarsi nella pozza d'acqua o per dar loro la buonanotte. Molti vengono dall'Italia, grazie all'impegno del veterinario Aldo Giovannella che ha sposato la causa degli elefantini e ha fondato il Pengo Life Project, la costola italiana dello Sheldrick. Noi siamo venuti in Kenya proprio con un gruppo di genitori adottivi italiani, trepidanti per il primo incontro con l'elefantino che ha toccato il cuore a ciascuno di loro.

 

I MOMENTI LUDICI

 

Elefantini allattati dal personale del centroÈ un piacere enorme vederli giocare tra di loro, spintonarsi, intrecciare le proboscidi o spruzzarsi il fango l'un altro...proprio come i bambini..! Qualche volta tra gli spintoni ci finiamo anche noi...e proprio come i bambini, gli elefantini sono inclusivi, tanto da aver perfettamente accolto nel gruppo anche Pea, orfana pure lei ma...di struzzo! Pea dorme insieme a loro, va nel bush con loro, dall'alto dei suoi 2 metri d'altezza controlla tutto e chiude la carovana con quei buffi movimenti a scatto tipici di questi uccelli prudenti e circospetti. E del gruppo fa parte anche Kiko, una giraffa di pochi mesi salvata mentre vagava completamente sola in un altro Parco Nazionale sempre qui in Kenya. Il cucciolo rischiava di morire di fame senza l'intervento provvidenziale di un gruppo di masai che poi ha chiamato i ranger che l'hanno affidata allo Sheldrick. Adesso anche Kiko è qui al centro, condivide la stalla con un elefantino e per farli interagire gli operatori hanno dovuto aprire una finestra in alto...la sera qualche volta si vede Kiko strusciare gli ossiconi del capo contro la parete di legno e scalciare con gli zoccoli per svegliare il suo amico Ndotto e farsi compagnia. Una dolcezza infinita, alla quale anche noi dell'Arca di Noè abbiamo voluto contribuire adottando un piccolo di elefante; la nostra scelta non poteva che ricadere sul più tenero e svantaggiato di questi orfanelli, quello che probabilmente non acquisirà mai la forza necessaria a tornare in natura: il piccolo Luggard che pur zoppicando tenta di stare dietro ai compagni anche se per lui, qui allo Sheldrick ci sarà sempre un biberon, una copertina e un keeper per tirarlo su.

..dopo 10 anni, di nuovo in in natura