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Contrasto al fenomeno eversivo e terroristico

Indagine “Moskea”, conclusa nel 1995  e  incentrata su un gruppo di algerini gravitanti in Italia e componenti di una rete internazionale di supporto alle organizzazioni terroristiche integraliste (Fronte Islamico di Salvezza F.I.S. – Gruppo Islamico Algerino G.I.A. – Esercito Islamico di Salvezza A.I.S.). L’indagine che ha portato all’arresto del leader del gruppo, ha rivelato le modalità di procacciamento, occultamento e trasporto (per vie diversificate e tramite vettori sperimentati), delle armi necessarie ai gruppi armati clandestini algerini operanti in Europa.

Indagine “Pontelungo”
, conclusa nel 1996 con l’arresto di 21 componenti, ritenuti i promotori, gli organizzatori e i partecipanti ad un’associazione diretta a sovvertire gli ordinamenti economici e sociali dello Stato. L’indagine, iniziata nel 1994, ha documentato l’esistenza di un’associazione sovversiva denominata Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica Insurrezionalista - ORAI responsabile di aver compiuto rapine ai danni di istituti di credito e sequestri di persona, oltre che attiva nella propaganda, nel proselitismo e nel sostegno logistico di latitanti ed anarchici detenuti.

Indagine Osoppo, conclusa nel 2004 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Cruciani Jerome, per “associazione sovversiva e banda armata” e “rapina aggravata da finalità di terrorismo”, poiché ritenuto appartenente all’organizzazione eversiva agente sotto la denominazione di “Nuclei Comunisti Combattenti” (NCC) e responsabile – congiuntamente a Galesi Mario – di una rapina perpetrata il 15 gennaio 1997, a scopo di autofinanziamento a favore della menzionata struttura. La complessa indagine, sviluppata a seguito dell’uccisione del prof. Massimo D’Antona, avvenuto a Roma il 20 maggio 1999 da parte delle “Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente” (BR-PCC), ha consentito di confermare come quest’ultima compagine traesse origine dai NCC.

Indagine “Bazar”, conclusa nel 2005 con l’arresto a Milano di un gruppo di integralisti tunisini per associazione sovversiva con finalità di terrorismo internazionale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre che lo smantellamento di due cellule terroristiche, era dedita a reati in materia di immigrazione clandestina, ricettazione e contraffazione di documenti d’identità, operando in correlazione con un gruppo Salafita a sua volta in diretto collegamento con una rete di analoghi ed affini gruppi attivi in alcuni Stati europei (Germania, Inghilterra, Spagna, Belgio e Francia) ed extraeuropei (Algeria, Pakistan, Afghanistan e Tunisia).

Cattura di Scrocco Rose Ann, conclusa il 16 gennaio 2006 con l’arresto in Olanda e la successiva estradizione in Italia di Scrocco Rose Ann, nome di battaglia “Lucia”,  militante anarco – insurrezionalista inserita nell'elenco dei cosiddetti “30 grandi latitanti” e irreperibile dal 1991. La donna era stata condannata nel 1996 per il sequestro di persona e l’omicidio di Mirella Silocchi, oltre che ritenuta colpevole di associazione terroristica e banda armata, in quanto appartenente all’organizzazione sovversiva denominata Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica Insurrezionalista - ORAI.

Operazoine ROS JwebIndagine “Aquila Nera”, conclusa nel dicembre 2014 con l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 soggetti e degli arresti domiciliari per altri 2 - tutti appartenenti al gruppo clandestino che si definiva “Avanguardia Ordinovista” - per associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, finalizzata all’incitazione all’odio o alla discriminazione razziale e istigazione a commettere atti di  violenza o di provocazione alla violenza, nei confronti di persone appartenenti ad un gruppo nazionale, etnico o razziale. In particolare, le attività investigative hanno documentato la struttura verticistica del sodalizio, orientata alla pianificazione di atti violenti e destabilizzanti nonché la ricerca di armi per la loro realizzazione.

Indagine Jweb7, conclusa nel 2015 con l’ arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 cittadini magrebini, ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalità, per aver fatto parte di una cellula islamista che si proponeva di supportare mediaticamente le attività di Al Qaeda e di altre organizzazioni terroristiche affiliate, mediante l’incitamento alla jihad, nonché il reclutamento e l’addestramento di aspiranti combattenti attraverso i social media. L’indagine ha inoltre consentito l’arresto da parte delle Autorità marocchine di un altro cittadino magrebino che aveva manifestato la volontà di compiere un attentato terroristico ai danni del Parlamento di quel Paese.

Indagine “Jweb”
, conclusa nel 2015 dopo 4 anni di indagine e incentrata su cittadini curdo iracheni attivi sulla piattaforma internet nello svolgimento di diffusione di materiale dal contenuto jihadista di Al Qaida. L’indagine, portava all’arresto di 17 indagati, di cui 7 localizzati in Italia e gli altri 10 in Inghilterra, Norvegia, Finlandia e Svizzera, ha disvelato l’esistenza di un’organizzazione terroristica transnazionale denominata Rawti Shax, facente capo al Mullah Krekar con vertice in Norvegia e cellule operative in Europa e Medio Oriente e avente l’obiettivo di creare un Califfato islamico in Kurdistan. Contestualmente è stata individuata una cellula terroristica islamista attiva sulla rete nella pubblicazione di materiale di propaganda jihadista, oltre che sull’utilizzo di armi e sostanze chimiche per compiere azioni violente in Europa e nei Paesi musulmani apostati.

Indagine “Akhi”, conclusa nel 2016 con l’arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, di un cittadino macedone poiché ritenuto responsabile di “associazione con finalità di terrorismo anche internazionale”, con l’aggravante della transnazionalità. Al riguardo, lo stesso provvedimento, per i medesimi titoli di reato, è stato emesso anche nei confronti di un cittadino tunisino, inserito nella lista dei foreign fighters (localizzato in Iraq). Contestualmente all’ordinanza in parola, è stato arrestato un cittadino macedone indagato per “organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo”.

Indagine “Taqiyya”, conclusa nel 2016 con il fermo per associazione con finalità di terrorismo internazionale di quattro indagati, di cui tre di nazionalità egiziana ed uno di nazionalità algerina, componenti di un gruppo organizzato su base familiare e stanziato tra la Liguria e la Lombardia, che sul web si occupava di diffondere materiale jihadista e di instradare combattenti dal Nord Africa in territorio siriano, per conto dello Stato Islamico. Nel corso delle indagini è emerso, l’ampio utilizzo di applicativi informatici ai fini propagandistici, nonché la trasmissione per via telematica, da parte di uno degli indagati, del proprio giuramento di affiliazione al Daesh. 

L’indagine “Jbook Primo”, conclusa con l’arresto nel 2017 a Torino del cittadino marocchino El Aoual Mouner, ritenuto responsabile di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e di apologia, mediante strumenti informatici. L’indagine ha consentito di rilevare che Mouner, affermando di essere un portavoce dello Stato Islamico e di aver giurato fedeltà all’emiro Abu Bakr Al-Baghdadi, operava quale amministratore e figura apicale del canale del social network ZELLO denominato “Lo Stato del Califfato islamico”, sul quale diffondeva materiale di propaganda del Daesh indirizzato ai “lupi solitari” e ai “foreign terrorist fighters”. 

Indagine “Banglatour”, conclusa nel 2017 con il rinvio a giudizio di 10 militanti di estrema destra responsabili di aver promosso e diretto un gruppo avente lo scopo di incitare alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali e religiosi, anche attraverso la diffusione, per lo più on line, di idee fondate sulla superiorità della razza bianca e sull’odio razziale ed etnico. Le indagini hanno documentato altresì il ricorso da parte del sodalizio alla violenza come mezzo di risoluzione delle controversie con gruppi o soggetti di opposta fazione politica, nonché lo svolgimento di un rigido indottrinamento dei suoi componenti, anche minori.

Indagine “Jbook Fossano”, conclusa nel 2018 con il fermo di indiziato di delitto di un giovane cittadino marocchino residente a Fossano (TO) per il reato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. L’attività di indagine, in particolare, ha consentito di accertare come, attraverso i suoi numerosi account social, il giovane avesse svolto un’intensa propaganda jihadista inneggiante al martirio. 

Indagine “Ottantotto”, conclusa nel 2018 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di 6 indagati, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento e al finanziamento di mercenari aggravata dalla transnazionalità. Le investigazioni hanno consentito di documentare le condotte degli appartenenti ad una struttura operante sull'asse Italia/Ucraina, dedita al reclutamento e al finanziamento di combattenti da inviare nel teatro di guerra ucraino, al fine di integrare le file dei miliziani russofoni sostenitori dell'indipendenza della regione del Donbass dal governo centrale di Kiev. 

Indagine “Mukhtar”, conclusa nel 2019 con l’arresto del connazionale Giulio Lolli, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione con finalità di terrorismo internazionale e traffico di armi da guerra. L'indagine, scaturita dal fermo, nel maggio 2017, in acque internazionali al largo di Misurata (Libia) dell’imbarcazione MEPHISTO e dal successivo rinvenimento a bordo della stessa di un'ingente quantità di armi, munizioni ed esplosivi, ha consentito di evidenziare come il Lolli da anni stabilitosi in Libia, fosse organico - con funzioni di dirigente e finanziatore – alla compagine islamista Majlis Shum Thuwar Benghazi (MSTB), alla quale le armi erano dirette.

Indagine “Prometeo”, conclusa nel 2019 con l’arresto di tre militanti anarchici ritenuti responsabili dell’invio di ordigni esplosivi ai magistrati Roberto Sparagna e Antonio Rinaudo della Procura della Repubblica di Torino, che stavano sostenendo l’accusa nel processo “Scripta Manent” contro le formazioni anarco-insurrezionalista FAI/FRI e al Dott. Santi Consolo, all'epoca Direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Indagine “Berisha”, conclusa, nel novembre 2019, ha portato al rimpatrio del minore di nazionalità albanese Berisha Alvin, che si trovava nell’orfanotrofio del campo profughi di Al Hol, nord est della Siria, ove era finito dopo la morte della madre, la foreign terrorist fighter Berisha Valbona. Quest’ultima - nei confronti della quale nel 2016 era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere poiché ritenuta responsabile di essersi associata allo Stato Islamico - alla fine del 2014 aveva lasciato l’Italia per recarsi in Siria ed unirsi alle fila della citata organizzazione terroristica. L’operazione è stata svolta in sinergia con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, la Croce Rossa Internazionale e con l’ausilio della ramificazione locale della Mezzaluna.

Indagine “Renata”, conclusa nel 2019 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 7 anarco-insurrezionalisti, indagati per associazione con finalità di terrorismo. L’indagine era stata avviata nel maggio 2018 a seguito del danneggiamento di alcuni mezzi militari provocato da un ordigno incendiario rudimentale. 

Indagine “Al Bidaya”, conclusa nel 2020 con l’arresto di un cittadino italiano convertito all’Islam, gravitante nel milanese, per istigazione a delinquere aggravata dall’uso del mezzo telematico e dalle finalità di terrorismo internazionale. L’attività investigativa ha consentito di documentare l’assiduo impegno del soggetto nella diffusione, attraverso i social media, del credo propugnato dall’autoproclamato “Stato Islamico”, esaltandone le gesta in chiave apologetica e istigando i propri interlocutori a unirsi al jihad globale contro i miscredenti.

Indagine “Match”, conclusa nel 2020 con l’arresto della foreign terrorist fighter Brignoli Alice, allontanatasi dal territorio nazionale nel 2015, unitamente al suo nucleo familiare per raggiungere i territori dello Stato Islamico. La donna è stata localizzata in Siria e rimpatriata unitamente ai quattro figli minori, con l’ausilio determinante dell’FBI statunitense e del comparto Intelligence. Nel 2021, Brignoli Alice è stata condannata, in primo grado, a quattro anni di reclusione per associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico per la sua affiliazione al DAESH.

Indagine “Ivan”, conclusa nel 2021 con l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano. Nel merito, l’attività ha permesso di rilevare il coinvolgimento del soggetto in attività paramilitari nella regione del Donbass (Ucraina orientale), ove ha militato nelle truppe filorusse che, contrapposte all’esercito regolare ucraino, dal 2014 operano per l’indipendenza delle autoproclamate “Repubbliche Popolari” di “Donetsk” e di “Lugansk”.

Indagine “Menzogna”, conclusa nel 2021 con l’esecuzione dell’ordinanza della misura cautelare personale dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria nei confronti di 12 soggetti, indagati per i reati di associazione finalizzata alla propaganda e all’istigazione per motivi di discriminazione etnica e religiosa. Dalle attività svolte è stata rilevata l’esistenza e l’operatività di un gruppo, denominato “Ordine Ario Romano”, stabilmente dedito alla pubblicazione, tramite social network e chat, di scritti, messaggi, video e immagini dal contenuto palesemente razzista e discriminatorio, tra i quali numerose invettive nei confronti di persone di origine ebraica e inneggianti alla negazione della Shoah