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GALATEO DELL'AMBIENTE a cura di Luisa Persia
LA RICCHEZZA DEL BOSCO
07/05/2021


FOTO PINTEREST
Andar per boschi a fare legna è stata una necessità di vitale importanza per millenni. Al piacere di trascorrere una giornata nella natura, lontano dal caos cittadino si può aggiungere la possibilità di raccogliere qualche chilogrammo di legna di piccole dimensioni per poter accendere il caminetto di casa, più per atmosfera che per riscaldarsi. Ancora una volta, si tratta di un’attività le cui regole cambiano a seconda delle regioni e del tipo di gestione dei boschi (privati, demaniali, Riserve naturali). Generalmente la materia è riconducibile agli usi civici, alle proprietà collettive e comunanze, istituti che affondano le loro radici nel Medioevo, attorno all’anno mille. Si tratta di specifici diritti di godimento spettanti ai membri di una collettività che si concretizzano nella possibilità per gli abitanti di un determinato territorio di raccogliere legna in un luogo preciso, nel rispetto dei limiti quantitativi e secondo chiare modalità.

L’uso civico denominato “di legnatico” si può esercitare su aree del territorio comunale rientranti nella categoria “A” come prevista dall’articolo 11 della legge 1766/27. Esse possono essere utilizzate come se fossero beni pubblici a destinazione forestale e sono tuttora regolamentate dal Regio decreto 3267/1923 comunemente conosciuto come Legge sul vincolo idrogeologico. Possono essere gestite da Enti pubblici che ne curano l’amministrazione. Le modalità di esercizio del diritto di legnatico sono indicate nei regolamenti comunali o frazionali e in quelli emessi dalle Università agrarie, con prescrizioni molto dettagliate, riguardo ai limiti alla raccolta e all’utilizzo del legname.

In alcune delle 130 Riserve Naturali dello Stato gestite dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità permangono tutt’oggi queste singolari e storiche forme di diritto. I richiedenti, residenti o meno a seconda dei comuni, che ne facciano istanza, possono prelevare piccoli quantitativi di legna definita “morta”, già caduta al suolo con l’ausilio di soli attrezzi manuali (segaccio, roncola, etc.) dietro corresponsione di una cifra simbolica di pochi euro ed emissione di un piccolo “tagliando autorizzativo”. I Carabinieri forestali del Reparto Biodiversità controllano che il prelievo avvenga nel rispetto dell’ecosistema.

L’asportazione di queste piccole quantità non influisce minimamente sulla dinamica degli ambienti naturali. Contemporaneamente però si assicura alla collettività di poter fruire “in un colpo solo” di molti servizi ecosistemici. In alcune zone montane si può ottenere anche l’assegnazione di intere piante per ricavarne legna da ardere, siano esse in piedi o già esboscate, sempre compatibilmente con le esigenze del nucleo familiare e dei limiti quantitativi. In altri casi si può ottenere l’assegnazione di legname da opera per manutenzione straordinaria o costruzione dell’abitazione di residenza. In molti regolamenti sono inoltre previste limitazioni temporali all’esercizio del diritto di legname da opera e l’obbligo di utilizzare il materiale entro un tempo stabilito dalla concessione edilizia. Generalmente le assegnazioni sono a titolo gratuito oppure prevedono il pagamento di una quota simbolica.

Oltre agli obblighi derivanti dai regolamenti, chi esercita il proprio diritto è tenuto a mantenere la pulizia e l’accessibilità di strade e boschi. Le sanzioni possono prevedere sia il pagamento di una sanzione pecuniaria, sia la sospensione dall’esercizio del diritto per un determinato periodo di tempo.