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L'ANGOLO DELLA POSTA a cura di Nicolò Giordano
L'Angolo della Posta N° 111 - Luglio - Agosto 2019
22/07/2019


Quali sono gli anfibi più diffusi in Abruzzo?

Lucia (Teramo)       

FOTO CLegati agli ambienti umidi, gli anfibi sono un importante indicatore del degrado ambientale, poiché particolarmente sensibili ad ogni forma di inquinamento. In Abruzzo ne esistono numerose specie: il rospo smeraldino, soprattutto nelle zone litoranee, la salamandra appenninica, che vive tra foglie e muschi nelle zone di montagna e alta collina, e la salamandrina dagli occhiali, molto rara e presente solo in 6 o 7 località in provincia di Chieti e L’Aquila. Inoltre, ci sono tritoni crestati, rospi comuni e rospi smeraldini, l’ululone ventre giallo e varie specie di rane e raganelle.

 

La robinia, pur essendo originaria dell’America, è una specie diffusa anche in Italia. Che genere di impieghi può avere?

Giorgio (Piacenza)

FOTO AIntrodotta in Europa dal botanico francese Jean Robin nel 1601, la robinia (Robinia pseudoacacia L.) ha conosciuto diversi impieghi: utilizzata come pianta ornamentale, in Italia è diffusa prevalentemente come specie consolidatrice di frane e superfici denudate. Grazie alla rapidità di crescita, ha avuto anche impiego per la realizzazione di palerie, travature, ma anche come legna da ardere o per la realizzazione di attrezzi agricoli. Da alcuni anni questa specie è stata impiegata anche in impianti di arboricoltura da legno. Una piccola curiosità: a Venezia molti pali destinati all’ormeggio delle caratteristiche gondole sono ricavati dalle robinie.

 

Ho letto di alcuni ritrovamenti di esemplari di capodoglio spiaggiati. Sono ancora diffusi nel Mediterraneo e sono in pericolo di estinzione?

Ludovica (Caltanissetta)

FOTO B (7)Il capodoglio (Physeter macrocephalus, Linnaeus 1758) è considerato specie vulnerabile, anche se non esistono stime precise sulla consistenza delle popolazioni. Nel Mediterraneo ha una diffusione concentrata solo in alcune aree (Spagna, Sicilia e santuario dei cetacei). È stato cacciato per secoli dall’uomo, soprattutto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo per via dell’olio di spermaceti, la sostanza cerosa semiliquida che si trova nella testa dell’animale che aveva svariate applicazioni commerciali: fluido per trasmissioni automatiche, lubrificante per lenti fotografiche ed altri strumenti ad alta precisione, olio per orologi, additivo negli oli per motori, fonte di glicerina, ancora come composto anti-ruggine, detergente, fibra chimica, impiegato in più di 70 composti farmaceutici, tra cui integratori vitaminici e, infine, in cosmetica. Ultimamente la più grave minaccia che patisce questo enorme mammifero, sempre per mano dell’uomo, è rappresentata dagli effetti dell’inquinamento dei mari a causa della plastica. Gli esemplari che sono venuti a morire sulle coste italiane, infatti, ne avevano ingerito consistenti quantitativi.