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AMBIENTE
AUMENTANO LE SPECIE DI UCCELLI NEL MONDO
01/04/2017
di Fulvio Mamone Capria

La crescita non è però sempre correlata ad uno stato di conservazione favorevole


Foto E - moriglione 07948  - L.Sebastiani www.birds.it + lib

Un recente studio pubblicato sulla rivista Plos One quantificherebbe il numero delle specie di uccelli nel mondo in 18.000, quasi il doppio di quelle fino ad oggi conosciute. Le specie che in precedenza erano considerate a livello sottospecifico o semplicemente “simili tra loro” con il metodo descritto dagli autori, sia di tipo molecolare che morfologico, verrebbero oggi valutate come “buone” specie.

È una valutazione tassonomica che non convince pienamente altri esperti, quali quelli di Birdlife International (il network mondiale che raccoglie le associazioni di protezione degli uccelli di 122 Paesi), che considerano nell’incremento numerico solo circa 700 nuove specie, portando il numero totale su scala globale a 11.121 e non 18.000.

Una situazione, quindi, controversa che ci conferma un accertato aumento delle specie di uccelli su scala planetaria, ma che, purtroppo, non sempre è correlato ad un altrettanto stato di conservazione favorevole.

 

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Nel 2015 dopo un lungo lavoro guidato da Birdlife International (la Lipu è il partner Foto A - Beccaccia di mare - Maurizio Bonoraitaliano) e finanziato dalla Commissione europea viene pubblicata per la prima volta una Lista rossa europea degli uccelli, che si va ad affiancare a quella mondiale. La metodologia seguita è quella dell’Iucn (International Union for Conservation of Nature), che viene ampiamente riconosciuta come la più autorevole e oggettiva per valutare il rischio di estinzione delle specie.

Il dato generale nei 27 Paesi dell’Unione Europea evidenzia come il 18% delle specie di uccelli in Europa sia minacciato di estinzione: 67 su 451, pari a quasi a una su cinque.

Berta balearica, pavoncella gregaria e zigolo dal collare, sono le specie in pericolo, inserite cioè nella categoria a rischio più elevata Critically endangered (in pericolo critico di estinzione). A queste tre specie se ne aggiunge un’altra come il chiurlottello, che ormai potrebbe essere considerato estinto visto che l’ultima segnalazione è del 1999.

Altre 29 specie hanno abbandonato la “zona di sicurezza” e sono entrate nella lista delle minacciate, tra loro: beccaccia di mare, gazza marina, pernice bianca nordica, gabbiano tridattilo e moriglione. Al contrario, sono solo 20 le specie che hanno migliorato il proprio stato di conservazione, tra cui alcune che hanno importanti popolazioni anche in Italia come moretta tabaccata, occhione, nibbio bruno e grillaio.

Foto B - Grillaio maschio e giovane - Foto M.MendiIl 13% invece delle 533 varietà analizzate ad un livello europeo più ampio (67 specie), sono state considerate minacciate, 10 delle quali sono state considerate “minacciate in modo critico” (il livello più elevato). Lo studio ha evidenziato che 18 specie risultano “minacciate” e 39 “vulnerabili”.

Tra i trend negativi evidenziati, si nota come 29 specie, rispetto al 2004, sono ora considerate “minacciate” o “quasi minacciate” in Europa. In questo elenco sono state inserite tortora selvatica, beccaccia di mare, pulcinella di mare, gazza marina, pispola, pernice bianca nordica, gabbiano tridattilo e moriglione. Altre varietà che erano state classificate a rischio una decade fa non hanno ancora migliorato il loro status: come capovaccaio e altri quali pagliarolo, pavoncella, aquila anatraia maggiore e gallina prataiola.

Venti le specie che hanno migliorato il loro status, e che erano state precedentemente considerate minacciate a livello regionale europeo e che sono ora classificate a “minor preoccupazione” nel nostro continente (sebbene alcune siano ancora globalmente minacciate). Tra queste vi sono alcune varietà carismatiche, come pellicano riccio, moretta tabaccata, occhione, nibbio bruno, grillaio, poiana codabianca, sterna zampenere, strolaga mezzana e otarda. Altre 25 specie sono ancora minacciate in Europa, ma ora hanno un più basso rischio di estinzione rispetto ad una decade fa, e il loro di livello di minaccia è decisamente diminuito. Per esempio, petrello di Madera e ciuffolotto delle Azzorre, entrambi precedentemente inclusi nella categoria in pericolo critico, sono ora classificati come minacciati.

Per l’importanza e la criticità dei dati espressi nella recente Lista rossa europea, loFoto D - Monachella  - W.Vivarelli stesso Karmenu Vella, Commissario europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha dichiarato che il “report contiene statistiche preoccupanti, ma dimostra anche il valore di azioni bene indirizzate alla protezione della biodiversità, dalla quale dipendiamo sia dal punto di vista economico che sociale, grazie ai servizi che ci offrono. Il nostro compito è di trovare modi di capitalizzare questi successi e replicarli in altre aree. Ma questi successi sono anche input preziosi per l’attuale fase di Fitness Check: l’Europa deve avere una legislazione sulla natura adatta agli obiettivi che ci si propone”.

 

ITALIA: LA LISTA ROSSA DEGLI UCCELLI NIDIFICANTI

Gran parte delle specie minacciate di estinzione in Italia sono a rischio a causa della trasformazione degli habitat e dei cambiamenti nei sistemi agricoli e di allevamento, ad esempio le varietà legate agli ambienti aperti e steppici: monachella, bigia grossa, lanario, biancone, occhione. Accanto a questo si aggiungano altri temi, più ampi e su larga scala quali i cambiamenti climatici e, non ultimo, un altro fattore fortemente impattante sulle specie migratrici: il bracconaggio.

Sugli uccelli si dispone di moltissime informazioni anche se taluni aspetti legati allo stato di conservazione sono ancora poco chiari. Sicuramente l’allarme riguarda anche il declino di quelle specie di uccelli che spesso sono considerate “comuni”. Nella Lista rossa nazionale, firmata anche dalla Lipu, in totale, il 2% delle specie di uccelli valutate è stato classificato in pericolo critico (CR), il 9% in pericolo (EN) e il 18% vulnerabile (VU). Quattro delle sei classificate CR, appartengono all’ordine degli accipitriformi (gipeto, capovaccaio, grifone e aquila di Bonelli), mentre le restanti due all’ordine dei passeriformi (bigia padovana e forapaglie comune). Un dato incredibile ma non sorprendente: tutte e tre le varietà di avvoltoi presenti in Italia sono in pericolo critico.

In generale la percentuale di passeriformi, ordine che comprende le specie più diffuse, classificati a rischio di estinzione, è passata dal 21,7% della precedente Lista rossa mondiale al 31% dell’attuale (fonte IUCN 2013). Passera d’Italia, cardellino, verdone, allodola, rondine sono solo alcuni esempi di uccelli conosciuti un po’ da tutti che sono in declino. La causa principale è sempre la trasformazione degli habitat.

Foto G - Otarda - Michele MendiIl devastante “consumo di suolo” associato ad un uso ancora impattante di prodotti fitosanitari inquinanti, l’abbandono di aree agricole che favoriscono lo sviluppo di giovani aree boscate, nonché la pressione venatoria eccessiva su numerose specie di passeriformi come l’allodola, ne stanno pesantemente condizionando la sopravvivenza.

È necessaria una presa di coscienza di questi fenomeni e l’attivazione, ad esempio, di politiche a sostegno di un’agricoltura più sostenibile, che rinunci ad un uso sbilanciato di trattamenti nocivi per la biodiversità. Favoriremmo così la sopravvivenza di specie comuni che sono fortemente in declino. Un’azione a tutela della natura ma anche della qualità dei nostri prodotti agroalimentari e della nostra salute.

 

PER APPROFONDIRE:

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0166307

http://www.lipu.it/pdf/lista-rossa.pdf

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/lista_rossa_vertebrati_italiani.pdf