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PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
PIANETA ANIMALI - N° 123
18/08/2021


UN FARMACO PER DUE

cane veterinarioA parità di principio attivo, i veterinari possono prescrivere agli animali domestici farmaci a uso umano. Il 14 aprile scorso, infatti, il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto che attua l’indirizzo espresso nella legge di bilancio 2021 sul cosiddetto “uso in deroga” di farmaci umani da impiegare per curare gli animali d’affezione. Resta, per l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la possibilità di sospendere l’utilizzo di un medicinale umano in veterinaria qualora si prospettino situazioni di carenza. Il principio a cui il legislatore si richiama è quello di equità, coi minori costi che il medicinale ad uso umano comporta per il cittadino lieto proprietario del pet, cane, gatto, roditore o pappagallino che sia. Da parte delle associazioni animaliste tra cui ENPA, che in generale già dal 2006 invocavano la deroga nel nome di un più diffuso accesso alla salute e al benessere per gli animali domestici, il decreto è stato accolto come una battaglia di civiltà interspecifica vinta.

LAV si spinge a far di conto sull’impatto che la misura è destinata ad avere sui bilanci familiari calcolando che “se il cane o il gatto avranno la gastrite si potranno risparmiare 20 euro per ogni confezione, mentre per una patologia cronica come la cardiopatia si potranno risparmiare 334 euro all’anno (per un cane di 20 chili) e ben 524 euro se ha bisogno anche del diuretico. E se il suo problema è la dermatite atopica, si potranno risparmiare ben 432,44 euro per un ciclo di terapia”. Il riverbero positivo arriva anche sugli enti locali, con le spese farmacologiche che si abbattono significativamente per canili e rifugi: “Un’amministrazione locale, per i propri quattrozampe in canile, su una spesa annua di farmaci oggi di 15mila euro, ne risparmierà fino a 11.250”, contabilizza ancora LAV.

Ma normativamente da dove discende il provvedimento? Il pacchetto legislativo che in Italia riguarda i farmaci per animali risale in larga misura agli anni Novanta del secolo scorso e deriva dal recepimento di direttive comunitarie specifiche per il settore. Prima, la regolamentazione di riferimento era contenuta nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie, datato 1934. Ora l’adozione del nuovo decreto era prescritta dalla Legge di bilancio 2021. Al comma 478, infatti, si incide con modifica sul decreto legislativo 193 del 6 aprile 2006 di recepimento del Codice comunitario dei medicinali veterinari, in attuazione della direttiva 2004/28/CE. Qui l’articolo 10 definisce l’Uso in deroga (dei farmaci, n.d.r.) per animali non destinati alla produzione di alimenti al comma b) 1) attribuendo al veterinario la prerogativa di “trattare l’animale” malato - “in via eccezionale, sotto la sua diretta responsabilità” e ove non esistessero farmaci veterinari autorizzati adatti al caso di specie – “con un medicinale autorizzato per l’uso umano”, “solo dietro prescrizione medico veterinaria non ripetibile”. Con la nuova norma la deroga apre “a condizione che tale medicinale contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario”.

 

CHI È IL GALLETTO PERFETTO?

pollame vario.Pollo o polletto, gallo, galletto e gallina: se di cotanta gamma a uno sguardo nel banco frigo si apprezza soprattutto la differenza di pezzature, in realtà l’assortimento di cosce di pollo (o polletto o galletto, o gallo o gallina) fa capo a distinguo che attraversano razze, genere ed età. Iniziamo da questi ultimi parametri, validi per ogni esemplare. Tra gallo e gallina la distinzione è tra maschio adulto e femmina adulta.

Ora, senza entrare nell’atavico merito se sia venuto prima l’uovo o la gallina, nel pulcino il genere non si distingue. Crescendo, ai fini della commercializzazione, interviene il regolamento europeo 543 del 2008 che definisce pollo (broiler) lo stadio in cui la punta dello sterno non è ancora ossificata e resta flessibile. Quando è rigida, in età più avanzata, l’animale diventa gallo o gallina. Se prima della maturità sessuale il gallo viene chirurgicamente castrato, si chiama cappone: per essere venduto come tale va macellato al compimento dei 140 giorni almeno, e ingrassato per minimo 77 giorni.

E il galletto? Per l’Europa è un pollo il cui peso è tra i 650 e i 750 grammi, macellato prima del compimento di 28 giorni di età. Sul galletto intervengono però poi le variazioni di razza. L’Amburghese o Amburgo Nana, ad esempio, non è un piccolo pollo ma una razza a sé, nana miniaturizzata appunto. Lo standard definito dalla Federazione Italiana Associazioni Avicole (FIAV) indica il peso medio del gallo in 1 chilo e della gallina in 800 grammi. Per paragone: una Livornese pesa più del doppio.

 

CI MANCANO SOLO LE LOCUSTE. ANZI NO

Locusta.Da piaga d’Egitto di biblica menzione a croce delle campagne italiane in tempo estivo: è l’invasione delle locuste, le cavallette i cui sciami terrorizzano gli agricoltori per la capacità distruttiva delle produzioni, soprattutto ortive. Ma come arrivano? Da dove? Perché così tante? Intanto, l’ordine di grandezza: lo sciame che lo scorso anno devastò le vegetazioni della Valle del Tirso, in Sardegna, era composto da milioni – sì: milioni – di esemplari. Sotto il nome comune di cavalletta si è poi soliti annettere tutti gli insetti ortotteri che saltano e volano. In realtà quelle più propriamente dette locuste sono le cavallette migratorie, le Acrididae. Hanno fame di tutto ciò che è verde. Se dunque per comodità si riversano in aree rurali, non disdegnano le città dove digrumano orticelli e giardini. Poi se ne vanno, a sciame, proprio come sono arrivate. Si comportano come in una spedizione punitiva, e forse perciò sono assurte a simbolo universale di flagello. A farle aumentare numericamente contribuisce l’innalzamento delle temperature, che favorisce produzione e deposizione di uova nei terreni. Una possibile soluzione, indicata dalle stesse associazioni degli agricoltori, potrebbe risiedere nel dissodamento dei suoli così da scalzare le uova ancora non schiuse. Il fenomeno in Italia è relativamente nuovo, almeno nelle proporzioni con cui si è verificato la scorsa stagione calda. Il dissodamento si può attuare nei terreni incolti, almeno in parte, ma negli altri? Confidare nei predatori naturali, gli uccelli, potrebbe non bastare o aprire la via a nuovi squilibri.