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NATURAL SURVIVAL
COTTO E MANGIATO
12/03/2021


FOTO SCELTAQuando sogniamo un'avventura lo stereotipo del fuoco accompagna la nostra immaginazione. In letteratura ci sono molti brani che fanno leva sulle emozioni che l’elemento scatena. Come la descrizione che Jack London fa ne “Il richiamo della Foresta” del cane Buck che vede il suo padrone trasformarsi in un uomo primitivo di fronte al bagliore delle fiamme. Uno dei momenti conviviali più coinvolgenti in assoluto è quando ci si riunisce tra amici per condividere una grigliata. Cuocere sulle braci (non sulla fiamma!) è certamente un metodo efficace e molto diffuso. Ma come possiamo fare se non abbiamo con noi una griglia? Io e mio fratello ci siamo dovuti porre questa domanda molti anni fa, durante un viaggio in Canada con la canoa, quando ci siamo accorti che questo prezioso strumento metallico non era stato incluso nel nostro bagaglio.

Ci sono molti metodi alternativi di cottura in base a ciò che abbiamo a disposizione. In caso di necessità si potrebbe realizzare una piccola griglia intrecciando rami verdi, facendo molta attenzione a non utilizzare piante tossiche o velenose.

Le tecniche dello “spiedo” evocano momenti di vita antichi e selvaggi. Si suddividono in due principali categorie: spiedo “trafisso” e spiedo “a pinza”. Nel primo caso il cibo viene trapassato lungo l’asse principale da uno spiedo in grado di sorreggerne il peso. Si aggiungono poi alcuni spiedini trasversali per tenere la carne, il pesce o le verdure ben aperti. È importante che lo spiedo venga intagliato con profilo rettangolare prima di infiggere il cibo, in modo tale che gli spigoli ne impediscano la rotazione una volta messo a cuocere. Il metodo “a pinza” consiste nello spaccare longitudinalmente un ramo per i due terzi della sua lunghezza lasciandone integra un’estremità. Anziché infilzarla, la pietanza, dopo essere stata allargata bene con gli spiedini, verrà incastrata nella fessura, che poi verrà legata affinché serri bene il cibo. Lo spiedo può essere infisso nel terreno ed inclinato verso le braci, sorretto con due sassi come se fosse un bilanciere o posto trasversalmente sul fuoco con due rami ad “Y” puntati nella terra.

Alcune pietanze possono essere messe direttamente sulle braci o sotto la cenere calda, come le patate o semplici pizzette di acqua e farina. Altre volte è preferibile avvolgere il cibo con un involucro di argilla che ne permetterà una cottura “stufata”.

Se abbiamo a disposizione una pietra piatta, una volta arroventata, possiamo mettervi a cuocere sopra del cibo. Non solo, ma piccole pietre infuocate ci saranno molto utili per far bollire l’acqua e cuocere pietanze, come stufati o minestre, quando non abbiamo a disposizione un recipiente adatto a stare sul fuoco. È sorprendente la velocità con cui si riesce a portare ad ebollizione l'acqua. Per mantenere la cottura i sassi andranno sostituiti a mano a mano con altri caldi.

È cruciale evitare che le pietre che si mettono sul fuoco esplodano a causa di piccoli residui d’acqua vaporizzata all’interno di cavità nelle rocce. Le schegge possono arrivare anche a diversi metri di distanza! Per questo vanno scelti sassi il più possibile tondeggianti ed omogenei, privi di fessure. Inoltre, prima di metterli arroventati nell’acqua di cottura suggerisco di sciacquarli rapidamente in un altro contenitore per rimuovere la cenere dalla superficie.

Ci tengo a ricordare, infine, la potenziale pericolosità del fuoco per l'ambiente naturale e per questo rimando alla lettura della rubrica “Attenti al fuoco" sul n.102.

Buon appetito!