Il giorno del gufo

Chissà se il racconto del vincitore di questa prima edizione del nostro premio letterario Carabinieri in Giallo sarà fortunato quanto l’illustre “civetta” di Leonardo Sciascia? Lo speriamo di cuore
La giuria riunita per la premiazioneFinalmente ci siamo. A quasi un anno dall’inizio della bellissima avventura di Carabinieri in giallo, tiriamo le somme di un concorso che, avviatosi quasi per scommessa tra la redazione della Rivista, si è invece rivelato un Premio letterario di assoluta dignità. Innanzitutto per la giuria. Prestigiosissima. Che ci ha accompagnato nel lungo iter del premio, sottoponendosi a “cinque mesi di studi/letture disperatissimi”, parafrasando il grande Leopardi. Eh sì, perché l’impegno è stato veramente gravoso: la lettura degli elaborati (ne sono arrivati quasi quattrocento) ha reso necessario l’inserimento di altri giurati per suddividere il carico di lavoro.
 
Dai cinque iniziali, Giancarlo De Cataldo, presidente, Laura Toscano, Federica Sciarelli, Massimo Lugli e Giancarlo Bianconi, si è arrivati così a nove: il dottor Carlo Degli Esposti, responsabile della Società di Produzione “Palomar”, la professoressa Silvia Leonzi, docente di Scienze delle Comunicazioni presso l’Università La Sapienza di Roma, il tenente colonnello Roberto Riccardi e la dottoressa Claudia Colombera, rispettivamente direttore e capo redattore della Rivista. Cogliamo dunque l’occasione per ringraziare tutti di cuore per la disponibilità e la professionalità con cui hanno affrontato l’impervia prova. E ora parliamo proprio di quelli che “ci hanno dato” tutto questo lavoro... i partecipanti al concorso, naturalmente! Ringraziamo anche loro per l’entusiasmo con cui hanno risposto al nostro invito e per la capacità, comune a tutti, di mettersi in gioco, di proporre qualcosa di originale.

Non è stato facile, per la giuria, effettuare la prima selezione: quando di tutti i racconti pervenuti ne dovevano, necessariamente, rimanere soltanto cinquanta. Dai cinquanta, un’altra scrematura a quindici: e qui, proprio come in una gara di bellezza dove bellissime (bei racconti) vengono eliminate, è stata veramente dura.  Alla fine sono rimasti tre vincitori, che hanno avuto un premio in denaro, mentre ciascuno dei primi undici vedrà il proprio racconto pubblicato sulla nostra Rivista a partire dal dicembre 2007 e poi per tutto il 2008. E forse non solo. Le prospettive che si aprono sono davvero entusiasmanti: una grande casa editrice, la Mondadori, valuterà la possibilità di raccogliere i racconti in un libro, e la produzione Palomar potrebbe addirittura farne una serie televisiva. Insomma, manteniamo la calma e cominciamo a fornire qualche dato e, naturalmente, i nomi dei finalisti e dei vincitori, che sono stati proclamati lo scorso 6 novembre, durante la riunione finale in cui la giuria, esaminati collegialmente i risultati della selezione, ha così deliberato: 1° classificato, il racconto La vendetta del gufo nero, scritto da Ezio Cappa, cinquantenne di Foggia, residente a Tivoli. La storia, che leggerete più avanti sulle pagine della Rivista, si svolge in un paesino in cui “tutti sanno tutto di tutti”, tra chiacchiere, equivoci e malintesi, e si conclude con un finale, imprevedibile, che vi sorprenderà. 2° classificato, il racconto La corriera 32, scritto da Fabrizio Fondi, quarantenne di Orbetello.

La vicenda, in cui un maresciallo non proprio perfetto ma umanissimo, attraverso le sue puntigliose indagini, restituisce la verità su un delitto accaduto cinquant’anni prima, è ambientata nell’atmosfera molto particolare che hanno tutte le piccole isole. 3° classificato, il racconto Full, scritto da Luciano Ricchiuti, quarantacinque anni, di Isernia. Divertente e originale, il racconto è portato avanti da un punto di vista decisamente atipico: quello di un pastore tedesco di sei anni in forza al Nucleo Carabinieri Cinofili. Un vero asso della caccia agli esplosivi. Ai tre è andato un premio in denaro, che è stato stabilito nelle somme di 3.000, 2.000 e 1.000 euro. A questo proposito vogliamo sottolineare la grande generosità del vincitore, che ha deciso di devolvere la propria ricompensa all’Onaomac, l’Opera che assiste gli orfani dei Carabinieri. La somma verrà utilizzata per un progetto concreto a favore di studenti che si distinguano in modo particolare nel rendimento scolastico. Abbiamo poi tre “quarti classificati” a parimerito: Il cane di velluto, di Matteo Poletti, Una questione delicata, di Ettore Maggi e Daniele Cambiaso, e L’appuntamento, di Francesco Lo Dico. Settimo classificato un appuntato scelto di Bari, di stanza al Battaglione di Moncalieri (To), Davide De Mola, autore di Rosso primitivo. Ottavo classificato, Cavallo e bicicletta, scritto da Vincenzo Comito, di Montebelluna (Tv). Ed ecco tre donne: Alessandra Magnapane, nona classificata con Carabinoir, insieme a Paola Verri, anche lei al nono posto per Chiaro come l’acqua; undicesima troviamo Roberta Lepri per il racconto Dell’amore e i suoi misteri. Al dodicesimo posto abbiamo poi Il testamento olografo, di Luciano Caiani; mentre al tredicesimo è Erminio Serniotti per Ameba ridens; al quattordicesimo posto si è classificato Stracci, di Vanes Ferlini. Chiude la classifica il bel racconto scritto da Giovanni Maria Pedrani, I cinque sensi.  

La Cerimonia. Ed eccoci qua tutti insieme, in una piovosa giornata di novembre (il 16), per premiare i vincitori di Carabinieri in giallo. Emozionati e ancora increduli, arrivano nella sede dell’Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri i primi tre classificati. Ad accompagnarli le famiglie: giustamente orgogliose delle capacità dimostrate dai loro cari. Prende la parola il presidente della giuria De Cataldo che, complimentandosi con gli autori, ricorda loro di aver partecipato «ad un concorso assolutamente trasparente, in cui nessun nome è mai trapelato fino all’ultimo giorno, in cui sono stati individuati i quindici racconti classificati e sono state aperte le buste con i dati anagrafici». Lo scrittore ha continuato ribadendo l’altissima qualità degli elaborati pervenuti in redazione. «Non pensavamo che sarebbero arrivati racconti tanto belli da rendere così difficile la selezione», ha ammesso, e ha concluso ribadendo che la cosa che accomuna tutti i racconti «è la grande familiarità che palpita tra le righe nei confronti dell’Arma e dei suoi uomini, sempre pronti a intervenire per tutelare i cittadini, anche se poi non sono emersi solo personaggi esemplari, ma anche uomini con i loro tormenti e le loro debolezze». Ha parlato poi la conduttrice di Chi l’ha visto?, Federica Sciarelli che, complimentandosi a sua volta con i vincitori, si è augurata che nella prossima edizione (ormai alle porte) anche qualche carabiniere si aggiudichi il “podio” (per quanto, ci permettiamo di aggiungere, l’attuale settima posizione non sia male). Il giornalista de la Repubblica Massimo Lugli ha espresso quindi tutta la sua ammirazione nei confronti dei tre premiati, elogiando al contempo anche altri racconti che non si sono classificati tra i primi.

E ha espresso un auspicio: la prossima volta dovremmo premiarne di più. Ha preso poi la parola, in rappresentanza del dottor Degli Esposti, della casa di produzione Palomar, la dottoressa Gloria Giorgianni, che ha detto di aver trovato molti soggetti interessanti anche dal punto di vista della sceneggiatura televisiva. Un mondo che conosce bene Laura Toscano, la mamma del maresciallo più famoso d’Italia, Giovanni Rocca alias Gigi Proietti. L’insigne giurata ha dichiarato tutto il suo gradimento verso quest’esperienza, l’apprezzamento per i racconti vincitori e ha rivolto anche un pensiero per quelli che vinto non hanno, ma che hanno dato un contributo enorme al concorso: con il loro carico di esperienze, di speranze, di umanità. Concludendo con l’intervento dei primi tre classificati (tutti innamorati della scrittura, a cui si dedicano nei momenti liberi), vogliamo ricordare le parole del primo, che ha dedicato la sua vittoria a una persona scomparsa un anno fa: «Sentivo che qualcosa sarebbe successo, una comunicazione sarebbe giunta, tra le solite bollette che riempiono la cassetta della posta: in sogno, me lo aveva detto mio padre».