Dracula: chi era costui?

Eroe della storia della Transilvania, si chiamava in realtà Vlad Tzepesh e visse qualche secolo prima del “vampiro per questioni di sopravvivenza”, nato dalla fantasia di uno straordinario narratore irlandese: Bram Stoker

Il Castello di Bran, dove la leggenda vorrebbe si svolsero le sinistre vicende di cui  il Conte Dracula fu protagonistaUn mantello nero possibilmente foderato di rosso: rosso sangue, naturalmente. Un viso pallido, con due denti canini che crescono a volontà e che, in fase di massima lunghezza, presentano macchie: macchie di sangue, naturalmente. Un castello tetro in una foresta cupa, meglio se tormentata da lampi e tuoni. Dove? In Transilvania, naturalmente. Un grande edificio disabitato e in rovina. Su uno sperone di roccia... Abita qui il Conte Dracula? Si aggira come un’anima in pena, senza età, in ambienti senza tempo, alla ricerca di qualche vivente che possa, non certo spontaneamente, dargli il necessario rifornimento di sangue umano, sostanza da qualche secolo indispensabile, a lui che è un vampiro, per il sostentamento quotidiano.

È così che la letteratura e il cinema hanno creato una immagine di fantasia, dando vita allo stereotipo di un nobile rumeno vissuto in una selva oscura ai piedi dei Carpazi, che vaga per i corridoi obbligatoriamente bui del suo castello, in attesa che qualche ignaro visitatore, ancor meglio visitatrice, bionda, giovane e bella, possa fornirgli la consueta razione di sangue. A volte invece il Conte si leva da una bara, quasi redivivo, ma sempre pallidissimo, per succhiare a volontà un collo bianco che gli si offre… e continuare a vivere, anche se per poche ore, in attesa di un nuovo fornitore di linfa umana.

Colori dominanti: il nero, il rosso, il bianco. Luce soffusa da fiammelle di candele che si muovono spinte da un vento leggero: candelabri ossessivamente d’argento. Effetti speciali: lampi terribili. A discrezione: pioggia incessante; in alcuni casi, bufera. Proibite la luce del sole, la gioia e l’allegria: il Conte Dracula ha una sua immagine, tetra e feroce, ormai consacrata da difendere.

Quando l’irlandese Bram Stoker, nel secolo vittoriano, inventò il suo personaggio, decise di farlo agire in luoghi lontani, situati in vallate difficili da visitare, in cui complicato fosse il viaggio per arrivare; posti dove la natura manteneva, e mantiene ancora, una bellezza incontaminata, quasi selvaggia. Oggi ormai la letteratura si disinteressa del Conte, ma non così il cinema, che continua a sfornare film, ora con pretese di dramma e di horror, ora invece con un sano, anche se a volte macabro, umorismo, avente per protagonista quel “povero diavolo” di Dracula. Eh sì, perché Dracul in lingua rumena vuol dire proprio “il Diavolo”.

In realtà il vero e autentico Dracul aveva un nome e un cognome: si chiamava Vlad Tzepesh ed è vissuto qualche secolo addietro al personaggio che oggi lo incarna. Non era un vampiro: era un eroe della storia nazionale rumena... Ma andiamo con ordine. Chi, da Bucarest, entra nella bella regione della Transilvania, e va verso la città di Brashov, a 30 chilometri dalla capitale, si imbatte, nella località di Bran, in un castello fortificato, contornato da una folta vegetazione e da colline verdi che sono ai piedi della catena dei Monti Carpazi, bellissimi e maestosi, come lo sono le nostre Dolomiti. Se poi si ha la ventura di arrivarci in un giorno di sole, con il cielo azzurro e terso, l’immagine del cupo castello, abitato da fantasmi e morti viventi, proprio non viene allo spirito. Una fervida fantasia deve sorreggere la mente per vedere ombre fluttuanti e spiriti irrequieti svolazzare intorno alle bianche mura e sui tetti dei torrioni a cono, di un bel rosso mattone.

Il Castello di Bran fu costruito dai cavalieri teutonici nel secolo XIII e distrutto nel corso di alcune battaglie, ma venne ricostruito dagli stessi abitanti della cittadina di Brashov tra il 1377 e il 1378. Alto su una roccia, con quattro torri d’angolo, serviva come luogo di avvistamento per tenere lontani eventuali visitatori non graditi e soprattutto per controllare che le merci entranti nel comprensorio pagassero le dovute gabelle: dominava infatti il percorso dalla Valacchia alla Transilvania meridionale, lo stesso che gli ottomani seguivano per giungere nel cuore dell’Europa. Fu così che, una volta terminate le incursioni dei turchi, dal punto di vista militare e strategico esso cessò di avere una qualche importanza.

Questo edificio è sicuramente molto legato alla bellissima storia della Transilvania e della Valacchia e alle sue leggende, anche se forse non proprio a Vlad Tzepesh Dracul. Nel 1412 il castello era proprietà di un principe, Mircea il Vecchio, regnante della Valacchia, e rimase poi ai suoi discendenti. Si narra che nel Quattrocento vi avesse abitato un certo Vlad l’Impalatore, principe di Valacchia: egli non risparmiava i suoi nemici, che uccideva impalandoli, secondo un uso del tempo, favorito soprattutto dai turchi. Si narra ancora che nel Seicento vi fu murata viva una principessa alquanto feroce, Elisaveta Bathory, che, dice la leggenda, faceva uccidere le vergini per bagnarsi nel loro sangue: un bagno che le impediva di invecchiare, mantenendola bella e desiderabile (Poppea, madre di Nerone, aveva dunque assai più miti pretese, chiedendo solamente latte di asina).

Gli storici non sono molto d’accordo sulla vera identità di Dracul. Per la maggior parte di essi si tratterebbe dello stesso Vlad l’Impalatore, cioè di quel Vlad Tzepesh che respinse i turchi di Maometto II, conquistatore di Costantinopoli (vedi box), e a cui il soprannome Dracul (così almeno sostengono alcuni filologi) veniva dal padre, che era stato insignito del titolo dell’Ordine Imperiale del Drago (occorre spiegare che il suffisso ul in rumeno è l’articolo, sempre posto dopo il nome).

Il principe Vlad Tzepesh, che secondo alcuni filologi prese il nome di Dracul dall'Ordine del Drago cui suo padre appartenevaCostui era stato preso come ostaggio dei turchi e aveva vissuto a Costantinopoli per quasi tutta la sua adolescenza e la prima gioventù, assumendo modi e costumi ottomani, e il Sultano aveva iniziato ad avere fiducia in lui. Rientrato nella sua terra natia, era divenuto principe nel 1448 e aveva stretto alleanza con Mattia Corvino, re di Ungheria. Per l’indipendenza della Transilvania combatté ferocemente contro i turchi, riuscendo ad entrare nel campo di Maometto II, grazie anche alla sua conoscenza dei modi e dei sistemi di guerra degli ottomani.

Da loro Vlad Tzepesh prese anche la ferocia con la quale trattava tutti i suoi nemici, valacchi, turchi o tedeschi, soprattutto quelli che riteneva dei traditori. Fu sicuramente un tiranno e fu rovesciato dai suoi stessi alleati, rimanendo prigioniero in Ungheria per lunghi anni. Al principe, vincitore dei turchi, i rumeni hanno comunque dedicato un busto all’ingresso del Museo Militare e una vetrina che raccoglie, oltre al suo ritratto, anche spada e cotta di ferro del periodo in cui egli visse.

Dunque Dracula, così come il narratore Stoker lo inventò, è una creatura di pura fantasia, vampiro per questioni di sopravvivenza spicciola, legata ad una leggenda di quelle che faceva piacere raccontare, a volte anche credendoci. Dracul, da parte sua, fu effettivamente un protagonista della storia antica della Transilvania, ma forse non visse mai nel Castello di Bran, che ora viene però visitato come il luogo di origine e di vita di Dracula, il Vampiro.