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PIANETA ANIMALI  a cura di Monica Nocciolini
PIANETA ANIMALI - N° 120
20/02/2021


IL MIO PET FA COCCODÈ

FOTO SCELTA - Gallina al guinzaglio mare E se il pet fa coccodè? Dopo porcellini al guinzaglio e pavoni in giardino, ecco che anche nello Stivale si diffonde la nuova traslazione che proietta la gallina dall’aia al divano. Se il pollo da salotto negli Stati Uniti e nel Regno Unito è una moda, con 200mila casi in Gran Bretagna, in Francia è un trend in crescita consolidata. In Italia siamo a un’alba dall’orizzonte soleggiato. Il mercato impazza, coi designer impegnati a rendere belli pollai anche mini e micro mentre dilagano le pettorine da passeggio a misura d’ovaiola, affini a quelle per i cani con la tipica forma ad ‘H’ e guinzaglio coordinato. Le ali non ringraziano ma tant’è: il giretto al parco sotto casa è sicuro. Ma è anche etologicamente corretto? La gallina coccole & carezze è felice? Di certo si tratta di un animale intelligente le cui attitudini adattive e di problem solving contraddicono il senso comune della locuzione “cervello di gallina”. La socialità è importante per lo sviluppo del suo pattern comportamentale. Se vive in casa tra umani beh: quello sarà il suo gruppo di riferimento e verso di esso incanalerà il bisogno relazionale, per cui imparerà a lasciarsi accarezzare e a non temere i membri della famiglia. Ma come è nato il costume di trasformare in pet questo animale da cortile? Come già per altre specie passate dalla stalla al tappeto, la tentazione dell’originalità ci mette il becco. In principio protagoniste erano le galline selezionate per la bellezza. Particolarmente apprezzata per indole, linea e morbidezza del piumaggio la moroseta, che si distingue dalle “colleghe” per docilità oltre che per morfologia, con pelle nera e piume gonfie, al tatto simili alla seta. Ma da lì allo scatto verso l’ovaiola o il broiler classico sul terrazzo è stato un nulla. Anche in ambito urbano, accogliere una gallina unisce l’utile di una microproduzione di uova per il consumo familiare al dilettevole di un animale poco costoso sia all’acquisto che al mantenimento, vivace ma discreto, di gestione relativamente semplice rispetto ai convenzionali cane e gatto con cui, in caso di convivenza, intrattiene relazioni pericolose o comunque su cui vigilare almeno da principio. Certo servono alcune accortezze. Intanto bisogna segnalare la presenza di un pollo vivo in casa al servizio sanitario territoriale di riferimento. La normativa sulla detenzione di animali classificati come da cortile differisce da zona a zona, e informarsi risparmia il rischio di sanzioni. Poi ci sono i regolamenti condominiali. Ma per prima cosa va rispettata la gallina: ha bisogno di razzolare: parquet e grès non fanno al caso suo. Le andrà piuttosto riservata una cassetta – come minimo – con del terreno in cui divertirsi a cercare cibo, attività sua prediletta. Poi c’è la questione deiezioni. Non saranno moltissime, ma la loro consistenza – e la conseguente facilità di pulizia – varia a seconda dell’alimentazione. Occhio poi alla luce artificiale, da cui il ciclo sonno/veglia viene influenzato in maniera significativa: sempre meglio fornire all’ospite un ricovero adatto, magari all’esterno, così da restituire alla bestiola almeno un minimo di naturalità, riservatezza e quiete.

 

MUNGITURA HI-TECH

FOTO SCELTA - REDDITO - Mungitore automatico-Robot e buoi dei paesi tuoi. Si potrebbe declinare così, in versione millennial, l’antico motto di tante generazioni non solo rurali. Sì perché oggi è sempre più diffusa la mungitura robotizzata delle vacche da latte, funzionale anche per le aziende medio-piccole, che magari non avrebbero neppure lo spazio per allestire sale tradizionali “a giostra” con schiere di mungitori. Dalle 50 alle 150 mucche la mungitura automatica volontaria (VMS) è ritenuta profittevole. Lo scoglio principale è l’inizio, con l’ansia di dover convincere la mucca a recarsi spontaneamente alla macchina per una media di 3 sessioni quotidiane. Rispetto alla mano dell’uomo, il robot è certo meno delicato. La tecnologia però in questo senso avanza e le mucche si innamorano presto delle apparecchiature soprattutto se queste vengono collocate, come da consigli degli etologi, in zone luminose, quiete e al riparo dai predatori. Insomma, il trucco è far sì che le bovine si sentano al sicuro. Per aiutarle, poi, vanno prese per la gola immettendo nei robot il loro mangime preferito. Se ancora non va, inizialmente le si possono accompagnare e indirizzare con dolcezza, senza forzare. Il tempo per arrivare a regime varia da esemplare a esemplare, da stalla a stalla. Il dopo è in discesa, anche nell’ottica della qualità del latte, ma soprattutto del benessere dell’animale, con la macchina in grado di gestire e monitorare tramite misuratore ogni singolo capezzolo, irrorandolo e spazzolandolo così che sia sempre perfettamente deterso e igienizzato. Il rischio di infezioni così si allontana, e la salute della mucca si traduce in più latte e ancora migliore, innescando un circuito virtuoso che rapidamente consente di ammortizzare l’investimento iniziale.

 

SULLE TRACCE DEGLI ABITANTI DEL BOSCO

FOTO SCELTA - SELVATICI - neve, cervoRacchette e via! Per principianti e per esperti, la stagione invernale porta con sé le ciaspolate. Perché dunque non abbinare a una entusiasmante attività sportiva anche l’osservazione degli animali selvatici? Il trekking su neve fornisce l’occasione di ammirarne svariati anche rimanendo a quote non da vertigine. Questo perché varie specie, tra cui i cervi o, tra gli uccelli, i gracchi alpini, col freddo scendono verso habitat altimetricamente inferiori. Il motivo è funzionale: meno gelo uguale più cibo. E allora via, sulle tracce dei grandi re delle montagne tra cervi appunto, e poi daini, mufloni, caprioli, ma anche piccoli mammiferi come topolini selvatici, ermellini, faine e volpi. Il tutto rigorosamente sotto la guida di esperti, e le proposte di escursioni guidate e qualificate sulle orme della fauna montana fioccano ormai come neve sul turismo invernale.

Imperativo, sempre, il rispetto. Guardare e non toccare, non familiarizzare, non lasciare cibo lungo il tragitto: oltre a rischiare di modificare il comportamento degli animali e le loro rotte, il pericolo è anche quello di fornire alimenti nocivi per le specie selvatiche. Via libera invece a cannocchiali o teleobiettivi per l’osservazione o gli scatti fotografici a distanza, senza alcun disturbo per gli abitanti del bosco. Il primo elemento d’attenzione saranno le orme: dopo una nottata di nevicata abbondante, le si troveranno definite a terra a segnare una pista da seguire per individuare l’animale. Riconoscere chi le avrà lasciate, con quale andatura, se con calma o fuggendo da un predatore, diverrà un esercizio incantevole per grandi e piccini.