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ALTA QUOTA
ALPI SENZA NEVE
13/02/2018

Nel 2100 a causa dei cambiamenti climatici, la copertura nevosa potrebbe diminuire drasticamente

FOTO ASilenziosamente cade imbiancando e ridisegnando con eleganza il profilo delle Alpi in inverno, dando vita a vette simili a diamanti che brillano al sole. La neve ha la capacità di armonizzare ogni paesaggio, creando scenari unici non solo per gli appassionati della montagna. Bisognerà però guardare a questo spettacolo delle Alpi innevate con più attenzione visto che, molto presto, potrebbero apparire diverse. Colpa del caldo che scioglie la neve e i ghiacciai, facendo durare meno gli inverni. Secondo un nuovo studio condotto in Svizzera, entro il 2100, la copertura nevosa delle Alpi potrebbe diminuire di una percentuale variabile tra il 30 e il 70% e la stagione invernale addirittura accorciarsi di circa 15-30 giorni.
“La recessione della neve sulle Alpi avverrà in ogni caso a prescindere dalla nostra capacità di controllare le emissioni di gas serra e di stabilirne un tetto” ha spiegato Christoph Marty, ricercatore e coautore dello studio. Lo strato di neve che ricopre le Alpi, si assottiglierà a ogni quota, in ogni periodo e per ogni scenario di emissioni. Non si tratta più dunque, secondo i ricercatori, di una questione di se, ma solo di quando. NegliFOTO B ultimi inverni, infatti, le nevicate spesso si sono fatte attendere e non si è trattato solo di una stagione sfortunata. Tutto ciò, almeno, secondo le proiezioni climatologiche pubblicate sulla rivista “The Cryosphere” dal gruppo di ricercatori dell’Institute for Snow and Avalanche Research (SLF) e del CRYOS Laboratory dell’École Polytechnique Fédérale, in Svizzera, guidati da Sebastian Schlögl. Il team ha raccolto i dati climatici in due aree, il bacino del fiume Aar e i Grigioni. L’acqua raccolta in questi due bacini raggiunge diverse regioni europee. Il fiume Aar è un affluente del Reno, che attraversa il continente fino al mare del Nord. L’acqua proveniente dai Grigioni viene, invece, raccolta nel fiume Inn e poi nel Danubio, raggiungendo il Mar Nero, nel Po e ancora nel Reno. I ricercatori hanno elaborato i dati rispetto a scenari diversi del cambiamento climatico fino alla fine del secolo.
A essere più colpite dalla fine della neve potrebbero essere le località a bassa quota, ossia quelle sotto i 1.200 metri, dove è situato circa un quarto degli impianti sciistici delle Alpi. Le simulazioni mostrano come lì, entro il 2100, la copertura nevosa potrebbe non FOTO Cessere più né garantita né costante nei mesi invernali. Effetti simili però, se supereremo la soglia critica del 30%, potrebbero toccare anche località più alte, fino ai 3000 metri, con la riduzione (o addirittura l’ipotetica scomparsa sul lungo termine) dei ghiacciai.
A peggiorare le cose, si aggiungerebbe il fatto che, sempre secondo le previsioni dei climatologi svizzeri, l’inverno tenderà ad accorciarsi, ritardando il suo inizio di un periodo che oscillerà, a seconda dei casi e degli anni, tra le due settimane e un mese, il che significa tra l’inizio di gennaio o addirittura quello di febbraio, durando poco meno di sessanta giorni.
Le conseguenze potrebbero essere incalcolabili in termini di ecologia, sarebbero minacciati interi ecosistemi antichi migliaia di anni. Come se non bastasse, lo scioglimento dei ghiacci alpini porterebbe gravi conseguenze anche per le pianure, che potrebbero essere soggette a inondazioni e allagamenti, visto che le nevi sciolte confluirebbero per enormi volumi di acqua in fiumi e torrenti. Visto, inoltre, che molte zone italiane sono pesantemente dipendenti dal turismo invernale, la loro economia potrebbe risentirne. Per gli amanti degli sport invernali, tutto ciò si tradurrebbe nell’impossibilità di praticare lo sci o lo snowboard al di sotto dei 2.500 metri di quota. Ovviamente non sarà solo il versante italiano a risentire del cambiamento climatico in corso: nel 2016 le Alpi Svizzere hanno battuto un record negativo che durava da 150 anni in fatto di scarsità delle nevicate. Qualora l'aumento delle temperature dovesse attestarsi sui 2 gradi centigradi al livello globale - ovvero rimanere entro il limite auspicato alla conferenza di Parigi del 2015- allora lo scioglimento della neve sulle Alpi si fermerebbe al 30%, ma - stando a quanto affermano gli studiosi che hanno condotto la ricerca - così non sarà.

METEOMONT NEWS
Nuova funzione per l’App Meteomont, servizio messo a disposizione dall’Arma deiFOTO BOX Carabinieri. Tutti possono concorrere all’attività di osservazione dei fenomeni e quindi alla sicurezza in montagna, nella sezione dedicata alle foto: dopo aver effettuato la registrazione, selezionato la stazione competente cui si riferisce l’evento, si scatta la foto e si invia per avvertire in caso di situazioni di pericolo come valanghe, nevicate importanti, formazione di brina o ghiaccio, accumuli di neve ventata. È così possibile condividere in tempo reale una situazione di potenziale pericolo in modo che gli escursionisti o gli sciatori possano orientarsi meglio. Per info: www.meteomont.gov.it e App Meteomont .