Menu
Mostra menu

Dott. Pierluigi Vigna

La criminalità organizzata in agricoltura

Guardando all’esperienza passata di questi ultimi otto anni, nei quali, con l’aiuto dei miei colleghi, ed in particolare dei procuratori aggiunti qui presenti Di Pietro e De Donno, ho diretto la Direzione Nazionale Antimafia, che ha il compito di stimolare le indagini sulla criminalità mafiosa e anche di coordinarle, vedo che la nostra strategia si è mossa contemporaneamente su due piani: un piano globale ed uno locale.
Il piano globale, seguendo le linee della criminalità sempre più transanzionale, ha portato a concludere circa 32 memorandum di cooperazione con procure generali di altri paesi, soprattutto al di fuori dell’Unione Europea, per scambio di informazioni. È  un punto sul quale stamani hanno insistito in molti. È stata addirittura stipulata una convenzione con l’ONU, caso abbastanza unico in considerazione della natura giudiziaria del nostro organo, e patrocinata dal Ministero degli Esteri e da quello della Giustizia, al fine di cercare e quindi scoprire nicchie di criminalità che erano state piuttosto trascurate negli anni precedenti.
Una di queste era per l’appunto la criminalità organizzata in agricoltura che ha portato così alla costituzione nel luglio del 2003, dell’omonimo Servizio diretto dal Procuratore Aggiunto Di Pietro con altri magistrati, quali il dottor Lembo e  il dottor Mandoi. Perché trascurate? Trascurate perché il concetto di sicurezza, anche seguendo le indicazioni dell’UE era stato puntualizzato e visto come sicurezza nelle città e questo enfatizzare la sicurezza nelle città portava a disattivare l’attenzione sulla sicurezza nelle campagne.
Probabilmente ciò deriva dal fatto che i cittadini sono più rumorosi degli agricoltori che sono invece più silenti. La nostra metodologia d’approccio al problema è stata caratterizzata da un’analisi sulla criminalità nell’agricoltura fatta da un Istituto di ricerca che ha riportato quello che, solo in forma anonima, agricoltori vessati dalla criminalità organizzata avevano voluto dire dopo essere stati trasportati a decine di chilometri di distanza dal luogo dove abitavano.
Partendo da questo punto, abbiamo seguito il nostro sistema d’approccio a questi fenomeni. Un altro è stato nel servizio dei pubblici appalti, coinvolgendo e ragionando con le associazioni di categoria, quali Confagricoltura, CIA e Coldiretti e tutte le rappresentanze sindacali con le quali si è cercato di dialogare per avere una visione più completa dei problemi che affliggono l’agricoltura da parte della criminalità organizzata anche di tipo mafioso.
La seconda metodologia è stata quella della sensibilizzazione nella quale abbiamo trovato un interlocutore molto importante e ben disposto, nel Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, On. Alemanno, ma anche nel Comandante dell’Unità Specializzata dei Carabinieri delle Politiche Agricole, così come, anche per quanto riguarda gli incendi, nel Corpo Forestale dello Stato.
Questa campagna di sensibilizzazione è stata fatta da parte dei miei colleghi attraverso plurime riunioni ed in sede di prefettura dove sono convenute le FF.PP unitamente ai Procuratori della Repubblica. Anche loro avevano bisogno, naturalmente, di essere sensibilizzati.
Da tutto questo sono emerse delle attività investigative importanti ed una attività di impulso da parte della Procura Distrettuale Antimafia a talune procure affinché facessero le indagini.
Con questo lavoro, abbiamo inteso ancora una volta dare corpo e vita ad una norma costituzionale. Si tratta dell’articolo 41 della Costituzione, che tutelando la libertà d’iniziativa economica mira ad un’iniziativa economica libera dentro i parametri del rispetto dell’utilità sociale della sicurezza delle persone e della loro dignità.
Essendo la nostra economia, specie nel sud, basata sull’agricoltura, c’era stato rappresentato il pericolo, da noi stessi constatato, che le giovani leve di imprenditori agricoli fossero disincentivati dal proseguire nell’attività della famiglia proprio per la pressione della Criminalità Organizzata con grave danno sulla nostra economia che non mi pare abbia bisogno di aggiungere altri problemi a quelli di cui già soffre.
Sarebbe illusorio pensare che tutto il problema della criminalità si annidi nelle frodi. Tutti abbiamo a cuore il bilancio dell’UE, ma guardando a quanto i miei colleghi hanno raccolto, si va ad esempio dalla nuova truffa del pomodoro, alle imprese agricole fantasma e ai falsi braccianti agricoli con riscossione di contributi previdenziali, al lavoro nero, ai prestiti usurai, per poi finire alla macellazione clandestina della carne e alla distribuzione orientata di latte fresco orientata dalla mafia. In questo ultimo caso, solo determinati gruppi mafiosi gestiscono la distribuzione di certe marche di latte. C’è stata poi un’indagine fatta da un mio collaboratore, il dott. Di Pietro, sul cambio di destinazione dei terreni agricoli. Avvocato Buonfiglio, ho sentito quanto da lei detto prima e mi sono compiaciuto, tanto è vero che abbiamo avuto occasione di conferire con il Ministro sul sistema integrato.
Nel caso del cambio di destinazione d’uso, accade che gruppi criminali acquisiscano alcuni terreni agricoli per poi, con la complicità degli amministratori pubblici, ottenerne la trasformazione in terreni destinati all’edilizia.
Tra i fenomeni criminosi in agricoltura rientrano anche l’anomala lievitazione dei prezzi nel settore dell’approvigionamento dei foraggi ed il furto di macchinari particolarmente cari (diverse decine di milioni di vecchie lire) che vengono scomposti o restituiti solo dopo il pagamento di un prezzo di riscatto. A tal proposito va incoraggiato l’uso del GPS, attraverso un’attività di promozione con le ditte produttrici, perché sia possibile definirne la localizzazione, come avviene per tutte le altre vetture. Non vanno dimenticati anche gli incendi d’azienda con finalità estorsive per il successivo accaparramento dell’impresa e una preoccupante infiltrazione nei mercati ortofrutticoli.
Permane dunque, un grosso lavoro che mi auguro non debba ricadere tutto sul Comando Carabinieri Politiche Agricole. Quello che mi permetto di chiedere a Lei, Generale Curatoli, e al Comandante del Corpo Forestale dello Stato come a tutte le FF.PP. è di sensibilizzare i loro terminali locali. Questo controllo, non deve essere più solo un controllo sulle città perché tutti i cittadini hanno pari dignità, compresi gli agricoltori, senza distinzione di lavoro, di razza, di impresa, di condizioni politiche, economiche o sociali.
Vi ringrazio.


Dott. Pierluigi Vigna Procuratore Nazionale Antimafia