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Dott. Giuseppe Ambrosio

Il sistema agroalimentare europeo tra qualità e tutela del consumatore. Le Autorità in materia di sicurezza alimentare
Grazie Presidente, buon giorno. Innanzitutto vorrei complimentarmi con l’amico Generale Curatoli per avere avuto l’idea,che con molta determinazione ha conseguito, di tenere questo seminario su un tema così importante. Come ricordava il moderatore, il mio intervento, come immagino quello del collega Podger, direttore esecutivo dell’EFSA, è leggermente non in tema rispetto agli altri interventi anche se si tratta di una tematica di grande rilievo, soprattutto per una Paese come l’Italia, in cui sicurezza alimentare è sinonimo di qualità e su questo tema ritornerò di qui a poco. Non tolgo spazio al collega Podger parlando del regolamento 178/2002 che ha previsto, oltre che principi fondamentali in materia di sicurezza alimentare, la creazione dell’EFSA. Mi occuperò di quella che è l’interfaccia italiana dell’EFSA, cioè il Comitato Italiano per la Sicurezza Alimentare. Il regolamento 178 del 2002 prevedeva infatti che gli Stati membri si sarebbero dovuti dotare di un sistema armonico, rispetto al regolamento comunitario, che avrebbe dovuto costituire l’interfaccia con l’autorità europea. Tale comitato è nato da un’idea brillante del nostro Ministro Alemanno, che piuttosto che prevedere l’istituzione di un ulteriore ente, magari appesantendo il già ampio scenario di enti che operano nel settore pubblico, ha previsto semplicemente un comitato che metta in rete l’esperienze e le competenze diffuse in materia di sicurezza alimentare. Il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, è stato istituito a seguito di una intesa scaturita della conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano, il 17 giugno dell’anno scorso. L’idea brillante è stata quella di mettere in rete le varie competenze che riguardavano le Amministrazioni pubbliche. Sono interessati principalmente il Ministero della Salute, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ma anche il Ministero delle Attività Produttive, le Regioni e tutti i centri di ricerca di riferimento di questi Dicasteri e delle Amministrazioni Regionali. Mi riferisco all’Istituto Superiore di Sanità, agli istituti zooprofilatici, al Centro per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura e a tutti i centri di riferimento nonché all’ampio sistema dei controlli del MiPAF rappresentato dal Comando Carabinieri Politiche Agricole, dall’Ispettorato Centrale Repressione Frodi e dal Corpo Forestale dello Stato. Il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare è presieduto, per delega del Ministro della Salute, dal sottosegretario Bursi, mentre io ne sono il vice presidente. Questo organismo costituisce l’interfaccia italiana dell’Autorità Europea, e proprio recentemente, con i colleghi dell’EFSA abbiamo avuto un incontro presso il Ministero della Salute, molto proficuo. Infatti, poi terminerò il mio intervento lanciando una benevola provocazione ma in qualche modo anche uno stimolo a collaborare sempre di più tra Comitato ed EFSA. Il Comitato ha il compito di coordinare la definizione di metodi di valutazione uniformi della valutazione di rischio ambientale, deve promuovere metodi per pianificare dei programmi di monitoraggio e sorveglianza per la sicurezza e il controllo dei prodotti alimentari e verificare la corretta applicazione della normativa in materia di sicurezza alimentare. Accanto al Comitato vi è una consulta scientifica e gruppi di lavoro tecnici che supportano l’azione del comitato. Qui, anche in relazione alle mie competenze di capo dipartimento del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, vorrei spendere qualche considerazione che per il sistema paese Italia è molto importante, e cioè che la sicurezza alimentare, a nostro giudizio, comprende anche il campo complesso delle frodi, su cui credo che interverrà poi il collega Podger. Frode non significa semplicemente garantire al consumatore l’aspetto igienico-sanitario e l’aspetto salutistico dei prodotti, ma per il sistema paese Italia, un sistema fortemente vocato alla qualità in maniera forte e determinata, come ha sostenuto in tutte le sedi il Ministro Alemanno, è un sistema che si caratterizza per un plus che è costituito dalla qualità dei prodotti agroalimentari italiani. Con un pizzico di civetteria possiamo vantare di essere i primi in Europa in quanto a prodotti registrati. Sono 148 i prodotti registrati a livello comunitario e il sistema paese Italia può vantare 3500 prodotti tipici e tradizionali, il che significa che il tessuto italiano è un tessuto economico fatto di cultura, tradizione, che, a partire dalle singole realtà tradizionali, permeano così profondamente il tessuto economico. Questi 3500 prodotti tipici e tradizionali possono costituire la premessa per il riconoscimento ulteriore di prodotti a livello comunitario. Abbiamo fatto una proiezione: ben difficilmente i nostri cugini d’oltralpe, i francesi che fino a qualche tempo fa erano i primi in questa speciale classifica, per i prossimi 5 anni ci supereranno. Infatti, rimarremo i primi per le domande che abbiamo presentato già all’esame della Commissione Europea; le proiezioni ci danno consolidato questo primato.
Il sistema agroalimentare italiano è il più imitato al mondo e relativamente al fenomeno delle frodi, stimiamo in tre, quattro miliardi di euro il danno che derive all’economia italiana dai fenomeni di contraffazione. Contraffazioni che riguardano anche paesi che fanno parte come l’Italia del G8, paesi che sono fortemente evoluti, fortemente avanzati industrialmente, ai primi posti al mondo  che però presentano forme di parmigiano, presunto parmigiano, con la bandiera italiana, prodotti della salumeria, prosciutti piuttosto che altri formaggi con la bandiera italiana. Ciò per denotare l’immagine dell’Italia, perché nell’immagine del consumatore europeo, soprattutto, ma anche consumatore mondiale l’Italia evoca il concetto di ciò che è buono e quindi ciò che può accattivare il gusto del consumatore stesso. Ricordo che drenate i lavori del Codex alimentarium, svoltosi in Nuova Zelanda, abbiamo scongiurato un tentativo goffo e con una pronuncia della Corte di Giustizia europea, che fosse registrato lo standard per il Parminsan, che è la traduzione in inglese, francese o tedesco del nostro parmigiano. In quella occasione, in un supermaco australiano, trovai prodotti con la dizione italian mentre su un formaggio neozelandese trovai la scritta prodotto da Natale Italiano dio Parma. E’ stata fatta una verifica all’anagrafe sull’esistenza di questo personaggio ma senza esito. Anche questo è un goffo tentativo di invogliare la vendita di quel prodotto, il cui produttore, Natale Italiano, era emigrato in Nuova Zelanda per continuare una tradizione di famiglia. Abbiamo così il Cambonzola, che evoca il termine gorgonzola e il Chianti Gallonero registrato negli Stati Uniti e via dicendo. Quindi, per noi sicurezza alimentare significa anche difendere la qualità del sistema agroalimentare europeo rispetto agli altri paesi extracomunitari. Bisogna fare questo sforzo perché questi tentativi vengano vanificati in maniera sempre più profonda, perché non è un danno all’indirizzo del solo sistema agroalimentare italiano, ma è un danno all’intera economia comunitaria e quindi al sistema economico comunitario. Ed è questo il motivo per cui recentemente abbiamo deciso, pur non avendo un interesse diretto nel nostro paese, di scendere in campo davanti a un tribunale nazionale, il Tribunale di Milano, per difendere gli interessi dei produttori di una birra di un paese comunitario per scongiurare quello che a nostro giudizio, sarebbe un tentativo di contraffazione da parte di produttori extracomunitari. A nostro giudizio anche questo significa combattere le frodi in ambito comunitario, quindi evitare che si possano minare le fondamenta del sistema di qualità dell’agricoltura e dell’agroalimentare comunitario che sono sicuramente il più eccellente e il migliore in ambito mondiale.
La questione della sicurezza alimentare e della lotta alle frodi deve riguardare anche tutti quegli altri fenomeni sui quali, a livello comunitario, ci siamo dovuti occupare: la BSE, la diossina, l’influenza aviaria. E’vero che, in alcune connotazioni di carattere puntiforme, gli imprenditori agricoli hanno causato degli impatti per avere usato magari dei mangimi che non andavano usati, ma molto spesso gli agricoltori e gli allevatori, il sistema agroalimentare, ha funzionato come accettore di parte. E’ il caso ad esempio della diossina che recentemente abbiamo registrato in Campania.
Ritorno, avviandomi alla conclusione, dicendo che sicurezza alimentare non attiene semplicemente al dato sanitario di igiene degli alimenti, al fatto che un alimento non fa male, ma deve essere costituito da quel plus, cioè da quella qualità che significa rispetto di disciplinari di tradizioni, che affondano le radici nella cultura e nelle tradizioni di una regione, piuttosto che di un popolo e non a caso, concludo in questo modo, se con l’azione forte del nostro Ministro e dell’intero Governo italiano  e il Presidente del Consiglio nel dicembre del 2003 l’EFSA, vincendo la candidatura di Helsinki, è stata assegnata a Parma e quindi all’Italia, vuol dire che a livello comunitario, dell’UE, è stato riconosciuto almeno a noi italiani piace così pensare che il nostro sistema alimentare  e agroalimentare è un sistema di eccellenza, sicuramente il migliore in Europa e, perché no, lo vogliamo dire, nel mondo. Grazie.

Dott. Giuseppe Ambrosio, Vice Presidente Comitato Italiano per la Sicurezza Alimentare e Capo del Dipartimento per la Qualità dei Prodotti Agroalimentari e dei Servizi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali