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GALATEO DELL'AMBIENTE a cura di Luisa Persia
INCONTRI ESPLOSIVI
22/07/2019


IMG_20190306_092304Non capita tutti i giorni, ma in Italia non è un’ipotesi poi tanto remota imbattersi in un reperto di guerra come un elmetto, un’arma o addirittura una bomba!

Lungo le linee difensive tedesche fortemente armate come la linea Gotica, dall'Appennino Tosco Emiliano fino a Rimini, e la linea Gustav, chiamata anche linea d'inverno, dal Lazio fino al sud di Pescara, gli alleati hanno bombardato i siti e molte volte le stesse bombe d'aereo non esplose a distanza di anni vengono ritrovate e fatte brillare dai genieri dell'esercito. Stessa sorte è toccata alle coste della Sicilia con lo sbarco di Gela e del Lazio durante quello di Anzio, dove sovente vengono ritrovate mine anticarro, antiuomo e altri manufatti bellici. Inoltre nel Nord-est sulle alpi e nella zona carnica si possono trovare manufatti esplodenti sia italiani che austriaci della Prima guerra mondiale ancora perfettamente funzionanti.

Rientra nella categoria degli ordigni regolamentari qualsiasi manufatto esplodente prodotto dall'industria per uso militare, come bombe a mano, da mortaio, bombe d'aereo, proiettili di artiglieria, razzi e missili. Le bombe, anche se risalenti ai due conflitti sono sempre attive e funzionanti, se non più pericolose, ad esempio una bomba a mano americana del tipo granata MKII, detta “ananas” ha un raggio di azione intorno ai 30-40 metri ed un effetto brisante (scheggiante) elevato.

Gli ordigni improvvisati o artigianali sono adattati da quelli regolamentari oppure confezionati utilizzando scatole di cartone, borse o zaini nei quali vengono assemblati anche batterie e circuiterie elettroniche, bombe carta e/o materiale di facile reperimento quali urea, clorato di potassio, zolfo, carbone e non per ultimo il TATP, perossido di acetone, molto pericoloso.

La prima regola da seguire è sempre il buon senso: non cercare di sollevare o spostare l’oggetto dal sito di ritrovamento, non tentare di smontarlo e/o aprirlo, ma avvisare immediatamente i Carabinieri, i quali, valutata la situazione con i propri specialisti artificieri, intervengono per la messa in sicurezza e disattivazione del manufatto ritrovato e la segnalazione del pericolo.

La denuncia è obbligatoria da parte del cittadino, innanzitutto per non incorrere nella responsabilità penale per il reato di detenzione di ordigno bellico risalente ai due conflitti o ancora in uso alle Forze Armate. Inoltre va data comunicazione all'autorità di Pubblica Sicurezza: Sindaco e Prefettura.

Per quanto riguarda i militaria, costituiti da buffetterie, uniformi, armi, dottrina militare (manuali e libri), se di notevole valore storico o documentale, va sempre comunicato al Sindaco e ai Carabinieri, entro 60 giorni, il ritrovamento. Nel caso delle armi, se ancora funzionanti devono essere consegnate all’Autorità competente, se invece fuori uso, qualora non di particolare interesse storico, il magistrato può disporre la custodia a favore di chi le ha trovate.