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I Carabinieri Aviatori-La Seconda Guerra Mondiale

I CARABINIERI AVIATORI

Ernesto Cabruna – Uno contro undiciDurante la I Guerra Mondiale non esisteva ancora l’Aeronautica Militare, ed i primi aerei venivano pilotati
da soldati dell’Esercito e della Marina. Tra essi operarono 173 Carabinieri, il più famoso dei quali fu la Medaglia d’Oro al Valor Militare Tenente Ernesto Cabruna, che nel dopoguerra continuerà la sua brillante carriera nelle fila della neonata Aeronautica Militare; Brigadiere all’inizio della guerra, nel 1916 effettuava il suo primo volo e nell’ottobre 1917 abbatteva il primo degli otto aerei nemici che gli saranno accreditati.

Ma l’impresa più famosa rimane quella del 29 marzo 1918 quando, senza esitare, da solo affrontò un convoglio di undici aerei nemici diretti verso il nostro territorio, abbattendone uno e costringendo alla fuga gli altri, azione che gli fece guadagnare la promozione a Sottotenente, la Medaglia d’Argento al V.M. ed una copertina della “Domenica del Corriere” col titolo “Uno contro undici”. Particolarmente numerosi furono i suoi successi durante la Battaglia del Solstizio, avendo abbattuto un aereo nemico nei pressi di Tezze il 15 giugno, il 20 un altro vicino Muzzetta, il 21 un Draken su Ceggia.

Maggiore Cosma ManeraNel 1916 il Maggiore Cosma MANERA intraprese una delle più ardue missioni col compito di ricercare e rimpatriare i prigionieri appartenenti alle Armate austriache che, per essere nativi del Trentino e della Venezia Giulia, erano da recuperarsi come Italiani “Irredenti”.

Un primo salvataggio ne consentì il rientro in Italia di 4.000. La seconda missione, invece, fu resa problematica dalla rivoluzione bolscevica, talché fu impossibile utilizzare l’abituale itinerario; il Maggiore MANERA riuscì però a far convergere nel campo di Kirsanoff (Urali) circa 3.000 uomini; considerata la persistente impossibilità di poter fruire di mezzi di trasporto, il MANERA decise di raggiungere il mare, dominato da forze amiche, quindi condusse i suoi a Vladivostock. Ma i problemi non finirono lì, perché non esistevano navi per trasferire i tre battaglioni, ed iniziò una nuova anabasi per raggiungere l’unica terra amica, la concessione italiana a Tien Tsin, che fu raggiunta all’inizio del 1918. Solo nel 1919 poterono iniziare i rientri.

Per la sua opera feconda ed instancabile, il Maggiore MANERA si ritrovò accreditato il soprannome di “Papà dei Redenti” che lo accompagnerà per tutta la vita.


LA SECONDA GUERRA MONDIALE

L’Arma dei Carabinieri partecipò alle operazioni belliche della Seconda Guerra Mondiale con 37 Battaglioni, di cui uno Paracadutisti, uno Squadrone a cavallo, 19 Compagnie autonome, 410 Sezioni, numerosi Comandi presso le Grandi Unità delle Forze Armate e decine di Nuclei; i Reparti svolsero la loro opera su tutti i fronti, compiendo servizi di polizia militare sia sui campi di battaglia che nelle retrovie e nei territori occupati, servizi speciali, servizi ordinari di polizia giudiziaria, di ordine pubblico, di sicurezza e di assistenza tra le popolazioni civili dei territori nazionali e di quelli occupati, nonché azioni tattiche vere e proprie, a fianco delle altre Armi.

Dipinto di Antonio Bartoli 'I Carabinieri nella battaglia di Culqualber'Dall’inizio delle ostilità all’armistizio caddero circa 1.900 Carabinieri mentre 8.600 furono i feriti; a singoli militari vennero concessi 3 Ordini Militari d’Italia, 17 Medaglie d’Oro al Valor Militare, 285 d’Argento, 597 di Bronzo e 1.084 Croci di Guerra. La Bandiera fu decorata per l’impegno profuso dai Carabinieri in Africa Settentrionale (Medaglia d’Argento per la strenua difesa del bivio di Eluet el Asel operata dal Battaglione Carabinieri Paracadutisti), nella campagna di Russia (Argento) e per gli indomiti combattimenti sostenuti sul fronte greco-albanese dal 3° Battaglione mobilitato. Ma la decorazione più prestigiosa, la Medaglia d’Oro, premiò il coraggio, la fedeltà, il sacrificio del Gruppo mobilitato in Africa Orientale che difese Culqualber (in amarico “passo delle acacie”), località montana (circa mt. 2.300 s.l.m.) sita in prossimità del lago Tana, sulla rotabile che conduce ad Addis Abeba.

Lì venne installato l’omonimo caposaldo che, con altri tre, costituiva l’estrema difesa di Gondar, ultima città in mano italiana in Africa Orientale.A partire dalla fine di ottobre 1941 il caposaldo, che si estendeva per oltre 10 Km da Fercaber (dal pontile sulla sponda Nord orientale del lago Tana) al passo di Culqualber, difeso da circa 2.000 uomini tra i quali 328 Carabinieri (di cui 181 nazionali e 147 zaptiè), fu investito da preponderanti forze britanniche (oltre 20.000 uomini, in gran parte dell’Est Africa) sostenuti da aerei (circa 50), blindati ed artiglieria. Dopo una difesa eroica, alle ore 16.00 del 21 novembre 1941 il presidio cedette. Nel I Gruppo Carabinieri si contarono 80 morti (49 nazionali) e 45 feriti (30 nazionali).