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L'ANGOLO DELLA POSTA a cura di Nicolò Giordano
L'Angolo della Posta N° 105 - Luglio - Agosto 2018
01/07/2018


Perché le tamerici crescono in riva al mare e non sembrano risentire dell’azione salmastra?

Lucia (Caserta)

TamericiLe tamerici sono definite piante alofite ovvero riescono ad adattarsi a terreni con elevata salinità. Poiché tali ambienti sono piuttosto difficili, le tamerici, di cui esistono almeno sessanta specie, hanno sviluppato alcuni meccanismi ingegnosi per resistere a condizioni estreme. Nel dettaglio, hanno cellule particolarmente resistenti all'entrata del cloruro di sodio (caratteristica presente in varie specie di Artemisia); oppure, riescono ad accumularlo entro i vacuoli cellulari e, infine, riescono ad eliminarlo mediante cellule secretrici presenti nel fusto e nelle foglie.









La martora è ancora presente nel territorio abruzzese?

Alvaro (L’Aquila)

La MartoraLa martora è un mustelide la cui diffusione è tipica degli ambienti forestali. Si tratta di un animale che ha sviluppato adattamenti morfologici proprio per la vita tra gli alberi: la possibilità di opporre il quinto dito delle zampe anteriori alle altre dita, al fine di avere una migliore presa sui rami; la coda lunga e folta per bilanciarsi da un ramo ad un altro; le unghie semiretrattili per potersi aggrappare meglio. Fino a circa 40 anni fa era presente soprattutto nelle faggete e cerrete abruzzesi. Purtroppo la pressione antropica ed in specie la caccia per procurarsi la preziosa pelliccia, ne hanno di gran lunga ridotto la popolazione. Al punto che, oggi, gli avvistamenti sono piuttosto sporadici e solo nelle aree forestali con minore disturbo dell’azione dell’uomo, in particolare sui Monti della Laga e nelle foreste del Parco Nazionale d’Abruzzo.










Quali sono le condizioni per poter effettuare l’abbruciamento dei residui vegetali derivanti da potature e sfalci? È una pratica consentita o vi sono dei limiti?

Elsa (Belluno)

FOTO ABBRUCIAMENTILa gestione di tale tipo di residui ha conosciuto negli ultimi anni alterne fortune. In un primo tempo, al fine di dare attuazione alla regolamentazione europea, queste pratiche erano state ricondotte alla gestione dei rifiuti ed erano state proibite. A partire da quanto stabilito dall’art. 182, comma 6 bis, del D. Lgs. 152/06, è consentito di nuovo procedere agli abbruciamenti, secondo indicazioni stringenti e ulteriormente recepite a livello regionale. In particolare, come ricordato in una recente sentenza della Cassazione Penale -Sez. III, 18 dicembre 2017 n. 56277: tutte le volte che l’abbruciamento viene effettuato fuori dal luogo di produzione; eseguito, anche nel luogo di produzione, ma non finalizzato al reimpiego dei materiali come sostanze concimanti ed ammendanti; riguarda cumuli superiori al quantitativo giornaliero consentito dalla norma (3 metri steri per ettaro) si sta espressamente violando la legge. Valgono poi le ulteriori restrizioni previste durante i periodi di massima pericolosità legati agli incendi boschivi, specie durante l’estate. Anche in questi casi, in forza di specifiche ordinanze, non si può procedere alle ripuliture utilizzando il fuoco.