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Carta d’identità


Regione: Campania
Provincia: Napoli
Comuni: Tirone-Alto Vesuvio
Istituzione: DM 29 marzo 1972
Proprietà: Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali - Uffi cio per la Biodiversità
Altitudine: 250 - 1281 m. s.l.m.
Estensione: 1017 ha
Organo di Gestione:
Uffi cio Territoriale per la Biodiversità di Caserta
Corso Trieste, 18 - 81100 Caserta
Tel. 0823/354693 - Fax 0823/356039
Email: utb.caserta@corpoforestale.it
AMBIENTE
All'ombra del gigante
01/09/2016
di Annalisa Maiorano

La Riserva demaniale Tirone-Alto Vesuvio, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio,
rappresenta una perla del nostro patrimonio boschivo; ricca di pini marittimi e domestici,
ginestre ed elicrisi impiantati su un diffi cile terreno di origine vulcanica

1La Riserva Naturale Statale Tirone - Alto Vesuvio occupa una superficie di 1.005 ettari lungo le pendici del vulcano, nei comuni di Boscotrecase, Ottaviano, Terzigno, Trecase e Torre del Greco. È stata istituita nel 1972 a salvaguardia della cinta craterica del Vesuvio e fa parte dell’omonimo Parco nazionale. Lo stradello della Riserva si presenta piuttosto pianeggiante per l’intera durata del percorso e attraversa pinete e leccete. Sui muretti a secco che si ancheggiano il percorso sono presenti tra le altre specie l’ombelico di Venere e la borracina. Dopo il Piano delle Ginestre, il sentiero sale debolmente superando una curva a sinistra caratterizzata da grossi blocchi lavici e si raggiungono le postazioni forestali che rappresentano la meta ravvicinata. Oltrepassato l’ultimo presidio si attraversa uno dei tratti più belli e panoramici dell’intero Parco che alterna sentieri chiusi e ombreggiati nel bosco a tratti aperti e in macchia, entrambi dominati dalla veduta del Vesuvio. La meta intermedia è rappresentata da un affaccio panoramico sulla lava del 1944 colonizzata dal lichene Stereocaulon vesuvianum. Percorrendo il cammino inverso, giunti ad un bivio si sale a destra per poter ammirare ancora la colata lavica.


LA STORIA
La morfologia e la struttura geologica di questa zona sono state determinate dalle grandiose manifestazioni vulcaniche del monte Somma, in periodo preistorico, e del Vesuvio in epoche successive. Il cratere del Vesuvio, apertosi su un fianco del monte Somma nella famosa eruzione del 79 dopo Cristo, che distrusse e seppellì Ercolano, Pompei e Stabia, provocò la formazione del nuovo monte, che per successive eruzioni, aumentò continuamente la propria mole e l’altezza, fino a superare lo stesso monte Somma. Tutta la zona circostante al vulcano è rappresentata dalle lave di diversa epoca. Sulle colate laviche si sono depositati poi strati di lapilli e ceneri: ne sono derivati così terreni sciolti a scarsa capacità idrica, carenti di humus, ricchi in silice e potassa, nel complesso fertili e famosi per ricche colture specializzate. La pendenza dei terreni varia sensibilmente dalla zona alta alla zona bassa ed è compresa fra limiti che oscillano dal 10 al 60%. Non esistono corsi d’acqua, ma le acque piovane, che sul versante di Sud-Est vengono quasi del tutto assorbite dal terreno fortemente ricco di lapilli, sul versante Sud-Ovest danno invece origine a numerosi torrenti e rigagnoli. La falda settentrionale conta il maggior numero di questi torrenti, mentre la falda meridionale è sprovvista di alvei e ciò per la maggior permeabilità dei terreni. Alla foresta Tirone-Alto Vesuvio si accede sia dall’abitato di Boscotrecase, attraverso una rotabile che giunge a Tirone, sia da Resina, tramite la strada Pugliano-Osservatorio vesuviano-Cratere, che costeggia ed attraversa il comprensorio Alto Vesuvio. Nel bosco vi sono due rotabili, costruite negli anni 1952 e 1953 da cantieri-scuola, che si innestano alla provinciale, una al di sopra ed una al di sotto dell’Osservatorio vesuviano alla distanza di circa un chilometro. Tali strade attraversano la foresta da ovest ad est e si congiungono al rifugio forestale, proseguono poi in un unico tronco fino alla rotabile per Boscotrecase. Il Comando Stazione Forestale di Torre del Greco provvede alla sorveglianza della foresta, particolarmente delicata per i casi d’incendio, durante i quali il personale forestale può anche contare sulla collaborazione degli operai che risiedono nelle vicinanze della zona.

LA FLORA
Le ceneri e gli altri prodotti detritici, l’impeto dei torrenti e delle lave di fango, gli slittamenti e le grandi erosioni delle pendici, avevano cancellato, subito dopo la grande eruzione del 1906, ogni traccia di vita vegetale sopra vastissime zone del Vesuvio, riducendo la montagna ad un cumulo di materiali incoerenti, in balìa degli agenti atmosferici, con grave danno e perenne minaccia per le fertili pianure circostanti. Si manifestò quindi la necessità di provvedimenti straordinari che ebbero inizio con la legge 19 del luglio 1906 n. 390. La legge recava provvedimenti a favore dei danni provocati dal Vesuvio ed assegnava una parte molto importante alle sistemazioni forestali, la cui esecuzione era prevista a totale carico dello Stato. I lavori, che ebbero inizio nello stesso anno interessando i 3.586 ettari demaniali e non, miravano a: 1) trattenere sulle pendici e nelle gole dei valloni la massima parte dei materiali eruttivi e provvedere al sollecito consolidamento sul posto dei materiali medesimi; 2) sistemare il corso dei torrenti esistenti e prevenire la formazioni di nuovi; 3) sistemare le frane verificatesi ed impedirne altre; 4) Rimboschire le zone spoglie di vegetazione. Tra le specie impiegate primeggiarono l’ontano napoletano, che nei lapilli diede ottimi risultati, la robinia e le ginestre, specie preparatorie, sia per le loro esigenze che si addicevano a questi territori, sia perchè sono specie che riescono a sopravvivere alle emanazioni gassose vulcaniche. Attualmente la riserva presenta una pineta mista costituita principalmente da Pino domestico (Pinus pinea), Pino marittimo (Pinus pinaster), sporadiche presenze di Pino nero (Pinus nigra). Le altre essenze sono costituite da Leccio (Quercus ilex), Roverella (Quercus pubescens), Quercia da sughero (Quercus suber), Ontano cordato (Alnus cordata), Castagno (Castanea sativa), Betulla (Betula pendula) e come specie invadente Robinia (Robinia pseudoacacia). Dove la vegetazione arborea, a causa di incendi o della natura dei suoli, si presenta più rada si affermano gli arbusti ed in particolare la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius), la ginestra odorosa (Spartium junceum) e la ginestra dell’Etna (Genista aetnensis) introdotta sul Vesuvio dopo l’eruzione del 1906. Soprattutto quest’ultima pare abbia preso negli ultimi anni molto piede sulle pendici del vulcano, sempre più giallo. Il fenomeno preoccupa parecchio i ricercatori di Botanica della facoltà di Agraria di Portici, Università Federico II, perché l’invasione della specie potrebbe nei prossimi decenni modificare in maniera permanente il profilo del vulcano più celebre e fotografato al mondo. Tra le altre specie in associazione con le ginestre cresce abbondante anche l’elicriso (Helichrysum italicum). Tra gli 800 e i 1.000 metri compare anche la betulla verrucosa (Betula pendula) che rappresenta un relitto delle ultime glaciazioni. Caratteristiche di unicità rivestono le lave cacuminali del Vesuvio nelle quali la flora fanerogama è quasi totalmente sostituita dal lichene (Stereocaulon vesuvianum).

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LA FAUNA
La fauna è tipica degli ambienti caldi mediterranei, vi si trovano ad esempio il biacco (Coluber viridiflavus), il cardellino (Carduelis carduelis), l’assiolo (Otus scops), il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus). Presenti anche la poiana (Buteo buteo), una colonia di corvo imperiale (Corpus corax) ed altri uccelli migratori come il torcicollo (Jynx torquilla) ed il lucherino (Carduelis spinus).

FRUIZIONE
La notevole valenza geologica del complesso Somma- Vesuvio, le peculiari caratteristiche di alcune formazioni vegetali, come la Betulla bianca (Betula pendula) e la presenza di particolari specie di avifauna, rappresentano motivo di forte interesse scientifico e didattico. Come da decreto: “Entro la Riserva è consentito l’accesso esclusivamente per ragioni di studio, per fini educativi, per escursioni naturalistiche, per compiti amministrativi e di vigilanza, nonché ricostitutivi di equilibri naturali”.

#Natura - anno XVII - N. 94   Settembre-Ottobre 2016