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NATURAL SURVIVAL
ESCURSIONISMO E PERICOLI “ANTROPICI”
12/10/2020


FOTO AQuando si parla di pericoli nella natura vengono in mente subito quelli dovuti agli animali selvatici, ma ci sono decisamente altre insidie, legate invece all’Uomo, a cui spesso non si pensa. Innanzitutto quelle che dipendono da noi stessi e dalla nostra preparazione: mantenere un buon orientamento ed evitare di subire infortuni è cruciale per la nostra sopravvivenza in ambiente naturale. Ma c’è ancora dell’altro. Qualcosa che è molto pericoloso e legato al passaggio di persone prima di noi: rifiuti e inquinamento lasciano un segno profondo sul territorio e non sono assolutamente da sottovalutare.

Immaginiamo di essere lungo una vecchia mulattiera usata chissà quando per tagliare un bosco ceduo. Quel bosco è ormai ricresciuto. Ha piovuto da poco e vi si respira un’aria fresca, di libertà. Siamo rimasti a corto di acqua nella borraccia e decidiamo di raccoglierla da piccole pozzanghere tra le rocce, lì dove appare più limpida. Subito dopo, così come abbiamo letto su qualche manuale di sopravvivenza, aggiungiamo una pastiglia di purificante per acqua prima di berla, in modo tale da abbattere l’eventuale carica batterica. Ma facendo tutto questo non ci siamo resi conto che l’acqua aveva sulla superficie delle minuscole macchie iridescenti, ad indicare un importante inquinamento chimico! Da dove provengono quelle macchie? Dalle goccioline di carburanti e oli cadute dai mezzi di trasporto della legna lungo la mulattiera tanto tempo prima. La pioggia le continua a dilavare e così quell’acqua diventa per noi inutilizzabile.

Muovendosi lungo un versante boscoso, magari fuori dai sentieri più frequentati, ci si può imbattere in una situazione ancora più pericolosa. Nel passato, per delimitare confini di proprietà private o lo spostamento del bestiame sul territorio, sono stati stesi chilometri e chilometri di filo spinato da contadini e mandriani. Il tempo è trascorso e quelle aree sono ormai in disuso; il bosco le ha riconquistate e oggi sono frequentate da qualche escursionista o cercatore di funghi. Il filo spinato, però, è ancora lì e nel frattempo si è talmente arrugginito che è diventato del colore del fogliame e della terra, praticamente invisibile anche all’occhio più attento. Rimanervi impigliati può causare graffi e ferite molto profonde, facilmente infettabili, e cadute rovinose.

E quante volte è capitato a chi va per boschi di trovare rifiuti come latte di alluminio, bottiglie e pezzi di ferro arrugginiti (per non parlare di elettrodomestici e rifiuti ingombranti)? Purtroppo non è accaduto solo vicino ai paesi e le città che questi rifiuti siano stati “smaltiti” in modo errato. Ci sono molte aree rurali abbandonate dove i vecchi coloni lasciavano i loro rifiuti nelle zone poco frequentate, come nei fossi e lungo le scarpate. Oggi possono essere particolarmente insidiosi perché potremmo finire inavvertitamente sopra a vetri o lamiere se nascosti sotto un tappeto di foglie, soprattutto se ci muoviamo nelle prime ore del giorno o all’imbrunire.

Purtroppo di queste forme di inquinamento ce ne sono diverse e devono farci i conti anche gli animali selvatici che spesso si feriscono o bevono acque contaminate.

L’attenzione e la consapevolezza di ciò che abbiamo intorno quando siamo in escursione, soprattutto se accompagnati da bambini, ci tornerà certamente utile per evitare incidenti dovuti all’inquinamento anziché all’ambiente naturale, che è invece spesso additato come “ostile”.