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I Carabinieri nella Grande Guerra-L’Assalto al Monte Podgora

I CARABINIERI NELLA GRANDE GUERRA

Il Carabiniere Disegno di Achille BeltrameNel maggio 1915, nell’imminenza della Grande Guerra, venne mobilitato il Reggimento Carabinieri; la forza complessiva era di 65 ufficiali e di 2.500 tra sottufficiali e truppa. A questa unità si aggiunsero un Gruppo Squadroni, 257 plotoni e 168 Sezioni, per un totale di 500 ufficiali e quasi 20.000 sottufficiali e carabinieri.

Il Reggimento ed il Gruppo Squadroni costituirono unità d’impiego, mentre le Sezioni ed i Plotoni vennero assegnati, per servizi di polizia militare, al Comando Supremo, all’Intendenza Generale, ai Comandi e alle Intendenze d’Armata ed infine ad ogni Comando di Divisione di Fanteria e Cavalleria. Presso quei reparti i Carabinieri agirono non solo nelle retrovie, ma anche nelle posizioni di prima linea, ai posti di medicazione, agli sbocchi dei camminamenti, nei punti di passaggio obbligato, lungo le strade e le direttrici di marcia delle truppe operanti. I compiti loro assegnati erano: esecuzione dei bandi per i militari e per le popolazioni, recapito di ordini, servizi di sicurezza, polizia giudiziaria per i reati militari e comuni, vigilanza sanitaria, assistenza ai feriti, ordine interno dei centri abitati, sicurezza delle comunicazioni, prevenzione e repressione dello spionaggio.

Carabinieri catturano soldati austriaciI Carabinieri si confermarono all’altezza delle loro tradizioni, distinguendosi nelle battaglie dell’Isonzo, del Carso, del Piave, sul Sabotino, sul San Michele ed in particolare nei combattimenti sulle pendici del Podgora. Durante il conflitto caddero 1.400 Carabinieri; i feriti furono 5.000. A reparti e singoli militari furono conferiti: 1 Croce dell’Ordine Militare d’Italia, 4 Medaglie d’Oro, 304 d’Argento, 831 di Bronzo, 801 Croci di Guerra al Valor Militare, migliaia di encomi solenni.

Il 5 giugno 1920, per il complesso delle operazioni svolte nella I Guerra Mondiale, la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla vittoria delle armi d’Italia”.

Da allora, la data del 5 giugno venne scelta per celebrare l’anniversario della fondazione dell’Arma.


L’ASSALTO AL MONTE PODGORA

Per quanto attiene la partecipazione diretta ai combattimenti, va ricordato l’eroismo del Reggimento sul Monte Podgora, quota 240, le cui gesta del 19 luglio 1915, durante la 2a Battaglia dell’Isonzo, sono rimaste fulgidamente iscritte nella Storia dell’Arma, tanto quanto la carica di Pastrengo del 1848. Se l’epica battaglia della I Guerra d’Indipendenza ha meritato una memoria particolare perché ha sintetizzato la dedizione immutabile dell’Arma che difende nello Stato, ed in chi lo rappresenta, le sue Istituzioni e le sue leggi, l’assalto alla quota 240 del Monte Podgora simboleggia la fedeltà, la saldezza, il coraggio dei Carabinieri che non si fermano neanche davanti all’impossibile pur di portare a compimento l’ordine che è stato loro impartito.

Carabinieri e Fanti sul PodgoraIl Reggimento, posto agli ordini della Brigata “Pistoia”, dopo un giorno di preparazione di artiglieria, il 19 luglio alle ore 11.00 fu inviato all’assalto della quota 240, accolto da un tremendo fuoco avversario; lo slancio e l’ardimento dei Carabinieri non furono attenuati dall’intensità della difesa né dalle gravi perdite, né dal formidabile apprestamento nemico, sistemato in trincee di cemento resistenti al tiro di artiglieria ed in gran parte defilate. I militari dell’Arma rimasero disciplinati ed avanzarono, senza nessuna titubanza e senza il minimo sbandamento.

L'eroica morte del Carabiniere Della GiorgiaSecondo gli ordini, l’assalto doveva essere condotto soltanto alla baionetta, senza l’uso del fuoco: e nemmeno un colpo partì dai fucili dei Carabinieri.

Ma l’ultimo breve tratto sotto le trincee si ergeva ripido e scosceso come una muraglia, difeso da più ordini di reticolati, praticamente insuperabile. Alle ore 15.00, cioè dopo 4 ore, vista l’impossibilità dell’impresa, venne dato l’ordine di cessare l’assalto e di consolidarsi sulle posizioni raggiunte.

Il combattimento costò al Reparto 53 morti e 143 feriti; il Comandante della Brigata “Pistoia” scrisse che i Carabinieri “stettero saldi ed impavidi sotto la tempesta di piombo e di ferro che imperversava da ogni parte”; il Duca d’Aosta, Comandante della 3a Armata, il 10 ottobre 1917, consegnando le decorazioni al Valore ai Carabinieri della sua Armata, così ricordò l’epica giornata: “……deste prova della più grande tenacia, rimanendo saldi ed impavidi sotto la furibonda tempesta nemica di ferro e di fuoco, decimati ma non fiaccati”.