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PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
UN INGEGNERE COI BAFFI
11/04/2019


SELVATICI - Nutria 2Le loro popolazioni in aumento sono vettore di leptospirosi? E quanta responsabilità hanno sull’assetto idraulico dei nostri argini? Sotto accusa c’è la nutria, grosso roditore semiacquatico che dagli anni Cinquanta in qua ha espanso il proprio areale di diffusione in tutto lo Stivale. Massima concentrazione nell’Italia centrale, area padana in testa, ma propaggini anche in Sicilia e Sardegna.

Sono tante: secondo il Cnr solo in Lombardia un censimento ne avrebbe rilevate 700mila. E scavano, arrivando a creare reticoli sotterranei da ingegnere provetto, il che non aiuta la stabilità strutturale di suoli già magari consumati dall’uomo. In contrasto, Regioni e Comuni hanno ingaggiato contro di loro battaglie anche a suon di doppiette. Alcuni però hanno privilegiato vie non cruente: nel gennaio scorso a Trieste, e ancor prima nel Ravennate, Ispra ha approvato piani di sterilizzazione e contenimento con Enpa capofila, i cui effetti andranno valutati scientificamente dati alla mano.

Intanto di loro si temono i danni all’agricoltura, con risarcimenti che fioccano verso i cerealicoltori che si vedono scempiare i raccolti dalle ghiotte e baffute bestiole. A livello sanitario, invece, la buona notizia arriva ancora da Ispra che, a espressa richiesta di alcuni enti locali, risponde che no: secondo quanto ricavato da indagini sierologiche oggetto di letteratura veterinaria la specie non è serbatoio di leptospirosi.

Ma come ha fatto il Myocastor coypus, la nutria insomma, ad appropriarsi di fette consistenti delle sponde dei nostri fiumi e torrenti? Come spesso accade, l’uomo ci ha messo del suo. Molto simile al castoro, per questo motivo venne importata dal suo luogo d’origine, l’America Latina, fin nel Vecchio Continente per essere allevata. Poi però qualcosa sul controllo di questa specie alloctona dev’essere sfuggito di gabbia…