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L'ANGOLO DELLA POSTA a cura di Nicolò Giordano
L'Angolo della Posta N° 110 - Maggio - Giugno 2019
14/06/2019


Da cosa deriva lo zafferano e come viene prodotto?

Carlo (Reggio Emilia)

FOTO A - Zafferano in campoLo zafferano è la spezia ricavata dagli stimmi di una pianta molto particolare, il Crocus sativus, appartenente alla famiglia delle iridacee e dal caratteristico bulbo. Si tratta di una cultivar selezionata nel corso di centinaia di anni, la cui produzione è oggi molto limitata, anche a causa degli scarsi quantitativi che se ne ricavano. Per produrre un chilogrammo di zafferano in fili, infatti, sono necessari all’incirca 100mila fiori. I bulbi vengono piantati in estate e rimangono quiescenti fino alla fine di agosto, quando con le prime piogge cominciano a vegetare. I nuovi getti sbocciano all’inizio dell’autunno e fioriscono, in genere, verso la metà di ottobre. La fioritura avviene all’alba e il fiore appassisce molto rapidamente: la raccolta viene fatta a mano, con grande tempismo e velocità, dal sorgere del sole fino alle 9- 10 di mattina, per evitare la completa apertura del fiore e la rottura dello stimma. Dai fiori appena raccolti vengono prelevati gli stimmi, operazione estremamente delicata che richiede grande cura e manualità, per evitare di spezzare i preziosi filamenti che poi vengono fatti essiccare con tecniche particolari ed ecco pronto lo zafferano.

 

Si sente parlare molto del cambiamento climatico. Ma qual è il contributo delle foreste nell’assorbimento della CO2?

Maurizio (Novara)

FOTO B - Tabella assorbimento co2Il contributo delle foreste nell’assorbimento della CO2 è particolarmente importante nelle dinamiche attuali e studi sempre più precisi consentono, oggi, di stimare gli stock che vengono conservati a livello di necromassa, lettiera, biomassa ipogea e biomassa epigea. Le foreste vengono considerate veri e propri serbatoi che trattengono la CO2 ed è possibile effettuare stime anche dello scambio tra il carbonio assorbito e quello rilasciato in atmosfera a seguito di incendi, prelievi e mortalità naturale degli ecosistemi forestali.

 

Che cos’è un “bosco limite” e che benefici comporta?

Elisa (Enna)

FOTO C - Bosco limiteIl Bosco Limite è il frutto di un esperimento di ricerca e sviluppo in ambito forestale.

A Carmignano di Brenta (PD), ad esempio, su terreni di un’azienda agricola è stato creato un bosco con la piantumazione di circa 2.300 piante. Lo scopo è quello di valorizzare la multifunzionalità del bosco riducendo l’eccessivo sfruttamento dei terreni e garantendo, grazie a canali infiltranti, il recupero delle acque piovane.

Il progetto denominato “Bosco limite” è stato curato dall’Università di Padova che ha calcolato i vantaggi economici dell’operazione ed ha creato un modello replicabile anche in altre zone.