Fedele Piras

Le Medaglie d’Oro
Ritratto di Fedele PirasIl XX secolo, per quanto attiene i decorati di Medaglia d’Oro dell’Arma, si apre con tre militari insigniti della massima onorificenza per gli atti eroici compiuti nella Prima Guerra Mondiale. La Grande Guerra è stata l’impresa di tutti gli Italiani, che hanno cementato il loro spirito nella sofferenza, nella morte ed anche nella gloria che segnò l’emancipazione nazionale. L’Arma dei Carabinieri contribuì in maniera determinante alla vittoria e il suo operato è consacrato dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa alla Bandiera il 5 giugno 1920: “Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle Armi d’Italia”, ricompensa tanto importante e sentita che dall’anno successivo la Festa dell’Istituzione verrà celebrata proprio il 5 giugno.

Durante tutto il conflitto caddero 1.400 carabinieri, i feriti furono 5.000. A Reparti e a singoli militari, operanti in Patria e all’estero, furono conferiti: 1 Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, 3 Medaglie d’Oro, 304 d’Argento, 831 di bronzo, 801 Croci di Guerra al Valor Militare, centinaia di encomi solenni.

Per valutare l’apporto fornito dall’Arma nella Grande Guerra, occorre premettere che già dal 1905 il Ministero della Guerra aveva previsto – in caso di evento bellico – che l’Arma avrebbe dovuto provvedere alla costituzione di un Reggimento articolato su tre Battaglioni di tre compagnie ciascuno; ciò avvenne nel maggio del 1915, e la forza complessiva del Reggimento fu di 2.500 uomini. Nel piano di mobilitazione, infatti, era previsto che ai Carabinieri competesse un ruolo molto complesso: essi avrebbero partecipato sia come forza combattente,  sia come polizia militare; inoltre, avrebbero dovuto provvedere all’organizzazione del servizio territoriale nelle province da liberare, cioè nel Trentino e nella Venezia Giulia, regioni in cui occorreva istituire immediatamente una rete di Stazioni da inserire nel sistema ordinativo già consolidato in tutto il Paese.

All’inizio del conflitto, di conseguenza, la mobilitazione riguardò il citato Reggimento e un Gruppo Squadroni destinati all’impiego in combattimento, nonché 5 Drappelli e 80 Sezioni assegnati ai Corpi d’Armata e alle Divisioni per i compiti di Polizia Militare. Poiché l’esperienza dei primi mesi di guerra aveva dimostrato che le Sezioni assegnate alle Grandi Unità erano insufficienti per assolvere tutti i servizi affidati all’Arma – tanto che si era dovuti ricorrere a battaglioni di Milizia territoriale e a Squadroni di Cavalleria per il controllo delle retrovie – e nonostante l’eroismo manifestato nei primi combattimenti, il Comando Supremo nel maggio 1916 dispose la costituzione di 39 Plotoni a piedi, previo scioglimento dei Battaglioni (eccetto uno, che resterà a disposizione del Comando Supremo); la formazione di ulteriori Plotoni e Sezioni dei Carabinieri procederà poi di pari passo con quella delle nuove Grandi Unità, alle quali saranno di massima assegnati. In particolare, la Sezione si dimostrerà una formazione idonea allo specifico servizio, in quanto elastica, leggera, facilmente scomponibile, suscettibile di specializzazione d’arma e di differenti impieghi.

Al dicembre 1916, quindi, l’Arma schierava: 2 Divisioni autonome, 1 Gruppo Squadroni e 1 Battaglione a disposizione del Comando Supremo; 94 Sezioni e 92 Plotoni per le esigenze delle Grandi Unità. Di conseguenza, per l’Arma prevalse lo svolgimento dell’attività di Polizia Militare e in particolare dei compiti di: esecuzione dei bandi per i militari e per le popolazioni civili; recapito di ordini; servizi di sicurezza in sosta e in marcia; polizia giudiziaria per i reati militari e comuni; vigilanza sanitaria; assistenza ai feriti; ordine interno nei centri abitati, perlustrazioni all’interno e nelle adiacenze degli accampamenti; sicurezza delle comunicazioni; prevenzione e repressione dello spionaggio, raccolta di informazioni utili alle operazioni.

L’attività svolta dai Carabinieri si dimostrò sempre più essenziale, talché la forza al fronte venne continuamente aumentata, fino a raggiungere nel 1918 un apice di 257 Plotoni e 168 Sezioni, per un totale di 500 ufficiali e quasi 20mila tra sottufficiali e carabinieri. I gesti eroici dei nostri militari furono innumerevoli e, in particolare, quelli del vice brigadiere Fedele Piras, del brigadiere Martino Veduti e del tenente Ernesto Cabruna furono onorati della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Il vice brigadiere Fedele Piras nacque ad Assemini (Ca) il 1° dicembre 1895 dagli agricoltori Francesco e Greca; chiamato alle armi allo scoppio della Prima Guerra Mondiale prestò servizio, quale soldato di Fanteria, nei Reggimenti 21° e 151°, prima di passare al 225°, con cui partecipò alle operazioni di Monte Zebio e di Monfalcone, dando ripetute prove di valore. Durante la ritirata effettuata dalle truppe italiane dopo lo sfondamento del fronte a Caporetto, prese parte al ripiegamento sul Tagliamento per poi raggiungere col suo Reparto il Piave, nel tratto Paludello-Capo Sile, termine orientale della laguna veneta. Nel maggio 1918 ottenne i gradi di caporale e nel giugno successivo partecipò eroicamente al contenimento della grande offensiva austriaca passata alla storia come “Battaglia del Solstizio” o Seconda Battaglia del Piave (15-22 giugno 1918). Nel settembre dello stesso anno tornò di nuovo in linea e partecipò alla vittoriosa avanzata per la conclusione della guerra. Congedato nel dicembre 1919, fu ammesso a domanda, l’anno dopo, nell’Arma dei Carabinieri, e destinato alla Legione di Cagliari; nel giugno 1921 transitò al Battaglione Mobile di Roma ove fu promosso vice brigadiere nel luglio 1922 e assegnato nuovamente alla Legione di Cagliari. Fu decorato della Croce di Cavaliere della Corona d’Italia con motu proprio sovrano del 16 novembre 1922. Collocato a riposo nell’ottobre 1925 a seguito di lesioni all’occhio sinistro riportate durante un’esercitazione, morì ad Assemini il 9 gennaio 1971.

L’episodio che vide protagonista Fedele Piras avvenne durante la citata “Battaglia del Solstizio”, quando cioè l’esercito imperiale austriaco tentò l’ultima grande spallata della Prima Guerra Mondiale per sfondare definitivamente il fronte italiano ed investì con 66 divisioni la regione alpina orientale; l’accanita resistenza degli Italiani consentì non solo di arginare l’offensiva nemica, ma anche di infliggere agli Austriaci perdite tali da rendere palese che ormai la fine degli invasori era prossima, come poi sarebbe avvenuto quattro mesi dopo con l’avanzata di Vittorio Veneto. Il Reparto di Piras era schierato a Capo Sile (Ve), il cui territorio era stato volutamente allagato per impedire l’avanzata degli Austriaci, e partecipava operando con piccole unità mobili, audaci ed ostinate nella difesa; alla testa di uno di questi manipoli si lanciò Piras, su un fragile ponticello gettato su uno dei cento canali della zona, all’assalto delle postazioni nemiche, ma più raffiche di mitragliatrici ben assestate falciarono il reparto italiano, compreso l’ufficiale. Rimasto solo e ferito alla mano, Piras comunque riuscì a mantenere la posizione contro il nemico dilagante, fino all’arrivo dei rinforzi, segnalando la sua presenza col braccio alzato grondante sangue.

L’eroico comportamento è compendiato nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare che gli fu conferita il 29 maggio 1919: “Fulgido esempio in ogni circostanza di ardimento e di valore, nella rioccupazione di un’importante posizione, di pieno giorno, per primo si slanciava attraverso ad uno stretto ponticello, sulla trincea nemica. Caduto il proprio ufficiale e tutti i compagni, da solo, e con impareggiabile tenacia, strenuamente difendeva la posizione raggiunta dai ritorni offensivi dell’avversario, dando tempo a nostre mitragliatrici di occuparla ed affermarvisi. Ferito dolorosamente ad una mano, gridava il suo saluto in dialetto sardo al proprio capitano, suo conterraneo, giunto sul posto, e continuava imperterrito a lanciare bombe con la mano sinistra finché, estenuato dal dolore e dalla fatica, dovette, suo malgrado, essere allontanato. Capo Sile, 15-16 giugno 1918”. Alla memoria del vice brigadiere Fedele Piras è intitolata la Stazione Carabinieri di Assemini, suo paese natale.