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AMBIENTE
Colori d'autunno
01/09/2016
di Alessandro Bottacci

In autunno tutto ci ricorda il crepuscolo, e tuttavia, mi sembra la stagione più bella: volesse il cielo allora, quando io vivrò il mio crepuscolo, che ci debba essere qualcuno che allora mi ami come io ho amato l’autunno. (Søren Kierkegaard)

32Arriva l’autunno e per il bosco si apre la stagione più variopinta, più bella, più romantica: la stagione del foliage, cioè il fenomeno della variazione di colore delle foglie negli alberi decidui, che rende le pendici delle montagne una tavolozza di caldi colori pastello. Dopo il verde chiaro che aveva caratterizzato i boschi in primavera e il verde intenso dei giorni d’estate arriva la multicolore stagione autunnale. Le foglie, prima di abbandonare i rami degli alberi, si caricano dei più vivaci colori: dal giallo al rosso, dal bronzo al viola intenso.
In Paesi come il Canada, il Giappone, gli Stati Uniti (in particolare nella regione del New England) e la Scandinavia, dove il legame col bosco è più forte e profondo che in Italia, molte persone percorrono a piedi i boschi per godere di questo spettacolo della natura. Tutto inizia quando gli alberi sentono che la stagione estiva volge al termine. Ma come fanno? Lo fanno attraverso una sorta di orologio interno, un sistema che riesce a determinare la durata del giorno e della notte.
Questo sistema si basa su una proteina contenuta nelle foglie (fitocromo), che si può presentare in due forme: il fitocromo 660 nm. (Pr) e il fitocromo 730 nm. (Pfr). Il fitocromo, di notte, passa dalla forma Pfr a quella Pr mentre di giorno, in presenza di luce, si ha il processo inverso, passando da Pr a Pfr. Col passare delle settimane la durata della notte aumenta rispetto alla durata del giorno e quindi ci sarà una maggiore quantità di Pr che rimane non riconvertita in Pfr. Quando le ore di luce e quelle di buio si equivalgono siamo in prossimità dell’equinozio e la pianta “percepisce” che sta arrivando l’autunno.
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Da quel momento in poi si attivano molti processi, guidati da specifici ormoni (auxina, acido abscissico ed etilene), che predispongono gli alberi ad affrontare la stagione invernale. L’effetto più visibile è certamente il cambiamento di colore e la successiva caduta delle foglie. In particolare quello legato alla demolizione degli apparati fotosintetizzanti e alla traslocazione di molte sostanze verso i tessuti interni dell'albero.

PERCHE' LE FOGLIE CAMBIANO COLORE
Durante la stagione vegetativa i tessuti fogliari sono ricchissimi di clorofilla (il pigmento verde che è alla base della fotosintesi); questa abbondanza maschera tutte le altre sostanze colorate che sono presenti e le rende invisibili. Col sopraggiungere dell’autunno alla base del picciolo della foglia si forma uno strato di cellule rotondeggianti (strato di abscissione) che predispone la foglia al distacco, riducendo contemporaneamente il trasporto della linfa e aumentando il trasferimento dei nutrienti verso il fusto e le radici. Nelle fasi finali queste cellule vengono rivestite di sughero e lignina in modo che la ferita che si formerà alla caduta della foglia sia isolata dall’esterno e quindi non venga attaccata dai parassiti. Il processo di viraggio dei colori, che è poi alla base della spettacolarità del foliage, può durare anche per due mesi, da quando iniziano i primi ingiallimenti a quando la foglia ormai secca si distacca e cade. I primi composti a scomparire sono proprio le clorofille, le cui molecole devono essere continuamente ricostruite. Piano piano l’intensità del verde diminuisce ed iniziano a trasparire i colori delle altre sostanze presenti. I pigmenti più evidenti sono i Carotenoidi (ben 600 molecole diverse) che danno alle foglie tutte le tonalità dal giallo (Carotene) all’arancio (Xantofille).
Invece le tonalità del rosso, del viola e del blu sono dovute ad un altro gruppo di pigmenti, i Flavonoidi. Sono loro a dare il bel colore rosso alle foglie degli aceri. Tra i Flavonoidi una particolare importanza hanno gli Antociani. Questi sono pigmenti viola che aumentano durante il processo di distacco della foglia. L’intensità della loro colorazione è legata alla temperatura e all’acidità dei succhi cellulari. Sono proprio gli Antociani i responsabili della colorazione viola intenso quasi bronzata, delle foglie dei frassini. Gli Antociani hanno anche una funzione importante nella fisiologia degli alberi; poco prima della caduta delle foglie la pianta lega ad essi le tossine da eliminare in modo che vengano espulse. Non sono coinvolti nel processo fotosintetico ma intervengono sempre quando la pianta si trova in condizioni di stress. Durante il periodo vegetativo i pigmenti (ad eccezione degli Antociani) hanno la funzione principale di accumulare la luce solare nelle lunghezze d’onda non catturate dalla clorofilla, in modo da poter assorbire energia da uno spettro luminoso più ampio per poi traslocarla verso la clorofilla. Alcuni di questi poi sono anche presenti nei fiori e nei frutti, come attrattivi per gli insetti impollinatori o per gli animali disseminatori. Alla fine del processo di trasformazione della foglia (spesso dopo il suo distacco dall’albero) tutti i pigmenti si aggregano e danno origine alla colorazione grigia o marrone della foglia secca.
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TRECENTO SFUMATURE D'AUTUNNO 
La diffusione e l’intensità dei colori varia di anno in anno e da bosco a bosco. Alcuni alberi sono particolarmente ricercati per la bellezza del loro foliage; un recente studio ha classificato quasi 300 specie in funzione della bellezza dei colori autunnali. Primi tra tutti gli aceri (con una vasta gamma di colori dal giallo intenso al rosso violetto), ma anche i frassini, i sorbi, i ciliegi, i faggi. Tra le specie esotiche (ma diffuse nei nostri parchi urbani) il Ginkgo biloba (pianta cinese che si colora di un giallo vivissimo), il Liquidambar che tende al rosso e il Liriodendron dominato dai gialli. La quantità dei pigmenti varia, oltre che da specie a specie, anche in funzione della temperatura e della umidità dell’autunno. Se le notti sono molto fredde le clorofille scompaiono rapidamente e le foglie ingialliscono in pochi giorni. Se però le temperature rimangono sopra lo zero permane una certa produzione di zuccheri che favorisce la formazione degli Antociani e le foglie prendono più facilmente delle belle colorazioni rosso-viola. Lo stesso avviene se il tempo è secco con poca pioggia e scarse nebbie. Il clima ideale per avere la maggiore varietà di colori nel foliage autunnale è quello degli autunni assolati, asciutti e con le notti fredde ma non sotto lo zero. Negli autunni nuvolosi, freddi e piovosi, i colori del bosco rimangono poco brillanti e lo spettacolo è rinviato all’anno successivo. L’inurbamento e la vita sempre più frenetica e lontana dagli ambienti naturali ha portato l’uomo a sentire la necessità di rigenerarsi nella natura per ritrovare forza e serenità. Passeggiare nei boschi è da sempre una delle attività più consone a questo scopo. Se a questo si aggiungono la bellezza e gli stimoli derivanti dai cromatismi caldi del foliage e dalle sensazioni che si hanno camminando su un tappeto di foglie colorate, questa attività diventa una sorta di terapia del corpo, della mente e dell’anima. Tutelare i boschi, gestirli in modo sostenibile, favorire il loro sviluppo nel tempo e nello spazio, lasciare libertà alla natura di crescere e manifestarsi, diventa allora indispensabile anche per il benessere dell’uomo moderno. Godiamo dunque di questa stagione del bosco, che, mentre si prepara ad addormentarsi, assume una veste esteriore di una straordinaria vivacità quasi ad esorcizzare il grigio freddo delle brume invernali.


#Natura - anno XVII - N. 94   Settembre-Ottobre 2016