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ALTA QUOTA
LE MERIDIANE DI DIO
13/12/2019

di Massimo Mennitti

 


La montagna è un mondo a parte. Ha un suo microclima, un suo ecosistema, la sua gente e soprattutto le sue regole antiche da rispettare, ma anche il suo tempo scritto nei sassi

 


FOTO A_Meridiana di Sesto - Foto associazione Turstica Sesto

In montagna il vento d’estate è fresco se si sta all'ombra ma diventa caldo se si sta al sole. Le percezioni cambiano rapidamente. Gli uomini della montagna sono abituati all’impegno, alla disciplina, alla salita ma soprattutto all’attenzione. La montagna spesso non è facile, ma sicuramente non è mai banale. Tuttavia, nelle bellissime immagini che oggi imperversano anche in rete, quei colori, spesso figli di filtri elettronici, non rendono giustizia alla sua magia e a volte la rappresentano come un mondo nitido e fastoso. Di contro, hanno forse un pizzico di autenticità in più quelle foto in bianco e nero, magari anche sgranate, forse pure imperfette, ma straordinariamente autentiche, che restituiscono più di altre non i colori ma i giochi della luce con le sue ombre. Paradigma visuale, essenza della montagna e della vita, straordinaria rappresentazione dell’anima pura e semplice di chi abita quelle vette. Il grande autore francese Boris Vian diceva: “Sulle cime più alte ci si rende conto che la neve, il cielo e l’oro hanno lo stesso valore”.

FOTO B_Becco di Mezzodi
Il Becco di Mezzodì, a sud-est di Cortina, un tempo era “l’orologio” degli ampezzani.

OMBRE CHE SCANDISCONO IL TEMPO Così, le ombre dei picchi che proteggono le insenature di ghiaccio dall’insediarsi e dal susseguirsi delle stagioni sono la meridiana naturale, l’orologio perfetto della natura. Sono l’emblema della semplicità e al tempo stesso della difficoltà cui l’uomo va incontro quando sceglie la prossimità e l’autenticità della natura. In un mondo come quello di oggi, non è solo uno scrollarsi del superfluo, ma riscoprire la bellezza “francescana” della natura. La montagna non si addomestica ma l’uomo nel corso di milioni di anni ha imparato ad offrirgli il doveroso rispetto, senza che divenisse timore. L’indimenticabile Walter Bonatti sintetizzò con la sua straordinaria meticolosità la necessità del vivere la montagna: “Chi più alto sale, più lontano vede; chi più lontano vede, più a lungo sogna”. Così la montagna diventa riferimento non soltanto dall’alto ma anche dal basso, non nella eccezionalità dell’ascesa bensì nella quotidianità della vita nelle valli, e basta allora alzare lo sguardo dal fondovalle per trovarsi sull’orizzonte il “Becco di Mezzodì” di Cortina che da sempre indica agli ampezzani, sempre più rari, e ai cortinesi, sempre più numerosi, il Mezzogiorno quando ha il sole a picco. Anche nelle altre valli ladine, la montagna svolge il compito di meridiana, e in Badia troviamo la Cima delle Dodici (con i suoi 2.384 metri), mentre su un altro versante c’è una Cima Dieci (SasdlesDiesc in ladino) a corollario di una inevitabile Cima Nove. Così anche spostandoci in Svizzera troviamo la medesima attenzione al meridione, origine della luce intensa e fonte di vita, il PizMezdì che nei Grigioni sovrasta St. Moritz fino, ancora, nei Pirenei francesi dove ci sono il Pic du Midi de Bigorre e il Pic du Midi d'Ossau, che sovrasta il Tourmalet, mitico passo del Tour de France dove, per gli appassionati di ciclismo, il grande campione Felice Gimondi iniziò a costruire la sua unica vittoria alla Grand Boucle nel 1965.

 

FOTO C_ FienagioneLE DOLOMITI DI SESTO

Ma l'esempio più straordinario dell’interazione temporale tra uomo e montagna, dove diventano un tutt’uno la capacità delle cime di indicare il tempo agli uomini e quella dell’uomo di farne un proprio riferimento, lo troviamo nelle Dolomiti di Sesto. La Piana di Sesto è una valle aperta, avara di prodotti della terra ma da sempre ricca di pascoli e fienagione, dalla quale si vedono, sullo sfondo, le Cinque Cime dolomitiche che creano quella che gli abitanti amano chiamare la meridiana di pietra più grande del mondo. Così l’osservatore che guarda dalla piana vede, a partire da sinistra, la Cima Nove, poi la Cima Dieci (che per la presenza di minerali di ferro si tinge di ruggine ed è chiamata anche Croda Rossa), poi la Cima Undici e, infine, la Cima Dodici e la Cima Uno che segnano il tempo, ovviamente senza tenere conto dell'ora legale, in tutte le stagioni.

FOTO D _ GimondiMa non sempre è solo la vetta che indica il tempo lassù. La montagna, la cui vera essenza è il gioco dei contrasti, fa sì che le genti aspettino la luce ma rispettino e diano alle ombre il loro valore, ed allora la meridiana naturale più significativa dello spirito delle genti alpine rimane quella di Borgo Valsugana dove Cima XII è il nome che è stato attribuito, come per le vicine Cima Dieci (o Monte Castelnuovo) e Cima Undici (o Cima delle Pozze), a causa del cono delle loro ombre che oscura a cavallo del solstizio d’inverno, alle dieci, alle undici e a mezzogiorno, il sottostante abitato di Borgo Valsugana, creando così un’altra grande meridiana di pietra e di ombra, perché per citare lo scrittore esploratore francese Samivel: “Le montagne non sono l’assoluto, ma lo suggeriscono.”