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La prima medaglia

Approfondimenti

Luigi Berardi, Domenico Colanieri, Andrea De Angeli e Giuseppe Delle Donne, quattro evasi catturati da Chiaffredo Bergia

«Una volta», ha raccontato qualcuno, «disse ai suoi colleghi: “Sento odore di briganti”. Pensavano che scherzasse: come si fa a riconoscere dall’odore qualcuno che ha conti in sospeso con la giustizia? E – soprattutto – come si fa a sentire l’odore se quello non è a tiro di naso? Sesto senso, si direbbe oggi. Fiuto da segugio. Chiaffredo Bergia era un segugio, ed era anche un uomo fortunato: molte volte, nella sua avventurosa carriera di cacciatore di briganti, si trovò un’arma puntata al petto, oppure riuscì a schivare una gragnuola di pallottole, stando allo scoperto. Ma se la cavò sempre, dando ragione al motto del poeta: “La fortuna aiuta gli audaci”».

Quinto Cenni, Un carabiniere a piedi indica la strada in un bosco dove si sono nascosti i banditi

Quando si conquistò la prima Medaglia d’Argento al Valore, Bergia aveva appena compiuto ventitré anni, ed era stato promosso da poco tempo carabiniere effettivo. 
L’episodio fu raccontato anni dopo da un ufficiale dell’Arma, Giancarlo Grossardi: «Era il mattino del 22 aprile dell’anno 1863 quando tre Carabinieri della Stazione di Scanno, reduci dal villaggio di Prata, rientravano alla propria residenza. Poco cammino avevano percorso, quando voltisi a caso videro un’accolta di 9 individui armati tra cui stavano due guardie campestri inermi; non eravi da dubitare, trattavasi di comitiva brigantesca che bisognava o mostrare di non aver vista, o fuggire. Né l’una cosa né l’altra però conveniva ai bravi militari, che, chiesto consiglio al solo coraggio, audacemente retrocedettero disponendosi all’attacco; ma non ancora eran passati all’offesa che i briganti, guidati dal famigerato capobanda Tamburrino, li prevennero con una scarica micidiale, per la quale uno dei militari (Carabiniere a piedi Crin Degli Innocenti Cosimo) cadde gravemente ferito alla spalla destra. L’attacco perciò divenne allora impossibile, ma la ritirata doveva essere onorevole ed eroica. Sorretto il ferito dal secondo (Carabiniere a piedi Pompili Onofrio) lentamente guadagnava terreno, nell’atto che il terzo proteggeva con fuoco vivissimo e con risolutezza impareggiabile la ritirata di tutti, tenendo in rispetto l’intera banda che, intimorita per tanto ardire, si sentì debole quantunque di tanto superiore in numero. Quel valoroso che solo difese sé ed i compagni, ed assicurò al commilitone ferito un’agonia confortata dalle cure degli amici, fu il Carabiniere Bergia».

Giovanni Brunori, Carabinieri a cavallo (Roma, Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri)

La prima Medaglia di Bronzo fu appuntata sul petto di Bergia quattro anni più tardi. «Il Comando dell’Arma dell’Aquila», racconta il generale Arnaldo Ferrara, «segnala che un gruppo di malfattori si è diretto al Bosco di Chiarino. Superate le difficoltà di un percorso di montagna coperto da neve e ghiaccio, Bergia con un suo dipendente giungono alla cascina Cappelli, dove sorprendono i ricercati raccolti a scaldarsi attorno al fuoco. Il Vicebrigadiere è il primo ad affrontarli, ne afferra uno, se ne fa scudo dai colpi di pugnale e d’arma da fuoco che gli sono diretti rabbiosamente, dando agio ai suoi di assicurarsi gli altri, che vengono condotti a valle in catene». 
Passa appena un anno, e il 17 giugno 1868 il valore di Bergia viene premiato con una seconda Medaglia d’Argento. Una pattuglia comandata da lui è sulle tracce del brigante Antonio Palombieri, uno dei superstiti delle bande che provenivano dallo Stato Pontificio a fare razzie e delitti in territorio abruzzese. Appena rintracciato il malvivente, Bergia lo affronta, malgrado il ricercato, fuggendo, gli esploda contro numerosi colpi di pistola. Sono più precisi i colpi del militare, che raggiungono il brigante alla testa, uccidendolo. Nelle sue tasche viene trovata una lettera diretta a varie bande della zona per mettere in atto un piano generale d’insurrezione.