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ALTA QUOTA
GIOIELLI IN ALTA QUOTA
01/07/2018
di Luca Calzolari

I rifugi alpini, un tempo spartani ricoveri per escursionisti, sono oggi confortevoli luoghi di sosta ma non perdono la fondamentale importanza nella pianificazione e sicurezza dei percorsi

FOTO APERTURA Capanna Osservatorio Regina Margherita - DIDA LUNGA


La Capanna Regina Margherita a 4.554 metri di quota sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa è il rifugio più alto d’Europa e richiede un accesso su ghiacciaio, in cordata e con l’utilizzo di piccozza e ramponi

Non chiamiamoli alberghi. Anche se dotati di comodità e servizi un tempo impensabili, i rifugi alpini costituiscono essenzialmente dei ricoveri per alpinisti ed escursionisti. Non ci si va a fare le vacanze. Sono i luoghi in cui si pernotta prima di un’ascensione o si approda al termine di una lunga giornata di cammino. La prima struttura ricettiva per i cultori dell’alpe fu eretta nel lontano 1866, appena tre anni dopo la prima ascensione interamente italiana del Monviso e la successiva nascita del Club Alpino Italiano (Cai). Da allora la gran parte delle montagne della Penisola è stata “colonizzata” dagli alpinisti. Dapprima con rustici ricoveri in pietra, talvolta scavati nella roccia, e poi con edifici in muratura e bivacchi fissi in lamiera, utili per salire in sicurezza le montagne e indispensabili per garantire la protezione dei frequentatori delle alte quote in caso di maltempo. Oggi il patrimonio rifugi del Cai ammonta a 404 unità, distribuite lungo la catena alpina e quella appenninica, per un totale di circa 21.000 posti letto. Tanti, ma suscettibili di un notevole aumento se si aggiungono le molte strutture ricettive private presenti (soprattutto nella regione dolomitica) e il patrimonio immobiliare dei Carabinieri Forestali.

FOTO B Rifugio Cai Saronno  DIDALUOGHI DI CONDIVISIONE 
Ci sono rifugi storici importanti, altri che hanno subìto ampliamenti e continui rimaneggiamenti, visto l’aumento del numero dei frequentatori, altri ancora di grande prestigio in ragione della loro collocazione, al cospetto degli scenari più grandiosi delle Alpi (basti pensare a quelli del Monte Bianco, del Monte Rosa, del Cervino, o a quelli ubicati negli angoli più suggestivi delle Dolomiti), che costituiscono un’ambita meta anche per gli escursionisti, oltre che per gli alpinisti, desiderosi di trascorrere qualche ora nel privilegiato ambiente degli scalatori. Ma dobbiamo essere chiari: il valore dei rifugi supera di gran lunga quello del buen retiro. Le strutture del Cai sono soprattutto un luogo di condivisione delle esperienze alpinistiche e rappresentano dei presidi di cultura montana ad alta quota. Inoltre, sono custoditi con criteri che tengono bene in conto le esigenze dell’ambiente circostante. Proprio per ragioni di tutela ambientale, a partire dagli anni ’90 il Club Alpino Italiano ha deciso di adottare una politica restrittiva nei confronti di nuove costruzioni. Questa politica si è rivolta esclusivamente all’ammodernamento delle strutture esistenti, intervenendo in modo specifico sulla salvaguardia ambientale. Come? Privilegiando l’uso delle energie rinnovabili, il risparmio energetico e idrico, curando la gestione dei reflui organici e lo smaltimento dei rifiuti solidi. 

FOTO C RifugioPomedes-Cortina - Una terrazza sospesa sulle Tofane, e alle spalle l’avvincente pista Olympia, una posizione ideale per gustare le Dolomiti dall’alto.I RIFUGI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE 
Tra le strutture tecnologicamente più avanzate vanno citati il nuovo rifugio Marco e Rosa, nel gruppo del Bernina (Alpi Centrali), che per il riscaldamento fa ricorso all’energia solare, e il rifugio Francesco Gonella, sul versante italiano del Monte Bianco. Due gioielli che hanno consentito al Cai di inaugurare il terzo millennio all’insegna della sostenibilità ambientale. 
Per finire, è d’obbligo una menzione speciale. Quella al rifugio più alto d’Europa: la Capanna Regina Margherita, che sorge sui 4.554 metri della Punta Gnifetti del Monte Rosa. Eretta sotto forma di piccolo rifugio nel lontano 1893, è stata ricostruita e ampliata nel 1980 e, di recente, ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 14001, a testimonianza del suo minimo impatto sull’ambiente circostante. La posizione eccezionale del rifugio richiede un accesso su ghiacciaio, in cordata e con l’utilizzo di piccozza e ramponi. Costituisce uno dei sogni più ambiziosi degli alpinisti a inizio carriera (già in grado però di padroneggiare le tecniche di progressione su neve e ghiaccio e le manovre di corda), ma è anche un luogo privilegiato per la ricerca scientifica ad alta quota. Alcuni dei suoi locali ospitano infatti preziose apparecchiature a uso esclusivo degli scienziati e del personale universitario.