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AMBIENTE
A CACCIA IN SICUREZZA
27/12/2017

di Luisa Persia


Intensificati su tutto il territorio nazionale i controlli dei reparti territoriali e dei Carabinieri Forestali impegnati per la salvaguardia dell’ambiente

FOTO ASono circa 600mila i cacciatori che in Italia hanno imbracciato il fucile a metà settembre. Una stagione venatoria partita con non poche polemiche tra ambientalisti e cacciatori, aggravate dal grande numero di incendi che hanno devastato il nostro Paese e dal prolungato periodo di siccità che ha messo a dura prova gli habitat. Per questo il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha impartito disposizioni a tutti i reparti territoriali e alla specialità forestale, che si avvale dell’ausilio di 83 Gruppi provinciali e circa 1.000 tra Comandi stazione e Nuclei Tutela Biodiversità, affinché fossero intensificate le operazioni di controllo sull’attività venatoria e soprattutto quelle di prevenzione e contrasto al bracconaggio. La Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in danno degli Animali (SOARDA), dipendente dal Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità contrasta il bracconaggio, controlla il corretto esercizio della caccia, svolge complesse indagini relative al traffico di fauna selvatica, animali da reddito e d’affezione e opera contro il maltrattamento degli animali. Nel corso del 2016 i Carabinieri Forestali hanno accertato 681 reati in materia di caccia: 465 persone denunciate, 8 arresti e 83 perquisizioni. Sono stati accertati, inoltre, oltre 1.568 illeciti amministrativi per un importo notificato di 221.206,76 euro. Nel primo semestre del 2017, invece, i reati accertati sono stati 233, con 159 persone denunciate, 4 arrestate e 35 perquisizioni, 498 illeciti amministrativi per un importo totale di 64.117,58 euro.

 

COS’È IL BRACCONAGGIO

La selvaggina è patrimonio indisponibile dello Stato, tutelato nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale, pertanto la caccia non è praticabile liberamente, ma soltanto osservando le prescrizioni della legge 150/92, oltre alle leggi, regolamenti e disposizioni che possono essere emesse dalle Regioni e dalle Province. In generale, per andare a caccia bisogna essere titolare di una licenza, non apportare modifiche ai fucili, non abbattere specie non cacciabili, non utilizzare sistemi non ammessi come reti, balestre e richiami elettromagnetici. Tutte le attività venatorie praticate al di fuori di queste regole vengono definite bracconaggio.

Nel nostro Paese sono molte le zone particolarmente ambite da chi pratica la cacciaFOTO B fuori dalle regole. Si tratta di zone che vedono un massiccio transito di volatili migratori, come pure di territori che ospitano la fauna cosiddetta stanziale, che vive stabilmente in una certa area. La provincia di Brescia è una delle zone più calde dove, ogni anno, vengono rimosse dalle forze dell’ordine e da volontari migliaia di trappole e di reti. In Sardegna si pratica l’uccellagione con i lacci ai tordi, veri e propri labirinti di trappole. In Campania, la criminalità organizzata gestisce e affitta ai bracconieri postazioni di caccia a cifre che arrivano a 3.000 euro al giorno.

Il confine tra cacciatore e bracconiere è molto labile. Si tratta spesso di persone che sono in possesso di una licenza di caccia legale, ma per motivi legati alla passione o anche all’interesse economico, scelgono di abbattere specie protette. Il reato prospera grazie alla domanda di prodotti illegali dei consumatori di pietanze proibite, al giro di affari e di corruzione che ruota intorno alle specie protette. Negli ultimi anni l’attività dei Carabinieri Forestali ha consentito di sventare organizzazioni criminali che rivendevano le carni di animali abbattuti illegalmente a ristoratori che le servivano come prelibatezze nei loro locali.

 

ROTTE MIGRATORIE

FOTO CMolto spesso sono le tradizioni che spingono il cacciatore a riempire il carniere di prede proibite. Ne fanno le spese, ad esempio, i pettirossi in provincia di Brescia, involontari protagonisti di polenta e osei: da fine settembre ai primi di novembre, in particolare nella Val Trompia, la Val Sabbia e la Val Camonica, si svolge l’Operazione Pettirosso lungo le rotte migratorie dei piccoli passeriformi che vengono catturati con trappole a scatto, trappole sep, archetti oppure con le reti. Altro bracconaggio legato alle tradizioni è l’abbattimento dell’Adorno, nome popolare del Falco Pecchiaiolo, così i Carabinieri Forestali combattono questo fenomeno sullo Stretto di Messina da fine aprile ai primi di giugno, quando l’Adorno torna in Europa per nidificare e si imbatte nei bracconieri che fanno fuoco, anche perché secondo antiche tradizioni, l’abbattimento di un adorno ogni anno assicura la stabilità familiare. Per il 2017 il servizio si svolge anche nei mesi di ottobre-novembre; a settembre risultano 3 arresti, 17 persone denunciate, 2 fucili sequestrati, un richiamo elettromagnetico e centinaia di esemplari protetti.

I controlli dei Carabinieri Forestali si concentrano soprattutto nelle zone di snodo delle rotte migratorie e nelle tappe fondamentali di sosta per le migliaia di uccelli che migrano dai siti riproduttivi del nord Europa all’Africa per lo svernamento.

Tra settembre e maggio presso il Lago di Lesina, il Lago di Varano e le Saline di Margherita di Savoia in provincia di Foggia i bracconieri affittano postazioni abusive ai bordi di specchi d’acqua artificiali, appena fuori dal perimetro del Parco Nazionale del Gargano, per abbattere fauna acquatica migratrice. Tra le prede più ambite, l’allodola (Alauda arvensis) che viene catturata mediante reti vietate; gli uccelli catturati vengono trasportati nelle regioni del centro-nord, dove vengono venduti a soggetti regolarmente iscritti come allevatori, i quali inanellandoli illegittimamente li smerciano come uccelli da richiamo a norma di legge. Tra settembre e febbraio nelle zone umide delle province di Rovigo e Ferrara, il Delta del Po rappresenta una tappa di sosta per le migliaia di uccelli migratori. Le specie più cacciate sono anatre, germani, fischioni, volpoche, basettini, migliarini, folaghe, morette e beccaccini. Il servizio viene espletato a bordo di natanti. L’operazione Sardegna si svolge tra novembre e gennaio, per il contrasto al bracconaggio di tordi e merli che vengono catturati con reti e trappole. L’attività riguarda anche cinghiali ed altri ungulati cacciati mediante l’utilizzo di lacci e armi artigianali e clandestine. Nelle isole Pontine le specie maggiormente cacciate sono i passeriformi. Il servizio antibracconaggio si è svolto ad aprile e maggio con l’imbarcazione dell’Arma dei Carabinieri presente sull’isola di Ponza (LT). Il bilancio dell’attività è di 5 notizie di reato contro ignoti, 4 fucili e 1.433 munizioni sequestrati.

 

LE REGOLE

La normativa sulla caccia è stata modificata per quanto riguarda i munizionamenti e le importazioni di specie selvatiche dall’estero. Il martedì e venerdì non si può esercitare l’attività venatoria, mentre per i restanti cinque giorni della settimana si dovrà sceglierne al massimo tre. Sono poi soltanto due i colpi che può contenere il serbatoio dei fucili a canna liscia, mentre la carabina per la caccia al cinghiale ne può contenere fino a cinque. Confermato il divieto di utilizzo delle reti da uccellagione, come pure di cattura di uccelli in natura da destinare a richiami vivi, mentre continua a essere legittimo l’uso di volatili da allevamento.

Consigli per una caccia rispettosa delle regole:

1) non cacciare, per un periodo non inferiore a 10 anni, sulle superfici boschive percorse da incendi; le informazioni relative a tali aree sono reperibili presso i catasti comunali;

2) controllare meticolosamente lo stato delle armi, del munizionamento e dell'equipaggiamento personale e rispettare sempre le disposizioni sull'uso e/o trasporto dei mezzi di caccia;

3) verificare la regolarità dei documenti necessari per l'esercizio venatorio (porto d'armi, licenza di caccia, assicurazione, tesserino venatorio regionale, ecc.);

4) provvedere al pagamento delle tasse governative e regionali nonché a tutti gli adempimenti richiesti dagli ambiti territoriali di caccia (ATC) e dai comprensori alpini (CA), previsti dalle rispettive normative regionali;

5) accertarsi dei confini di parchi e aree protette o di altre zone all'interno delle quali è assolutamente vietata la caccia;

6) documentarsi correttamente sui limiti dei propri ambiti territoriali di caccia e prestare la massima attenzione alle aree denominate Zona a Protezione Speciale, all'interno delle quali l'attività venatoria è disciplinata in modo particolare, così come specificato nei vari calendari venatori e alle zone umide, dove si ha l'obbligo di utilizzare munizioni con pallini non tossici;

7) osservare le disposizioni del calendario venatorio provinciale ed eventualmente dei regolamenti relativi alla raccolta funghi o di altri prodotti delle zone boscate;

8) accertarsi delle specie selvatiche cacciabili: la selvaggina che non si riconosca, o che non si veda distintamente, non deve essere abbattuta;

9) rispettare rigorosamente le distanze di sicurezza previste dalla legge per edifici, vie di comunicazione, mezzi agricoli al lavoro nonché appostamenti di caccia fissi o temporanei; anche in caso di minimo dubbio evitare ogni esplosione potenzialmente pericolosa;

10) rispettare sempre l'ambiente circostante ed evitare di abbandonare rifiuti di ogni genere, ma soprattutto i bossoli delle cartucce;

11) ricordarsi di gestire i cani, da sempre i migliori "ausiliari" della stagione di caccia, in maniera rispettosa delle norme e delle loro esigenze comportamentali;

12) si raccomanda, infine, il massimo rispetto delle colture agricole.