Dipingendo la Storia - 03

La centralità del Tricolore tra i criteri ispiratori del Futurismo italiano. Che si afferma agli inizi del XX secolo con la coscienza di portare a termine, anche espressivamente, gli ideali del nostro Risorgimento

Salvo D'Acquisto visto da Clemente Tafuri. Questa testimonianza artistica viene conservata presso il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, a RomaCon un piccolo salto temporale ci permettiamo di passare direttamente all’arte del secolo appena trascorso. Dopo il 1870 l’Europa godette di un periodo relativamente lungo di pace interna e il contemporaneo sviluppo scientifico rivoluzionò il modo di vivere dell’umanità. L’arte non fu insensibile a questo processo e gli artisti si gettarono in una serie di sperimentazioni, tutte derivate tecnicamente dall’Impressionismo, tese a ritrovare l’impegno storico e sociale che agli impressionisti mancava e aveva caratterizzato la prima metà dell’Ottocento.

Questo sperimentare portò all’inizio del XX secolo al periodo delle Avanguardie Storiche, che ebbero in comune la ricerca di nuovi mezzi espressivi e la presunzione di poter cambiare non solo l’arte e la cultura ma anche il mondo. Apparentemente la volontà, quasi feroce, di essere per forza all’avanguardia sembra allontanare gli artisti dai fatti storici o dallo storicizzare, ma è così solo per i meno dotati, che nel rifiuto dei valori del passato trovano la strada per coprire le proprie mancanze di preparazione tecnica.

Chiarito questo, vorremmo soffermarci su una corrente artistica, il Futurismo, tanto rivoluzionaria quanto capace di recuperare il passato proprio nei suoi valori essenziali. Quello che veniva rifiutato era il conservatorismo, inutile e pauroso, della borghesia europea, ma si invocavano patria, unità nazionale, giustizia sociale, eguaglianza, valori e concetti che venivano dal passato ed avevano costituito la base ideologica delle lotte per l’indipendenza e l’unità nazionale.

Quello che caratterizzò il Futurismo italiano e ne favorì la fortuna in tutta Europa, con particolare riguardo alla Russia, fu la violenza con cui i futuristi portarono avanti le proprie idee. Ancora oggi si tende a confonderne l’atteggiamento provocatorio dei primi anni con il vero contenuto delle proposte artistiche, che rifiutavano del passato solo un certo tipo di retorica. Lo stesso amore per la guerra, «vera igiene del mondo», come disse Marinetti, era in realtà la coscienza che gli ideali del Risorgimento andavano portati a termine.

Tecnicamente i pittori futuristi scompongono le immagini come i contemporanei cubisti, ma il loro impegno va sempre oltre la pura espressione artistica e le opere hanno sempre significati precisi; anche se non sempre facili da riconoscere. Tra i maggiori citiamo Giacomo Balla, che cercò di dare forma dinamica alle emozioni umane anche collettive, come nel celebre quadro che mostra la forza della folla ad una Manifestazione Interventista a Siena e Forme Grido: Viva l’Italia! conservato alla Gnam di Roma.

Ancora oggi è difficile acquisire a prima vista i criteri ispiratori di questi quadri; quello che salta subito agli occhi è l’accordo dei colori e la centralità del Tricolore, racchiuso tra linee che esprimono dinamismo e tensione. A guardare bene si nota che nel primo di questi quadri il movimento dei colori viene fuori da una base neutra e su di essa si innestano, come forme vitali, l’azzurro del cielo e l’ocra delle case; da tutto questo nascono, come le torri medioevali della città, i tre colori nazionali. Nella modernità assoluta della composizione il futuro mitizzato viene fatto nascere sempre dal passato. La seconda delle opere citate è più sintetica nella composizione e le forze vitali in gioco hanno la forma di un vulcano che esplode nel Tricolore; questa maggiore sintesi e la rinuncia a complicate allegorie rende molto più comprensibile il soggetto.

La Prima guerra mondiale, tanto voluta dai futuristi, fu la prima realmente nazionale, perché tutta la Nazione nella stragrande maggioranza ne fu coinvolta e si sentì unita, indipendentemente dalle idee politiche e dalle regioni di provenienza; gli artisti per primi.

Umberto Boccioni fu forse il più significativo futurista ed a suo onore si deve ricordare che si arruolò volontario e morì giovane in guerra nel 1916; ci piace citare una delle sue ultime opere, Cavalleria alla Carica, dove la ricerca del movimento raggiunge uno dei risultati più significativi. Non è un quadro facile da interpretare, ma, che piaccia o no, la forza che vi è espressa è indiscutibile e raggiunge subito lo spettatore, esattamente come tutto lo slancio dei cavalieri si concentra sulle punte delle lance.

Contemporaneamente alle Avanguardie Storiche altri movimenti intellettuali più “normali” permisero anche ai comuni mortali di poter fruire di una produzione artistica comprensibile e di alta qualità. Uno di questi fu il Liberty, libera combinazione di forme floreali e geometriche. In immagini più adatte al grande pubblico e meglio comprensibili alcune caratteristiche formali del Futurismo continuarono anche dopo il momento dell’avanguardia, generando un linguaggio moderno ma comprensibile senza sforzi.

Tra gli artisti che riuscirono meglio a “modernizzare” la propria formazione Liberty ricordiamo Giovan Battista Crema, che quando scoppiò la Grande Guerra si sentì impegnato anche come pittore e diede il suo contributo alla vittoria. Ne La Vampata il dramma diventa la tragedia della morte, nella luce accecante di un’esplosione tra reticolati, ombre all’assalto e mani penzolanti di morti. Attraverso opere come questa chi non era al fronte imparò a solidarizzare con l’Esercito, e la storicità del quadro viene fuori proprio dalla coscienza che fatti del genere erano ormai la quotidianità, e dalla loro somma nasceva l’eroicità di tutti.

Ancora più espressivi ed antiretorici, ma non meno patriottici, i quadri a lui ispirati nella vecchiaia dalla Seconda guerra mondiale, come Battaglia Navale dell’11 Febbraio 1942. Notiamo che in questo caso Crema accentrò la sua attenzione su di un particolare episodio storico, come nel secolo precedente, forse perché si profilava il contrasto tra chi provocava gli avvenimenti e la volontà collettiva. Schiacciati tra strutture e sovrastrutture, i marinai sembrano quasi dello stesso metallo che li circonda, un tutt’uno tra uomini e nave, come realmente è per gli uomini di mare, mentre l’ardita prospettiva “futurista”, schiacciata ed accentuata, sembra proiettare questa unità verso il nemico in lontananza.

Alla fine di questa breve rassegna vogliamo ricordare un artista, pittore e soprattutto incisore, oggi forse fuori moda, ma che ha avuto il merito di formare generazioni di pittori ed incisori: Attilio Giuliani. Ingegnere navale, aveva combattuto imbarcato su di un incrociatore nella Prima guerra mondiale. L’abitudine al disegno e la predilezione per l’incisione derivarono probabilmente proprio da questa preparazione tecnica che lo portò, dopo il conflitto, a scegliere la professione di insegnante di incisione xilografica: celebri sono i suoi ex-libris. Sommergibili in Bacino, incisione da cui fu tratta una celebre cartolina postale, e Cant Z/50, Caccia Antisommergibile ci sembrano due esempi notevoli delle sue capacità espressive.

Nella prima opera la prospettiva assai accentuata dà l’idea della potenza e, contemporaneamente, la sensazione che le due navi destinate alle profondità degli oceani stiano quasi per spiccare il volo. La seconda è una delle sue celebri incisioni su legno ed affronta, simbolicamente, il tema inverso, mostrandoci il galleggiante dell’idrovolante che scorre come un siluro sopra l’acqua, resa magistralmente servendosi delle venature del legno.

I nostri artisti hanno saputo essere veri sia nel raccontare le passioni e le idee per le quali si combatte sia, soprattutto, nel riferirsi sempre a quello spirito di sacrificio e di dovere che è uno dei valori del popolo italiano e delle sue Forze Armate.

Dopo la Seconda guerra mondiale sembrò che non ci dovesse essere più spazio per i nazionalismi e che l’arte non dovesse più occuparsi di storia. Eppure ancora si sentiva il bisogno di tornare alle proprie radici: il grande quadro di Renato Guttuso, La Battaglia di Calatafimi, fu un richiamo all’unità nazionale ed ai suoi valori subito dopo la drammatica prova della guerra di Liberazione, mentre in Sicilia si manifestavano sentimenti separatisti, e Guttuso era siciliano. Ancora una volta il Tricolore ed un quadro che ritrovava nel passato la storia del presente.

Nel dopoguerra non sono mancati certo pittori che hanno affrontato il difficile tema di rappresentare un episodio del recente passato, per trasmettere alle generazioni future come i nostri padri abbiano vissuto la propria storia e, dobbiamo dire, con risultati spesso notevoli. Ma l’incapacità dell’artista moderno a lavorare su un tema dato, piuttosto che in totale libertà, ha ridotto la produzione di questo genere rispetto a prima.

Esiste, comunque, un Museo della Resistenza, fatto di opere d’arte invece che di documenti e testimonianze come gli altri, che raccoglie opere di tutti i maggiori artisti degli ultimi cinquant’anni; si trova a Caldarola (Macerata) ed è un unicum nel suo genere. I quadri sono quasi tutti di soggetto generico, ma tra i temi particolari più trattati da alcuni pittori abbiamo rilevato quello della morte del vice brigadiere dei Carabinieri Salvo d’Acquisto, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.

Tra i tanti quadri sul tema citiamo quelli di Vittorio Pisani e di ClementeTafuri, conservati a Roma, al Museo Storico dell’Arma, in cui il rapporto tra passato e presente è sintetizzato dalla posa classica dell’eroe che si offre al nemico. Eroe che è lo stesso iconograficamente, e che, martire della fede, nella sua apparente retoricità riporta a ciò che il suo sacrificio simboleggia: la perennità dei valori umani e morali dei quali, nel caso specifico, l’Arma è sempre stata custode fedele.

Siamo tornati al nostro assunto iniziale: cercare nel passato la storia del presente e trasmettere al futuro i valori di questa storia. Ma purtroppo ci dobbiamo fermare qui, constatando che troppo spesso, oggi, la televisione ha sostituito la storia con la cronaca.