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A questo punto Mussolini capitola, e concede dodici SM (ne giungeranno solo nove) con pagamento pronta-cassa. Gli obiettivi erano: impedire che in Spagna  si instaurasse un governo di sinistra, ancorché moderata, che si sarebbe però saldata con la Francia, da cui l’accentuarsi dell’accerchiamento nel Mediterraneo occidentale; impedire la presa del potere dei comunisti-stalinisti che avrebbero provocato instabilità e influito sulla situazione interna italiana («Oggi in Spagna domani in Italia», proclamerà Carlo Rosselli); evitare che Hitler si avvantaggiasse con la vittoria dei generali rivoltosi.

Infine, perché convinto dalla tesi di Ciano che la guerra sarebbe stata breve. Tanto che l’intervento sarà organizzato e diretto dal Gabus (Gabinetto Ufficio Spagna) presso quel Ministero degli Esteri e non dallo Stato Maggiore.
La guerra durerà tre anni: l’Italia vi impegnerà 72mila uomini, 40 navi, centinaia di aerei e tanti materiali. Oltre quattromila i caduti e undicimila i feriti. Sia pure con riluttanza, anche l’Unione Sovietica interverrà massicciamente: soprattutto per eliminare le milizie anarchiche e troschiste, in una specie di rivoluzione nella rivoluzione (stragi di Barcellona nel maggio 1937).

In contemporanea, Stalin avvia in Russia il “grande terrore”, iniziando le “purghe” della vecchia guardia bolscevica ed eliminando tutti gli oppositori o presunti tali. Il sistema del GuLag funzionerà in Siberia (50 gradi sotto zero) a pieno ritmo.
Metterà il giogo al collo dei partiti comunisti di ogni Paese che da allora saranno docili strumenti della politica estera sovietica. Chi si oppone verrà eliminato, come i dirigenti dei partiti comunisti polacco e tedesco. Molti “fuoriusciti” italiani faranno la stessa fine. Il Pc d’Italia sarà il primo ad “allinearsi” malgrado gli oppositori, che verranno espulsi (Trezzo, Ravazzoli, Tasca, Silone, eccetera).
Infine, l’intervento della Gran Bretagna, che vedeva come il fumo negli occhi la presenza dell’Unione Sovietica alle spalle di Gibilterra, con possibilità di controllo delle rotte dell’Atlantico oltre che del Mediterraneo occidentale, e quella altrettanto minacciosa sui Pirenei (che Blum non aveva valutato). Senza dare nell’occhio, per non eccitare più di tanto la sinistra laburista, si darà da fare per aiutare Franco. Non solo: nel gennaio 1937, stipulerà anche un Accordo con l’Italia “riconoscendone” di fatto l’intervento sino al termine del conflitto. Mussolini, da parte sua, assicurerà che «nulla sarebbe stato mutato». L’Italia, infatti, si svenerà nel carnaio spagnolo, senza nulla ottenere e senza nulla chiedere a Franco se non di evitare le crudeli operazioni di limpieza (pulizia).

Il Fronte finirà in malo modo: al termine delle operazioni il colonnello Casado e il generale Miaja del Fronte-centro (Madrid) faranno un alzamiento contro il governo filosovietico di Negrin. Scontri feroci tra comunisti e insorti, poi la fuga verso la frontiera francese, dove i miliziani e le loro famiglie verranno disarmati e avviati nei campi di concentramento dalla Francia “democratica e antifascista”.

 In conclusione, l’intervento italiano salvaguarderà soprattutto gli interessi di Gran Bretagna e Francia, che si affretteranno a “riconoscere” Franco, ma manterranno verso l’Italia l’atteggiamento ostile.
L’Unione Sovietica si porterà dalla Spagna, come “ricordo”, il tesoro del governo e oltre tremila bambini di cui si perderanno le tracce.

Gli interventi in Spagna saranno quindi per cause geopolitiche e conseguenti alla nota “sindrome”. L’ideologia sarà solo uno dei fattori “di facciata”, tanto per tenere alto il morale dei combattenti delle due parti. La stessa “sindrome” caratterizzerà ancora la politica estera, con conseguenze tragiche per l’Italia.


Approfondimento: Los Carabineros Reales

Le notizie che giungevano dalla vicina sponda iberica non lasciavano indifferente il governo italiano, che decise di intervenire in aiuto dell’esercito spagnolo, capeggiato dal generale Franco. L’appoggio a tale movimento politico-militare si tradusse nell’invio di armi e mezzi dapprima, e poi intervenendo con un corpo di spedizione di volontari (Ctv).
Col contingente italiano partirono 500 carabinieri che costituirono tre Sezioni e una Compagnia, anche questa suddivisa in Sezioni addette alle unità combattenti. Comandava i reparti dell’Arma un colonnello, con titolo di “Ispettore dei servizi di polizia”. Un giornalista francese notò subito la presenza dei carabinieri, affermando: «…et l’insigne bien connu des carabinières transalpins (gli alamari erano il segno inconfondibile che attrasse il giornalista), m’avait déjà révélé la presence des italiens».
«Ci volle non poco», scrisse il colonnello Giuseppe Pièche, «a chiarire agli spagnoli la differenza tra “los carabineros” di Spagna, che erano guardie di dogana, e “los carabineros reales italianos”. Il contegno irreprensibile, serio, sempre cortese dei nostri militari ben presto si fece notare». I carabinieri impiegati in Spagna non superarono mai il numero di cinquecento. Pur seguendo le sorti delle unità italiane, alle quali erano addetti, essi furono utilizzati in pattuglie di motociclisti con la Milizia della Strada e per dirigere la “Guardia civil” in posti fissi, per disciplinare le comunicazioni stradali e, infine, con la Milizia portuale, per regolare il traffico e la vigilanza sui trasporti navali.
L’azione dell’Arma fu encomiabile. Il giornalista Luigi Barzini scrisse a tal proposito: «Quando l’artiglieria batteva un bivio e non si poteva passare, al punto bombardato compariva il carabiniere, calmo, premuroso, imperterrito, a segnalare il pericolo e ad indicare le deviazioni di scampo. Non sempre egli tornava indietro. Capitava che il collega che andava a dargli il cambio lo trovasse al suo posto, ma disteso a terra nel sangue». Si distinsero anche in prima linea nei servizi di collegamenti e di porta ordini.
Polizia militare e assistenza alle popolazioni richiesero attività particolari, specie nei periodi delle grandi battaglie che contraddistinsero la campagna di guerra, come quelle di Malaga, Guadalajara, Santander, Ebro, Levante, Catalogna e Madrid. Nell’intera campagna di guerra vi furono 9 carabinieri morti e 33 feriti. Furono concesse 13 Medaglie d’Argento, 45 di Bronzo, 105 Croci di Guerra al Valor Militare, nonché 43 promozioni per merito di guerra.
Molti caduti italiani sono sepolti a Salamanca nella Tomba-Sacrario a loro dedicata. Altri italiani si batteranno, invece, nelle Brigate internazionali: circa 400 i caduti.

Umberto Rocca