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AMBIENTE
Come ti scovo i rifiuti
03/08/2016
di Sergio Costa 

Tecnologia all’avanguardia e conoscenza del territorio ottimizzano le investigazioni in campo ambientale

Le indagini finora condotte dalla Forestale e dalle altre Forze di Polizia nel settore specifico della ricerca dei rifiuti tombati, seppelliti, interrati e più in generale occultati in discariche prevalentemente non autorizzate, costituite da cave, specchi d’acqua, grosse buche scavate in fondi anche agricoli sulle quali, una volte ricoperte, vengono piantate molto spesso colture o anche costruiti degli edifici, chiariscono, più di quanto non sia stato fatto prima, che il neologismo “Terra dei Fuochi”, entrato ormai nel linguaggio comune, non identifichi più un luogo geografico specifico, ma un modo delinquenziale e criminale che tende ad annientare il bene ambiente minando le radici del vivere sereno delle famiglie nel loro comune bisogno di sicurezza sanitaria. Oggi esistono “Le Terre dei Fuochi” ovunque un criminale attenti in modo strutturale al bene ambiente saturando il territorio, in ogni metro di terreno e sacrificando il bene primario della salute dei cittadini, nonché il corretto sviluppo del progresso economico. Scovare i rifiuti clandestini, cercandoli nel profondo delle viscere del suolo o intercettandone i malefici flussi su strada o nelle campagne, rappresenta un gravoso impegno per qualsiasi Forza dell’Ordine, in quanto questo tipo di indagine non si inventa da un giorno all’altro, ma rappresenta una evidente conseguenza di un modo di interpretare la funzione di polizia che necessariamente deve coniugare conoscenza tecnica con senso della prossimità e intelligence territoriale.

Trovare i rifiuti occultati diventa, quindi, un patto che lo Stato italiano ha stretto con il cittadino di oggi e, senza retorica, con quello di domani. Un patto di serietà operativa che vede il Corpo forestale dello Stato al centro di un nuovo e più strutturato modo di tutelare l’ambiente, per contrastare il crimine ordinario ed organizzato. Una sorta di format sul quale spendere le proprie risorse come Corpo di Polizia specializzato nella tutela ambientale, agroalimentare e forestale nel quale vengono privilegiate tre componenti imprescindibili:

 
  • il senso di prossimità con le popolazioni che si manifesta con la conoscenza delle intime dinamiche territoriali e con l’atto di accompagnamento verso politiche di tutela del bene comune;
  • l’approfondita conoscenza tecnica del sistema ambientale nel suo complesso e, nel caso specifico, del sistema rifiuti non solo dal punto di vista amministrativo-giuridico, ma anche dal punto di vista tecnico-scientifico componendo, così, quel necessario sillogismo operativo che consente di decodificare l’azione e il danno ambientale di ogni singolo elemento nocivo;
  • l’impiego di tecniche info-investigative prese in prestito da altri settori del contrasto alla criminalità e adattate al bene ambiente che, unitamente all’impiego di tecnologie avanzate, finora utilizzate per altri fini certamente utili ma profondamente diversi da quelli in questione, consente di schiudere mondi investigativi in parte ancora sconosciuti.
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Le ragioni dello smaltimento illecito dei rifiuti

 

L’illecita gestione dei rifiuti speciali e pericolosi è figlia del sistema economico di produzione, quindi, è un bug che si può trovare dovunque a livello globale. Per comprenderlo al meglio è necessario capirne il fenomeno, prima ancora di investigare in senso stretto. Il rifiuto speciale e pericoloso, cioè non proveniente dall’attività domestico-familiare, al di là della definizione giuridico-amministrativa contenuta nel Testo Unico Ambientale è sostanzialmente un rifiuto mal gestito, seppellito, abbandonato, stoccato in modo non conforme a legge semplicemente, quanto tragicamente, perché esiste una parte di imprenditoria –per la verità una fetta molto piccola rispetto ai numeri nazionali – che producendo in parte o integralmente in regime di evasione fiscale e contributiva e/o per abbassare sensibilmente i costi di gestione, smaltisce i rifiuti prodotti in regime di evasione ambientale. In buona sostanza, il danno ambientale è incasellabile come una sorta di danno collaterale collegato ad un reato economico d’impresa, cosa questa che deve ben far riflettere sul rapporto tra produzione e tutela ambientale. Comprendere questo elemento di base è assolutamente necessario per orientare la propria attività info-investigativa sul territorio. Seguire l’interesse economico e sapere come evidenziarlo è il primo step per arrivare ad intercettare il fenomeno criminale ambientale, che sia stato posto in essere dalla criminalità organizzata o che sia gestito da delinquenti ordinari.

 
 
 

L'investigazione ambientale

 

Il ritrovamento di rifiuti speciali occultati e pericolosi non è mera applicazione di tecnicismi di polizia che hanno segnato una svolta investigativa nel settore ambiente. È senz’altro anche questo, ma non solo,anzi si può affermare che la tecnica sia solo una naturale conseguenza di un nuovo modo di essere presente sul territorio che il Corpo forestale dello Stato ha stabilito di interpretare e che è il frutto di lunghi anni di esperienza e conoscenza in vari settori territoriali. Le varie anime presenti nell’Amministrazione forestale, che solo ad un occhio disattento possono sembrare fragilità, in realtà rappresentano la vera ricchezza e la migliore sicurezza per il cittadino che può trovare risposte ad ogni sua istanza ambientale, agroalimentare e forestale. Un buon investigatore ambientale è colui che conosce il territorio e lo declina nelle sue tendenze ordinarie e manifeste, ma anche in quelle non ordinarie e occulte. Nel sistema dei rifiuti, la conoscenza di un territorio nasce da una ordinata informazione ed interpretazione dei dati della propria circoscrizione operativa afferente alla Stazione Forestale, in modo da avere le varie e diverse chiavi di lettura di ciò che è accaduto, sta accadendo o verosimilmente potrà accadere. La conoscenza del dato è la base necessaria sulla quale orientare la lettura territoriale, trasformando il dato disorganizzato in dato intelligente e, via via, in dato info-investigativo fino ad arrivare a quella che si chiama investigazione ambientale. Solo una conoscenza “strutturata” del sistema permette di prevenire e reprimere il reato ambientale da rifiuti, ma essa postula un principio necessario ed insormontabile: il continuo e costante monitoraggio dei dati ambientali e del territorio da parte di ogni singolo operatore di polizia. Il ruolo dell’investigatore ambientale è proprio quello di “costruire ponti” tra soggetti istituzionali diversi e cittadino. La raccolta e la sistematizzazione di tutti questi elementi comporta, come logica e virtuosa conseguenza, la possibilità per l’investigatore di trasformare i dati grezzi in informazioni e, queste, in conoscenza, in base alla quale prendere decisioni operative. Tutti i dati, suddivisi per Stazioni Forestali e per sottocircoscrizioni territoriali sono fatti confluire, a livello provinciale, presso il Comando di riferimento, al fine di essere immagazzinate dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale che li riorganizza in un database per tematismi del SIM – Sistema Informativo della Montagna – e li georeferenzia descrivendoli nei dettagli. Per ogni dato conoscitivo è necessario, congiuntamente all’Autorità Giudiziaria, effettuare ulteriori verifiche ed incroci.

 
 
 

Metodologia di rinvenimento dei rifiuti tombati

 

La logica appena descritta ha consentito al Corpo forestale dello Stato di elaborare una nuova metodologia investigativa che, partendo dalla conoscenza qualificata dei dati e dalle osservazioni e informazioni di polizia territoriali, ha introdotto una modellistica scientifica. Dalle ortofoto d’archivio (fotografie scattate da aerei contrattualizzati con il CFS che negli ultimi 25/30 anni hanno fotografato le superfici agresti, rurali e forestali italiane e poi mappate catastalmente) presenti nel Sistema Informativo della Montagna – SIM – già ordinariamente in possesso all’Amministrazione forestale in ogni sede periferica, incrociando il dato con le informazioni acquisite secondo il format precedentemente illustrato è agevole verificare eventuali anomale movimentazioni di terra, specialmente se effettuate in modo ripetuto negli anni. Esse, lasciando una traccia indelebile negli archivi, consentono ai fotointerpretatori della Forestale di seguire un percorso scientifico-investigativo che consente i primi riscontri oggettivi.Acquisito il dato start-up ed una volta georeferenziato il sito, il personale forestale utilizza il magnetometro, strumento già in dotazione ad alcuni reparti territoriali, che misura il campo magnetico terrestre e le sue eventuali variazioni collegate ad anomale presenze ferromagnetiche sepolte nel sottosuolo. Tale verifica effettuata in modo relativamente rapido (si può impiegare personale di terra con lo strumento posto a mo’ di zainetto sulle spalle o impiegare droni opportunamente attrezzati), consente di comprendere se è ragionevole supporre che il sito individuato possa nascondere rifiuti convalenza ferromagnetometrica (per esempio fusti, altri contenitori metallici o elementi metallici che servono a dare struttura alla discarica, cosa questa presente statisticamente in tutte le discariche tombate). Acquisite tali evidenze, il CFS, in relazione alla situazione manifestatasi, procede, con l’intervento dell’ARPA – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente –competente, al campionamento della falda acquifera sottostante il sito, al fine di comprendere se i rifiuti seppelliti abbiano percolato ed eventualmente che tipologie di analiti siano presenti, così da avere nozione anche circa latipologia di rifiuti che possono essere stati seppelliti e valutare come intervenire nelle operazioni di scavo.

 
 

Con l’ARPA si procede anche al campionamento del tops oil (i primi 25 cm di suolo dal piano di campagna), al fine di comprendere se i rifiuti abbiano potuto influire anche sull’area più prossima alla matrice aria e, se presenti, attorno alle radici dell’eventuale soprassuolo agricolo. Qualora sia presente attività agricola, si procede, con l’ASL – Azienda Sanitaria Locale – competente, al campionamento dei prodotti,al fine di comprendere se essi siano o meno salubri e, quindi, adatti al consumo umano o animale. In relazione agli esiti che via via si manifestano, si procede allo scavo del terreno per la ricerca di discariche sepolte riverificando, ad ogni soglia di scavo, la presenza di radio nucleidi. Gli esiti di rifiuti disseppelliti vengono catalogati secondo la classica procedura di polizia giudiziaria avendo cura di indicare ogni possibile traccia evidente circa la tipologia del rifiuto e, principalmente, circa eventuali elementi di tracciabilità dello stesso (codici di catalogazione, società titolare del prodotto, etc.) per consentire di risalire, attraverso il sistema amministrativo-contabile, all’ultimo soggetto detentore che poi dovrà giustificarne il seppellimento. Ovviamente tutte le operazioni innanzi riportate sono sempre definite sotto indicazione della Procura della Repubblica competente che, sin dalla prima fase di avvio delle indagini, procede con l’emissione di opportuna delega investigativa e con decreto di ispezione dei luoghi e successivo decreto di sequestro e scavo o direttamente con emissione di decreto di sequestro del luogo. Al termine delle operazioni di scavo la fase giudiziaria segue il suo corso e il titolare del sito o l’Autorità amministrativa competente (Comune, Provincia o Città Metropolitana, Regione) deve provvedere alla messa in sicurezza e alla caratterizzazione dei rifiuti per poi adire alla attività di bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi secondo le previsioni del decreto legislativo 152/2006. In Campania, in particolare nel territorio posto a nord della provincia di Napoli e a sud della provincia di Caserta, in un’area cara agli antichi romani come Campania felix grazie alla sua fenomenale fertilità che dà oltre tre raccolti all’anno, che investe novanta comuni e circa tremilioni cinquecentomila abitanti censiti,denominata “Terra dei Fuochi”, il Corpo forestale dello Stato ha avviato una rivoluzione copernicana sulla tecnica investigativa ambientale strutturando tutti gli elementi conoscitivi ambientali innanzi riportate ed evidenziando, in modo chiaro, le distonie territoriali che sono e stanno emergendo. Aver elaborato una nuova metodologia info-investigativa, sia in Campania che altrovela si intenda applicare plasmandola in relazione alle differenze territoriali,vuole dire limitare se non addirittura eliminare la possibilità che nuove Terre dei Fuochi possano sorgere e scoprire quelle che ancora non sono note o delle quali più o meno velatamente se ne sospetta l’esistenza.

 
 

Perché ti scovo i rifiuti

 

La Terra dei Fuochi o meglio le “Terre dei Fuochi” ci insegnano ancora una volta che bisogna arrivare prima. Solo in tale modo non ci sarà necessità di riparare a ciò che non sarebbe mai dovuto accadere. Il Corpo forestale dello Stato, oggi più che mai, ha assunto un ruolo gravitazionale nella tutela dell’ambiente e del territorio e ciò non solo per le sua moderna metodologia di indagine investigativa atta a scovare i rifiuti, ma perché consente allo Stato di arrivare “prima” che l’ambiente possa essere aggredito e violato. Non si può sottacere che spesso i benefici del suo operato, come moderna polizia ambientale volta alla prevenzione, siano silenziosi e non siano chiaramente evidenziati al cittadino in quanto sono connessi ai disastri ambientali che non sono accaduti; né si può trascurare il fatto che le tragedie ecologiche che si nascondono nelle viscere della terra, svelate dalla Forestale, purtroppo, nella maggior parte dei casi non conducono ad una verità processuale di responsabilità a carico di qualcuno, poiché risalgono ad indagini per le quali il reato penale di riferimento è un reato contravvenzionale con termini prescrizionali di estinzione estremamente brevi e non congruenti con la vicenda storica. Tuttavia, oggi con la promulgazione della legge 22 maggio 2015, n.68, meglio conosciuta come la legge sugli ecodelitti, molto di più e di meglio si potrà fare e si sta già facendo. Si è finalmente alzata la soglia penale di tutela del bene ambiente a beneficio del cittadino e della comunità intera, ma si sono anche introdotte nel codice penale nuove ed importanti fattispecie di reato o delitto ambientale. Oggi è più che mai necessario continuare ad operare e, nel caso dei rifiuti interrati,a scavare lì ove sorga il concreto pericolo di rifiuti occultati, in quanto i cittadini si aspettano che le Istituzioni facciano la loro parte fino in fondo per arrivare non solo alla scoperta delle discariche tombate, ma anche alla loro messa in sicurezza, bonifica e ripristino dello stato dei luoghi, affinché ciò che è accaduto non accada mai più e si possa ricostruire un rapporto.


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#Natura - anno XVII - N. 91   Gennaio-Aprile 2016