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NATURAL SURVIVAL
CAMMINARE NEL SILENZIO
02/07/2020
di Marco Priori


Foto G. PrioriUna delle cose più affascinanti delle escursioni è la possibilità di un incontro ravvicinato con la fauna selvatica. Nel caso fortuito di trovare animali potenzialmente aggressivi (ad esempio lupi, orsi, cinghiali, ma anche cervi e caprioli), bisogna mantenere la giusta distanza (ovvero qualche decina di metri) e soprattutto lasciare loro sempre una potenziale via di fuga. Un animale, se spaventato, sceglie sempre di fuggire, a meno che non si senta in trappola. A quel punto, però, potrebbe giocarsi il tutto per tutto, tentando di assalire chi lo minaccia. A distanza, se non ci hanno visto oppure restano tranquilli, possiamo rimanere ad osservarli nel loro ambiente naturale.

La maggior parte delle volte che si va per sentieri, però, si rimane delusi. Degli animali neanche l’ombra. Ma perché? La risposta è nel mancato "mimetismo". L'uomo è l'essere vivente più temuto del regno animale (e con buona probabilità anche del regno vegetale), e per questo ogni suono da lui emesso è indice di una minaccia in arrivo. In più la nostra vita lontana dall'ambiente naturale ci rende goffi nei movimenti all'aperto: scarponi pesanti, camminata veloce, abbigliamento rumoroso, profumi forti e conversazioni ad alta voce sono alla base del nostro insuccesso nel riuscire a scovare la fauna selvatica. Di conseguenza, nonostante siano presenti (cosa che può essere confermata dalla lettura delle loro tracce), gli animali avvertono la nostra presenza a grande distanza e si nascondono.

Ci sono tre livelli principali di difesa che gli animali adottano quando avvertono un pericolo: il primo è immobilizzarsi. L'occhio del predatore vede più facilmente il movimento, e un animale fermo tra i cespugli diventa molto difficile da individuare. Il secondo è di camminare molto lentamente e silenziosamente verso un riparo (boscaglia, cespugli, ecc.). Il terzo è quello della fuga che, però, va contro la regola della conservazione dell'energia che regna nella Natura. Un animale in fuga è facilmente individuabile da tutti i predatori della zona, si stanca e soprattutto si sottopone al rischio infortuni.

Per vedere più animali il primo approccio è certamente quello di rallentare il nostro passo. Inoltre, tenere lo sguardo alto di fronte a noi piuttosto che guardare il sentiero, ci aiuterà sicuramente a scorgerli a distanza. Ci sono poi due tecniche importantissime che permettono di fare il salto di qualità. Si chiamano "visione periferica" e "Fox Walk". Entrambe richiedono allenamento, ma sono la chiave per cambiare per sempre il nostro modo di muoverci in un ambiente naturale.

La visione periferica è quella capacità di riuscire ad utilizzare l'intero campo visivo per raccogliere le informazioni che provengono dall'esterno, principalmente legate a piccoli movimenti. Inoltre, è molto potente anche in situazioni di scarsa luminosità. La Fox Walk (letteralmente “camminata della volpe”) è un modo di muoversi tipico delle popolazioni native in cui la pianta del piede esegue un delicato movimento dall'esterno verso l'interno. Nel passo in avanti i piedi sono posti ai lati di una immaginaria linea di fronte a noi, le ginocchia sono flesse e tutto il corpo trasla piuttosto che "saltellare", come invece avviene nella tipica camminata tacco-punta. Allenamento, dedizione e pazienza porteranno ad aumentare notevolmente gli incontri con la fauna selvatica. È quello che io chiamo "Camminare nel Silenzio".