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AMBIENTE
CHE FINE HA FATTO IL CIELO STELLATO
15/05/2017

di Luisa Persia


L’eccessiva illuminazione della volta celeste rappresenta una forma d’inquinamento


FOTO AA quanti di noi è capitato soprattutto in estate di ammirare un cielo stellato, magari in alta montagna o in mezzo al mare? Uno spettacolo incantevole che fa anche percepire la nostra appartenenza ad un Universo sconfinato del quale non siamo che una parte infinitesimale. Poter osservare le stelle è ormai un privilegio di pochi, ovvero di quelli che non vivono nelle grandi città o in luoghi eccessivamente illuminati. Molti centri abitati sono solitamente troppo illuminati, o meglio, lo sono anche dove non è necessario. La luce si disperde verso l’alto, causando un eccessivo chiarore della volta celeste.

 

LA RADIAZIONE LUMINOSA

La luce, elemento fondamentale del microclima che concorre al benessere degli FOTO Bambienti di vita e di lavoro, ricopre un ruolo importante per vista, sfera psichica, azione antibatterica e antianemica. Un uso scorretto di illuminazione può provocare nella persona danni talvolta irreversibili: cefalea, bruciore agli occhi e disturbi della vista a causa dell'istintivo avvicinamento all'oggetto con illuminazione scarsa; oppure vertigini, cefalea, lacrimazione, visione abnorme o diminuzione della vista in caso di intensa illuminazione. Esiste inoltre il fenomeno dell'abbagliamento che può essere provocato dalla sorgente luminosa per azione diretta, o da superfici fortemente riflettenti per azione indiretta.

Come ben si sa, è preferibile usufruire al massimo della luce naturale a nostra disposizione, ma quando essa viene a mancare si ricorre all’illuminazione artificiale che deve, però, avere determinate caratteristiche: composizione spettrale simile alla luce naturale, minore quantità possibile di calore e non dovrebbe abbagliare né rilasciare prodotti di combustione come anidride carbonica, acqua o altre sostanze volatili.

 

LOTTA ALL’INQUINAMENTO

L'inquinamento luminoso è un'alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell'ambiente notturno che provoca danni ambientali, culturali ed economici. La definizione legislativa più utilizzata lo qualifica come "ogni irradiazione di luce diretta al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata, ed in particolare verso la volta celeste". Tra i danni ambientali si possono elencare: difficoltà o perdita di orientamento negli animali (uccelli migratori, tartarughe marine, falene notturne), alterazione del fotoperiodo in alcuni vegetali e dei ritmi circadiani di piante, animali e persone (ad FOTO Cesempio la produzione della melatonina viene bloccata già con bassissimi livelli di luce). Il sistema circadiano endogeno funziona come un complesso "orologio interno" all'organismo che si mantiene sincronizzato con il ciclo naturale del giorno e della notte mediante stimoli naturali come la luce solare e la temperatura ambientale, e anche stimoli di natura sociale. Fra le scienze più danneggiate dalla sparizione del cielo stellato vi è senza dubbio l'astronomia, sia amatoriale che professionale: un cielo troppo luminoso, infatti, limita fortemente l'efficienza dei telescopi ottici che devono sempre più spesso essere posizionati lontano da questa forma di inquinamento. L'inquinamento luminoso si propaga a grandi distanze e sta crescendo in modo esponenziale, dagli anni Settanta ad oggi la luminosità artificiale del cielo è più che quadruplicata.

 

COSA FARE?

Le leggi regionali contro l'inquinamento luminoso della maggioranza delle regioni italiane costituiscono il corretto punto di partenza per una illuminazione ecologica. Il primo criterio irrinunciabile per un’efficace limitazione dell’inquinamento luminoso è quello di non sovrailluminare. Nelle migliori leggi e/o regolamenti si applica il limite di una candela al metro quadro.

Si potrebbero pertanto diminuire i livelli di illuminamento in quegli orari in cui le caratteristiche di uso della superficie lo consentano e minimizzare la dispersione diretta di luce al di fuori delle aree da illuminare mediante apparecchi totalmente schermati in tutti gli impianti, pubblici e privati.

 

L’ISOLA DELLE STELLE

FOTO  - BOX MontecristoNell’isola dell’arcipelago toscano nota per il romanzo di Alexandre Dumas “Il Conte di Montecristo” che ne ha fatto, complice l’aspetto massiccio del paesaggio, un territorio avvolto nel mistero ed inespugnabile, il cielo è solo parzialmente inquinato e permette di vedere la Via Lattea e tante altre stelle, più di ogni altro luogo del nostro Paese. Montecristo è una Riserva Naturale Statale Integrale, gestita dall’Arma dei Carabinieri.

I cieli meno stellati d’Italia si trovano invece in Pianura Padana, come pure nei grandi centri: Roma, Napoli, Torino e lungo la Costa adriatica. Questo riporta l'Atlante mondiale dell'inquinamento luminoso realizzato da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall'Italia con l'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'inquinamento luminoso (Istil). L'Italia è il Paese del G20 con maggiore inquinamento luminoso: il 77% degli italiani non può più vedere la Via Lattea, mentre addirittura un quarto della popolazione non attiva più gli occhi nella modalità di visione notturna nell'osservare il cielo.